Quanto la transizione è stabile e duratura: i NEET. Colpa dell’attesa dell’eredità genitoriale?

Andrea Laudadio

I NEET sono una sorta di nuova generazione – secondo l’International Labour Organization – sono i giovani inattivi o disoccupati, che non frequentano alcun corso di istruzione o formazione (formale, non formale o informale). Imprigionati stabilmente in una fase di transizione. Secondo i dati dell’Eurostat, nel 2011 in Europa 14 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni sono esclusi dal mondo del lavoro e dell’istruzione. Se nel 2008 i NEET erano l’11% tra i 15 e i 24 anni e il 17% tra i 25 e i 29 anni, nel 2011 la cifra è salita rispettivamente a 13% e 20%. L’inattività giovanile in Europa pesa sull’intero sistema economico soprattutto in termini di mancata produzione di ricchezza: la perdita stimata è dell’1,21% del PIL di tutta l’Unione Europea! I NEET costano all’Unione Europea circa 153 miliardi di Euro l’anno (Eurofound, 2012). In Italia circa il 19,2% dei giovani tra i i 15 e i 29 anni si trova nella condizione di NEET (1 su 5; 1 su 3 in Campania e Sicilia e 1 su 10 in TAA). Nei Paesi Bassi sono il 5,1%, in Danimarca il 6,0%, in Germania l’11,6%, nel Regno Unito il 14,0% e in Francia il 12,3%. Anche all’interno dei PIIGS il valore italiano resta il più alto (Portogallo 12,2%, Irlanda 12,8%, Grecia 16,2% e Spagna 16,9%). Luca Ricolfi (2011) ha fornito una spiegazione sociologica del fenomeno, ponendo in relazione diretta il numero di NEET con “l’eredità attesa dei giovani”. In alcuni paesi il giovane medio non può contare sul patrimonio accumulato, perché la ricchezza familiare (in rapporto al reddito) è bassa (Finlandia e Danimarca) o perché essendo alta la natalità (Francia) il patrimonio è suddiviso su un numero alto di eredi o per entrambi i motivi (Irlanda). Di contro, in altri paesi i figli possono contare su una condizione patrimoniale rilevante (Regno Unito), dovuta alla scarsa natalità (Spagna) oppure – come abbiamo visto in precedenza -ad entrambi i fattori, e questo è il caso del nostro paese: primo nella graduatoria del patrimonio familiare e ultimo in quella della natalità. In ambito psicologico gli studi sui NEET hanno tentato di identificare i fattori di rischio (individuali e familiari). I diversi studi presenti forniscono modelli molto diversi tra loro che risentono della cornice culturale del paese di provenienza.

Il presente studio ha provato a falsificare – a livello individuale – il modello proposto da Ricolfi. Sono stati comparati tre gruppi di 30 giovani ciascuno, bilanciati per sesso, età e titolo di studio. Il primo gruppo definibile come NEET il secondo composto da studenti e il terzo da lavoratori. L’ipotesi era che l’eredità attesa fosse significativamente maggiore nel gruppo NEET. Anche se con alcuni limiti metodologici legati alla difficoltà di operazionalizzare le variabili implicate, l’analisi dei dati (ANOVA) non sembrerebbe confermare l’estendibilità a livello individuale del modello sociologico, sembrerebbe possibile che esso resti valido per categorie specifiche di soggetti.