I mattoni della resilienza: micro e macro dimensioni.

 

Laudadio Andrea, Mazzocchetti Lavinia e Mancuso Serena

 

La resilienza è una competenza, risultato del processo ternario: individuo-tempo-contesto che consente, agli individui o a gruppi di individui, di agire sul proprio flusso narrativo, interpretando gli eventi e reinterpretando la propria storia, attraverso una trasfigurazione del proprio Sé. Pur nel rispetto dell’ampiezza di definizioni tecniche e specifiche del concetto di resilienza, essa può essere definita come la capacità di agire sul proprio Sé o sul proprio ambiente per produrre un adattamento migliorativo. Essere resiliente significa saper vivere da protagonista la propria vita, riducendo la dipendenza dal proprio contesto. I soggetti resilienti sanno e possono essere discontinui rispetto al proprio passato e proprio per questo li guardiamo con ammirazione: essi si autodeterminano! (Laudadio, 2011)

Nonostante il crescente interesse della psicologia verso il tema della resilienza sono ancora molti gli spazi ancora poco esplorati relativi a questo costrutto.

Non è ancora del tutto chiaro se la resilienza sia più assimilabile ad un processo o – piuttosto – ad un tratto stabile. Nel primo caso la resilienza si colloca nell’interazione tra i fattori di rischio e di protezione (cfr. Fergus e Zimmerman, 2005), nel secondo – non meno dinamicamente – all’incrocio tra individuo e ambiente e – secondo alcuni autori – sarebbe più opportuno parlare, in questo caso, di Ego-resilienza (cfr. Block e Block, 1996).

Sembrerebbe che in letteratura – rispetto al tema della resilienza – l’accordo tra gli autori si limiti ad una generale definizione (anche prospettica) del costrutto, mentre è molto basso l’accordo in relazione agli aspetti operativi.

Similmente, non c’è ampio accordo in letteratura circa le dimensioni o le caratteristiche dell’individuo resiliente. Per Wolin e Wolin (1993) le caratteristiche di un individuo resiliente sono: intuizione, indipendenza, creatività, umorismo, iniziativa, relazioni sociali e orientamento morale. Per Richardson (2002) è possibile ricondurre la resilienza a cinque caratteristiche: spontaneità, etica, intuito e nobiltà d’animo. Senza contare gli studi che hanno correlato la resilienza con altri costrutti, come, ad esempio: gratitudine (Emmons & Crumpler, 2000), umiltà (Tangney, 2000), equilibrio (Baltes e Staudinger, 2000), padronanza (Lubinski & Benbow, 2000), creatività (Simonton, 2000).

Questo quadro eterogeneo si riflette anche nell’ampiezza e diversità di dimensioni che costituiscono gli strumenti per la misurazione della resilienza (cfr. Laudadio, Colasante, D’Alessio, 2010).

All’interno dell’intervento saranno presentati i principali risultati di una serie di studi – realizzati con metodologie e campioni diversi – finalizzati ad identificare le dimensioni costitutive della resilienza.

I risultati degli studi sembrerebbero suggerire la possibilità di interpretare la resilienza come “atteggiamento resiliente” (emozioni, cognizioni e conazioni resilienti).