Tra meta-strategie e modalità di coping: due contributi empirici

 

Andrea Laudadio*, Francisco Javier Fiz Perez**

*Università “La Sapienza” di Roma; ** Università Europea di Roma

 

Nell’ambito del coping, il tema sul quale si registra il maggior livello di dibattito e di distanza tra gli autori riguarda gli stili di coping (Skinner, Edge, Altman, Scherwood, 2003). Menaghan (1983), per primo, distinse tra risorse di coping, stili di coping e tendenze comportamentali e – similmente – Compass (1987), nel tentativo di mettere ordine all’interno della complessità del costrutto di coping, opera una distinzione tra risorse, strategie e stili di coping. Gli stili di coping rappresentano la tendenza di una persona ad agire in modo coerente in determinate situazioni e riflettono le modalità di coping preferite dall’individuo coerenti con i valori personali, le credenze e gli obiettivi. Per Frydenberg (2004) gli stili di coping rappresentano modalità di fronteggiamento coerenti con le credenze, i valori e gli obiettivi personali, mentre le strategie di coping, messe in atto dagli individui per affrontare le situazioni stressanti, sarebbero infinite (Frydenberg, 1997; 2004; Zani e Cicognani, 2002). Progressivamente – per questo motivo – si è reso quindi progressivamente più necessario il tentativo di raggruppare le varie strategie di coping in categorie, in base al criterio della similitudine. In letteratura, le varie strategie sono state classificate in base a diversi criteri: il tempo in cui sono attuati i comportamenti, la loro coerenza o variabilità, la funzionalità o la disfunzionalità, l’efficacia (o l’inefficacia) (Zani & Cicognani, 2002). Nel corso dell’intervento saranno presentati due studi entrambi finalizzati a sintetizzare i possibili stili di coping in categorie di ordine più generale:  Il primo ha avuto l’obiettivo di esplorare la possibilità di classificare in categorie di ordine superiore le strategie di coping proposte dalla Frydenberg (2004). Per questo motivo – ricorrendo alla tecnica del card sorting – sono stati coinvolti 190 soggetti con una età compresa tra i 18 e i 57 anni con una età media di 29 anni e 10 mesi (d.s. 9 anni e 10 mesi). I risultati dell’ACM ha evidenziato l’esistenza di tre fattori in grado di spiegare circa il 70% dell’inerzia totale: Cognizione vs Emozione, Invidiale vs. Sociale e Approach vs Avoidance. Il secondo studio è stato finalizzato a verificare la possibilità di classificare – sempre in categorie di ordine superiore – i soggetti sulla base delle risposte fornite ad un questionario di misurazione del coping. L’obiettivo specifico è stato quello di verificare se fosse possibile identificare delle modalità di coping, ovvero delle configurazioni di strategie di ordine superiore basate sulle singole strategie. Per classificare i soggetti  è stata utilizzata una procedura di clustering su base neurale (Ripley, 1994; Pessa, 2004). Nello specifico è stata utilizzata una rete di Kohonen (Kohonen, 1995, 1997), definita anche SON, ovvero Self–Organizing Neural Network per identificare gruppi di soggetti simili per il profilo di coping emerso dallo strumento “Io di fronte alle situazioni”. A questo scopo è stato utilizzato un campione di 3.987 soggetti, di cui il 45,49% maschi e il 54,50% femmine. Inoltre, su un campione ristretto di 186 soggetti di cui il 49,46% maschi e il 50,54% femmine sono stati identificati dei soggetti prototipici (ovvero altamente rappresentativi del gruppo di appartenenza) a cui è stata somministrata una intervista di profondità.