Viaggio attraverso la Spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola e la Psicologia Positiva

 

Serena Mancuso – Università Europea di Roma;

serenamancuso@hotmail.it

Andrea Laudadio – Eulab Consulting;

andrea@laudadio.it

Luca Gallizia LC – Università Europea di Roma;

lmgallizia@legionaries.org

 

Lo sviluppo della Psicologia Positiva (PP) ha prodotto un profondo rinnovamento nei temi e nei paradigmi di ricerca psicologica: con essa si affianca ad una psicologia concentrata prevalentemente sui disturbi e sulla malattia, una psicologia focalizzata sull’ottimizzazione delle risorse e potenzialità personali. Secondo alcuni autori (Zagano e Gillespie, 2006) la PP ha «preso in prestito» alcune terminologie e metodologie dalla spiritualità cristiana, in particolare da quanto sviluppato da Sant’Ignazio di Loyola. Da un’analisi più di dettaglio è possibile distinguere due terreni di vicinanza tra la PP e la Spiritualità Ignaziana, la prima relativa alle «tecniche» proposte e adottate, la seconda alle «dimensioni» d’interesse. La PP propone come metodo di intervento il ricorso ad esercizi guidati, attraverso i quali atteggiamenti ed emozioni positive possono essere sviluppate e accresciute. L’uso di esercizi guidati ricorda molto, come schema e come logica sottesa, gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio: il concetto stesso di esercizio, inteso come attività intenzionale, implicante sforzo, impegno, volti a coltivare cognizioni, affetti e comportamenti positivi è accostabile a quanto promosso dalla pedagogia dei gesuiti, così come l’attenzione e l’interesse verso le tematiche della gratitudine, del perdono e del conseguimento delle virtù. Pur tenendo a mente le differenze di obiettivi e di matrice valoriale di riferimento tra i due approcci, l’esistenza di numerose vicinanze consente di identificare e comprendere alcune profonde radici da cui ha avuto origine la PP e di rintracciare nella Spiritualità Ignaziana degli importanti fondamenti di riferimento.

 

Parole chiave: Psicologia Positiva, Spiritualità Ignaziana, Esercizi, Virtù

 

  1. Introduzione

L’idea di presentare un lavoro di analisi delle prossimità esistenti tra la Psicologia Positiva (di seguito: PP) e la Spiritualità Ignaziana è nata dall’interesse in noi suscitato dal contributo del 2006 di due autori, Phyllis Zagano e Kevin C. Gillespie, che hanno proposto una riflessione sulla straordinaria attualità degli Esercizi Spirituali Ignaziani, che per la loro saggezza, anche a distanza di oltre 450 anni, continuano a rappresentare un eccellente strumento di accompagnamento e guida nella ricerca della propria vocazione. In quest’ottica, i due autori hanno individuato in alcune caratteristiche della Spiritualità Ignaziana una rilevante fonte di ispirazione per lo sviluppo della PP, un nuovo campo della psicologia sviluppatosi negli ultimi 15 anni, che ha prodotto un profondo rinnovamento nei temi e nei paradigmi di ricerca psicologica. Nel lavoro di Zagano e Gillespie sono state individuate ed esplorate le aree di sovrapposizione tra i due paradigmi, partendo dalla terminologia, soffermandosi poi su alcune delle principali pratiche utilizzate, confrontandole in termini di finalità perseguite e di struttura tecnica.

In quanto operatori che si occupano di PP, abbiamo trovato il lavoro appena citato estremamente illuminante in quanto, a nostro avviso, consente di identificare e comprendere alcune profonde radici da cui ha avuto origine la PP. Sulla scia di tale entusiasmo, abbiamo intrapreso un lavoro di prosecuzione dell’analisi condotta da Zagano e Gillespie, in continuità con quanto già da loro presentato, ma soffermandoci in maniera più approfondita e dettagliata su alcuni elementi di rilievo. In altre parole, quanto espresso dai due studiosi ha rappresentato il nostro punto di partenza, la base da cui abbiamo intrapreso il nostro «viaggio» attraverso la Spiritualità Ignaziana per rintracciare in essa alcuni fondamenti utili a comprendere aspetti centrali della PP. La nostra attenzione si è concentrata su alcuni punti focali puramente tecnici che, nella precedente analisi, erano stati soltanto accennati, oppure abbiamo inteso aggiungere nuovi elementi di vicinanza, non emersi dal precedente lavoro. Il nostro obiettivo è stato fornire un valore aggiunto rispetto al lavoro di riferimento, utile per chi si occupa di Psicologia Positiva o ad essa è interessato: l’ottica in cui ci poniamo è ipotizzare e rintracciare influenze rispetto alle «tecniche» e alle «dimensioni» d’interesse nella PP da parte della Spiritualità Ignaziana, per approfondire la conoscenza e la comprensione della prima attraverso lo studio della seconda. Nella presente analisi pertanto abbiamo seguito la traccia lasciata da Zagano e Gillespie, ma abbiamo deciso di esaminare più da vicino solo alcuni dei tanti spunti forniti dagli autori, dei quali potevamo aggiungere informazioni tecniche degne di interesse.

 

  1. La Psicologia Positiva: assunti di base

Secondo uno dei suoi due padri fondatori, Martin E.P. Seligman, il movimento della PP ha tre pilastri: lo studio delle emozioni positive; lo studio delle caratteristiche positive, in particolare virtù personali e punti di forza e, in terzo luogo, lo studio di istituzioni positive, come la democrazia, famiglie forti e libera inchiesta pubblica (Seligman, 2002). Lo studio dei punti di forza e delle virtù umane, secondo Seligman e Csikszentmihalyi (2000), consentirà di comprendere ciò che rende la vita degna di essere vissuta e – più specificamente – i processi che contribuiscono al funzionamento ottimale delle persone, dei gruppi e delle istituzioni (Gable e Haidt, 2005; Laudadio et al., 2013). A livello di individuo, la PP promuove lo sviluppo delle caratteristiche individuali positive connesse con la capacità di provare gioia e felicità, come, ad esempio: il coraggio, la gratitudine, l’ottimismo, la speranza, la perseveranza, il perdono e la saggezza. Ad un livello sociale, la PP si interessa alle virtù civiche e al miglioramento del senso di cittadinanza e di appartenenza, come: la responsabilità, l’altruismo, la civiltà etica, la moderazione e la tolleranza (Gillham e Seligman, 1999). La PP ha come nucleo centrale il processo di cambiamento in atto all’interno della psicologia, ossia lo spostamento del focus dalla malattia alle risorse degli individui, dal dolore alla felicità, dai limiti alle opportunità. La PP non si pone come antitetica alla psicologia clinica o alla psicopatologia ma – integrandole con la sua presenza – consente alla psicologia (nel suo complesso) di riequilibrare il proprio campo di azione, dedicandosi, oltre che alla malattia, anche a rendere la vita degli individui migliore e a sviluppare le risorse e i talenti individuali.

Così Seligman e Csikszentmihalyi introducono gli assunti di base della PP:

 

una scienza che si interessa all’esperienza soggettiva positiva, ai tratti individuali positivi  e alle istituzioni positive, che promette di migliorare la qualità della vita e di prevenire le patologie che si sviluppano quando la vita è priva di significato e desolata. Il focus esclusivo sulla patologia che ha dominato tanto all’interno della nostra disciplina porta come risultato a un modello di essere umano carente di caratteristiche positive in grado di rendere la vita meritevole di essere vissuta. La speranza, la saggezza, la creatività, la prospettiva futura, il coraggio, la spiritualità, il senso di responsabilità o la perseveranza sono trascurate o spiegate soltanto come trasformazioni di impulsi negativi più autentici (Seligman e Csikszentmihalyi, 2000, pag. 6).

 

È possibile individuare alcune prossimità e somiglianze tra l’approccio della PP e la spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola, che fanno ipotizzare una certa ispirazione da parte della seconda nell’origine della prima, sia rispetto alla visione dell’uomo e delle sue caratteristiche, sia rispetto alle strategie e alle pratiche adottate.

 

  1. Psicologia Positiva e Spiritualità Ignaziana

Come sostengono Zagano e Gillespie (2006), la PP ha «preso in prestito» una parte della sua terminologia dalla spiritualità cristiana, in particolare da quanto sviluppato da Sant’Ignazio. La PP propone, come metodo di innalzamento del livello di felicità degli individui, il ricorso ad esercizi guidati, attraverso i quali atteggiamenti ed emozioni positive possono essere sviluppate e accresciute. L’uso di esercizi guidati ricorda molto, come schema e come logica sottesa, gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio, da lui stesso definiti come «qualsiasi modo di esaminare la coscienza, di meditare, di contemplare, di pregare vocalmente e mentalmente» (Esercizi Spirituali: n° 1) e che si fanno usando «gli atti dell’intelletto e della volontà, ragionando e destando gli affetti» (Esercizi Spirituali: n° 3).

Altro parallelo terminologico è identificabile nella classificazione delle forze e risorse caratteriali proposta da Peterson e Seligman nell’opera Character Strengths and Virtues (Peterson e Seligman, 2004), in cui gli autori utilizzano il termine «virtù». Nel corso della storia della psicologia molti sforzi sono stati dedicati alla comprensione della malattia mentale, confluiti poi in manuali diagnostici di grande utilità tra i professionisti del settore. In questo contesto emerge l’interesse dei due autori nel redigere un manuale complementare per quanto riguarda gli aspetti positivi dell’uomo, i costituenti del «buon carattere», quelli che permettono un adeguato funzionamento socio-lavorativo accompagnato da un benessere significativo. Essi hanno rivisitato il concetto di carattere in un’accezione «plurale», definibile da separate virtù a loro volta suddivise in specifici punti di forza (ibidem). Le ventiquattro forze del carattere identificate sono state raggruppate in sei «virtù nucleari» o «High Six», categorie di virtù gerarchicamente superiori includenti sottocategorie di specifici punti di forza caratteriali. Le virtù nucleari sono: 1) Saggezza e Conoscenza; 2) Coraggio; 3) Umanità, 4) Giustizia; 5) Temperanza; 6) Trascendenza. L’uso della virtù ci rimanda al pensiero cristiano, secondo il quale la virtù è «una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete». (Catechismo Chiesa Cattolica, 1803). Non sfugge che le virtù nucleari riferite dalla PP corrispondono in parte alle Virtù Cardinali (Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza) e in parte alle Virtù Teologali (Fede, Speranza e Carità). È importante specificare che la sovrapposizione a cui facciamo riferimento è, nella maggior parte dei casi, puramente terminologica, non facendo riferimento ai significati e ai contenuti veicolati che in alcuni casi possono divergere, avere connotazioni differenti e non essere radicati nella stessa cornice di credenza.

L’idea di virtù proposta nel modello di Peterson e Seligman è riferibile a qualità acquisibili, sviluppabili e oggetto d’apprendimento: le virtù presentate sono intese come insiemi di risorse dinamiche da mobilitare e di atteggiamenti che possono essere promossi. Negli Esercizi Ignaziani viene più volte fatto riferimento al continuo percorso che l’uomo intraprende per allontanarsi dai propri difetti e acquisire le virtù. Sono continui i riferimenti a «offrirsi senza riserve alla fatica» (Esercizi Spirituali: n° 96), a imparare a vincere se stessi prendendo di mira le virtù per conseguirle.

 

Tabella 1

Il modello del «Character Strengths and Virtues» di Peterson e Seligman

Virtù nucleare Punti di forza o potenzialità
Saggezza e Conoscenza Creatività/Originalità/Ingegnosità.

Curiosità/Interesse per il mondo/Apertura all’esperienza.

Apertura mentale/Discernimento/Capacità critiche

Amore per l’apprendimento.

Lungimiranza/Saggezza.

Coraggio Valore e Audacia

Perseveranza/industriosità/diligenza

Integrità/autenticità/onestà

Vitalità/Entusiasmo/Vigore

Umanità Capacità di amare e di lasciarsi amare.

Gentilezza/Generosità/Sostegno/Solidarietà/Compassione.

Intelligenza sociale/Intelligenza personale/Intelligenza emotiva.

Giustizia Senso civico/Responsabilità sociale/Capacità di lavorare in gruppo/Lealtà.

Imparzialità e correttezza.

Leadership

Temperanza Capacità di perdonare e misericordia.

Umiltà e Modestia.

Prudenza.

Autocontrollo.

Trascendenza Capacità di apprezzare bellezza ed eccellenza.

Gratitudine.

Speranza/Ottimismo/Capacità di proiettarsi verso il futuro.

Allegria e Humor.

Spiritualità/Avere uno scopo/Fede/Religiosità.

 

Da un’analisi più di dettaglio è possibile distinguere due terreni di vicinanza tra la PP e la Spiritualità Ignaziana, la prima relativa alle «tecniche» proposte e adottate, la seconda alle «dimensioni» d’interesse.

 

  • Tecniche

La prima riflessione sulle tecniche riguarda il concetto di «esercizio» alla base degli interventi di PP e la sua vicinanza con come è inteso e utilizzato da Sant’Ignazio. Secondo la PP un esercizio è qualsiasi attività intenzionale, implicante una sforzo, un impegno, volta a coltivare cognizioni, affetti e comportamenti positivi. Sant’Ignazio afferma che gli esercizi spirituali sono «qualsiasi modo di esaminare la coscienza, di meditare, di contemplare, di pregare vocalmente e mentalmente» (Esercizi Spirituali: n° 1) che si fanno usando «gli atti dell’intelletto, ragionando e della volontà, destando gli affetti» (Esercizi Spirituali: n° 3). Egli continua poi dicendo che «non le cose dette a noi dal predicatore, ma quelle che noi stessi riusciamo a trovare e scoprire (che l’esercitante scopre) […] nel discorrere e ragionare da se stesso, saziano e soddisfano l’anima, giacché non è l’abbondante sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma nel gustare e sentire le cose internamente» (ibidem). Ritroviamo in entrambi i casi l’accento sulla volontà, sulla presenza di un pensiero e di una riflessione, l’attenzione al proprio mondo interiore, a quello che accade soprattutto in termini di emotività sviluppata. L’obiettivo degli esercizi spirituali è insegnare ad esercitarsi, insegnando ad esaminarsi, a meditare, a contemplare, sviluppare una vera e propria competenza e capacità di esaminarsi interiormente. Sant’Ignazio propone il metodo dell’esercizio continuo per acquisire delle abitudini volte ad accompagnare il cammino spirituale della persona. Anche negli interventi di psicologia positiva largo spazio è dedicato all’idea che solo attraverso l’esercizio continuo, la pratica costante, sia possibile acquisire, anche in questo caso, delle competenze per il benessere, come ad es. imparare a focalizzarsi sugli aspetti positivi di un evento o a pensare in modo più ottimistico. La PP propone, per ciascuna dimensione d’interesse, degli specifici esercizi da praticare o quotidianamente o settimanalmente, che accompagnano l’individuo nel proprio percorso di incremento della felicità.

Altro punto di incontro, sempre rispetto all’uso degli esercizi, riguarda il peso considerevole dato alla pratica di essi costante e continua nella vita dell’individuo. Negli interventi di PP gli individui sono guidati a svolgere esercizi quotidianamente o settimanalmente, per dei tempi di almeno 6-8 settimane, variabili a seconda del lavoro proposto e del protocollo d’intervento. Facciamo un esempio per chiarire meglio quanto espresso: una delle pratiche di PP più diffuse è l’esercizio delle «tre benedizioni» in cui alle persone è richiesto di scrivere quotidianamente, ogni sera, tre cose che sono andate bene nel corso della giornata trascorsa e di annotare perché siano andate bene. L’esercizio ha l’obiettivo di promuovere atteggiamenti di gratitudine, attraverso i quali si ipotizza possa essere accresciuto il benessere soggettivo. Secondo gli studiosi di PP tali interventi iniziano a mostrare la propria efficacia, in termini di innalzamento dei livelli di benessere e felicità negli individui, dopo un minimo di otto settimane di pratica (Emmons e McCullough, 2003; Lyubomirsky, Sheldon e Schkade, 2005; Seligman et al., 2005; Lyubomirskyet al., 2011). Grande attenzione è pertanto prestata alla tempistica che accompagna l’esercizio, insieme all’impegno e allo sforzo messi in atto. Pur essendo completamente differenti gli obiettivi e le motivazioni che guidano un uomo a intraprendere gli esercizi spirituali, l’attenzione alla tempistica e alla costanza dell’impegno possono essere ritrovati anche in essi. Pensiamo ad esempio all’Esame di Coscienza di Sant’Ignazio, che oltre a mostrare ampie somiglianze di contenuti con l’esercizio appena proposto (sul contenuto ci soffermeremo più nel dettaglio nel paragrafo successivo), si contraddistingue come pratica quotidiana, da svolgersi in un tempo specifico della giornata (Esercizi Spirituali: n° 43).

Un’ulteriore considerazione riguarda il richiamo che è possibile osservare, all’interno degli esercizi spirituali, al ricorso ad alcune tecniche psicologiche ampiamente adoperate in alcuni interventi di PP: le tecniche immaginative e di visualizzazione. Le tecniche immaginative sono un valido supporto negli interventi di PP. Si lavora con immagini mentali per arrivare ad utilizzare delle risorse psicologiche che sono state messe da parte, per entrare in contatto con le proprie emozioni e aprire la mente a nuove immagini di sé. Attraverso le immagini si possono recuperare stati d’animo collegati a memorie del proprio passato, per poter ristrutturare e rielaborare situazioni traumatiche controproducenti per il benessere della persona. Tali tecniche consistono in semplici esercizi che richiedono uno sforzo limitato e che coinvolgono soprattutto il pensiero e l’immaginazione. L’immaginazione è una preziosa funzione psichica e un efficacissimo strumento di dialogo ed interazione con il proprio mondo interiore, può essere utile per affrontare il dolore o altri problemi attraverso la rappresentazione degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Un esempio di utilizzo dell’immaginazione nella PP è l’esercitazione «Best possible selves» di King (2001), utilizzata per promuovere negli individui il pensiero ottimistico, in cui è richiesto di immaginare e scrivere, per 15 minuti a settimana, di un sé futuro coerente con il proprio ideale, in diversi ambiti di vita (accademico, sociale, professionale…). Tale attività promuove lo sviluppo di nuove visioni di sé, l’integrazione tra il sé reale e il sé ideale, favorendo l’esplorazione e la scoperta di possibilità molteplici e di risorse da mettere in campo. Negli esercizi spirituali il richiamo all’immaginazione è frequente. Ad esempio nel primo esercizio, parlando della contemplazione Sant’Ignazio afferma: «nella contemplazione o meditazione di una realtà sensibile, come è contemplare Cristo nostro Signore che è visibile, la composizione consisterà nel vedere con l’immaginazione il luogo materiale dove si trova quello che voglio contemplare: per luogo materiale si intende, ad esempio, il tempio o un monte dove si trova Gesù Cristo o nostra Signora, secondo quello che voglio contemplare» (Esercizi Spirituali: n° 1), e nel corso degli esercizi spirituali più volte Sant’Ignazio fa riferimento a visualizzare con la propria immaginazione dei luoghi specifici, come «vedere con l’immaginazione le sinagoghe, le città e i paesi attraverso i quali Cristo nostro Signore predicava» o «la strada da Nazareth a Betlemme, considerando quanto è lunga e larga, e se corre in pianura o per valli o per alture; così pure vedere la grotta della natività, osservando se è grande o piccola, bassa o alta, e che cosa contiene» (ibidem).

L’immaginazione, negli Esercizi di Sant’Ignazio, è applicata non solo a passaggi della S. Scrittura ma anche a ricostruzioni libere e improntante alle usanze e sensibilità medievali del suo tempo, che hanno lo scopo di favorire nell’esercitante un determinato atteggiamento interiore. Un tipico esempio è rappresentato dalla «meditazione delle due bandiere» nella quale Sant’Ignazio si serve dello schema tradizionale delle due città (Babilonia e Gerusalemme), ognuna delle quali ha il proprio re: Babilonia, Satana; Gerusalemme, Cristo ˗ e dello sforzo che compie Satana per sedurre mediante i suoi accoliti i cittadini di Gerusalemme ed attirarli a Babilonia. La «composizione vedendo il luogo» è fatta secondo la coreografia medievale delle due «città» e dei due «re». «Qui sarà vedere un grande campo nella regione di Gerusalemme, dove Cristo nostro Signore è il capo supremo (el sumo capitán general) dei buoni; e un altro campo nella regione di Babilonia, dove Lucifero è il caudillo (capo, nel senso dispregiativo di “capobanda”) dei nemici (i demoni)» (Esercizi Spirituali: n°138).

Tale esercizio di immaginazione tende a rafforzare nell’esercitante la decisione interiore di aderire pienamente alla volontà di Dio, obiettivo ultimo degli esercizi spirituali nel loro complesso. Per Sant’Ignazio è importante servirsi dell’immaginazione, della propria facoltà di immaginare, per rappresentarci al vivo i contenuti della fede su cui dobbiamo esercitarci, per farli uscire dall’astrattezza dei concetti e per portarli nel concreto delle realtà vissute e perché, attraverso l’immaginazione, tutte le altre facoltà della persona siano chiamate in causa per portare la persona nel suo complesso verso la santità, intesa come imitazione di Cristo.

Un ultimo parallelo riguarda l’uso dell’esperienza corporea come mezzo per promuovere apprendimento e cambiamento. Il modello d’azione proposto da Ignazio di Loyola assume una forma di «spiritualità esperienziale», per la costante combinazione di esperienza, riflessione, preghiera, tipica degli esercizi ignaziani (Nolan, 2005). In diversi passaggi Sant’Ignazio si dimostra attento all’importanza del «fare» sottolineando quanto il «fare fisicamente» sia più determinante del sentire le cose soltanto psichicamente. Ad es. nella prima addizione dell’esercizio n.°27 egli afferma «ogni volta che si cade in quel peccato particolare o in quel difetto, si porti la mano al petto dolendosi di essere caduti; questo gesto si può fare anche in presenza di molti, senza che se ne accorgano» (Esercizi Spirituali: n°27). Egli rimanda all’importanza di rendere fisicamente agibile ciò che è solo psichicamente voluto, in quanto ciò che è fisico diviene reale, mentre ciò che è soltanto psichico, resta fatto e disfatto dentro di noi, senza confronti e senza rapporti alla realtà.

Lo stesso presupposto si riscontra in alcuni interventi di PP, come ad es. in quelli volti ad accompagnare gli individui nel lungo e doloroso percorso per perdonare un torto subito. Nel modello proposto da Everett Worthington (su cui ci soffermeremo più dettagliatamente nel paragrafo successivo) una delle ultime fasi di lavoro è interamente dedicata a impegnarsi pubblicamente a perdonare, per rendere permanente il perdono concesso. Ciò è reso possibile da alcune azioni che implicano il coinvolgere il più possibile il corpo e l’ambiente circostante in tale atto, in modo da confermare anche simbolicamente l’impegno preso. Questo passaggio aiuta a rendere concreto e reale il frutto di un lavoro psichico, appunto il perdonare (Worthington, 2003).

 

  • Dimensioni

Dopo aver analizzato l’approccio della PP da un punto di vista tecnico e quanto in essa è rintracciabile e avvicinabile all’approccio della spiritualità Ignaziana, ci soffermiamo sui contenuti e sulle dimensioni di lavoro proposte, anch’esse molto prossime in diversi casi.

Una prima riflessione riguarda il tema della «gratitudine» che nella PP occupa una posizione centrale. Dal latino gratia, che significa grazia ricevuta, indica la consapevolezza personale per le cose positive capitate, senza darle per scontate ed esprimendo meraviglia e riconoscenza. Può essere indirizzata verso fonti umane, come verso fonti impersonali e non umane: Dio, la natura, gli animali. Si sperimenta gratitudine quando si riceve qualcosa di positivo o quando qualcuno fa qualcosa di gentile e utile per noi. Emmons definisce la gratitudine come «una sensazione di ringraziamento e di gioia in risposta all’aver ricevuto un dono, sia che il dono dia un beneficio tangibile, sia che si tratti di un momento di calma e beatitudine suscitato dalle bellezze naturali» (Emmons, 2004, pag.5). Wood, Froh e Geraghty (2010) hanno fornito una definizione più ampia di gratitudine rispetto alla precedente letteratura, in cui era identificata come un’emozione positiva conseguente all’aiuto, percepito come importante e altruistico, da parte di altre persone (McCullough et al., 2001). La nuova prospettiva intende la gratitudine come caratterizzata dalla generale attenzione e apprezzamento degli aspetti positivi della vita. La concezione di gratitudine come orientamento di vita, volta all’apprezzamento e all’attenzione nei riguardi di ciò che è positivo nel mondo, è collegata al concetto di benessere. All’interno degli interventi di PP esistono differenti metodologie volte a incrementare il livello di gratitudine nelle persone, suddivisibili in due categorie:

  • liste da comporre quotidianamente circa gli aspetti che il soggetto ritiene essere degni di gratitudine;
  • espressioni di gratitudine mediante il comportamento.

Nessi di causalità tra gratitudine e benessere sono stati provati da diversi studi: ad es. in due studi longitudinali di Wood, Maltby, Gillett, Linley e Joseph (2008), svolti su un campione di studenti al primo anno di università, la gratitudine è stata valutata all’inizio del loro percorso e alla fine del primo trimestre di studi. Gli studenti che provavano maggiore gratitudine risultavano meno stressati, meno depressi e percepivano un maggiore supporto sociale. Il lavoro sulla gratitudine rappresenta una delle basi della PP, per la sua straordinaria efficacia nell’aumentare i livelli di felicità degli individui, nel promuovere relazioni sociali più soddisfacenti, nel diminuire i livelli di depressione e nel consentire agli individui di apprendere, in qualche modo, una nuova modalità di espressione degli affetti e delle emozioni più intensa, in grado di promuovere cambiamenti sostanziali di vita (Boehm, Lyubomirsky e Sheldon, 2011; Lyubomirsky et al., 2011; Seligman et al., 2005).

Il tema della gratitudine è di grande rilievo nella Spiritualità Ignaziana. Potremmo dire anzi che tale accento alla gratitudine è una caratteristica di tutta la spiritualità cristiana. Lo stesso concetto di «confessione», per fare solo un esempio, prima ancora di applicarsi al peccato, nella tradizione cristiana si riferisce alla lode e alla gratitudine verso Dio. La «confessio peccati» è preceduta dalla «confessio laudis». Sono di Sant’Agostino queste espressioni: «non sempre quando nelle Scritture leggiamo il termine “confessione” (confiteor), dobbiamo intenderlo come la voce d’un peccatore (…). Noi confessiamo sia quando lodiamo Dio, sia quando accusiamo noi stessi. L’una e l’altra confessione è santa, sia quando ti accusi tu che non sei senza peccato, sia quando lodi Colui che non può avere il peccato» (Discorso 67, 1).

Gli Esercizi Spirituali si focalizzano sulla gratitudine verso Dio. L’Esercizio Spirituale n°43 citato in precedenza ne è una rappresentazione, in quanto Sant’Ignazio spiega che «i passi dell’Examen possono essere compresi come: 1) chiedere l’aiuto dello Spirito Santo per rivedere il giorno; 2) guardare alla giornata con gratitudine e ringraziare per i suoi doni; 3) chiedere l’aiuto dello Spirito per la risposta data ai doni di Dio; 4) riguardare il giorno cercando di notare e sentire le libertà e mancanze di libertà interiori; 5) cercare riconciliazione e prendere una decisione». Sempre in merito alla gratitudine lo psicologo gesuita Charles Shelton in un contributo del 2003 offre una riflessione sul concetto di gratitudine sia da un punto di vista psicologico, sia filosofico, in particolare su come essa si inserisca all’interno degli Esercizi Ignaziani. L’autore parla della gratitudine come di «una forza motivazionale, in grado di permettere di andare oltre il focus narcisistico dell’attenzione al sé e di incoraggiare e spronare a diventare sempre più altruisti, portando avanti una dinamica di dono» (Shelton, 2003, pag. 263). Shelton si sofferma a individuare i passi in cui è rintracciabile il riferimento di sant’Ignazio alla gratitudine: sempre citando l’Esercizio n°43, il chiedere di ringraziare Dio per i benefici ottenuti, in apertura dell’Examen, rappresenta per l’autore un passaggio importante e significativo in termini psicologici. L’enfasi posta sull’identificare i doni quotidiani che Dio elargisce trasmette alla persona un senso di sicurezza, di calore e di riconoscenza, costituendo le basi per l’acquisizione di consapevolezza circa la ricchezza della vita. Ѐ a questo punto, su questa solida base, che la persona può intraprendere un costruttivo lavoro di esaminazione e di auto-analisi redentiva. Con un profondo senso di gratitudine, le considerazioni dell’Examen su cosa siamo stati divengono espressione di apertura alla scoperta di cosa possiamo diventare (Shelton, 2003). In altre parole, il vissuto emotivo della gratitudine, favorito nella prima parte dell’Esercizio, permette di approcciare al percorso spirituale in un modo più fruttuoso, radicando l’esperienza spirituale e attribuendo alla gratitudine un ruolo fondamentale nell’incoraggiare la crescita spirituale.

Altro aspetto d’interesse che accosta la PP alla dottrina ignaziana riguarda la concezione dell’uomo portata avanti dagli psicologi che si riconoscono in questo approccio:

  • Una visione olistica dell’essere umano, nell’idea che per promuovere il benessere, la salute e la felicità negli individui sia necessario integrare e tenere in considerazione le strette connessioni esistenti tra mente, corpo e spirito: in questo contesto l’approccio biopsicospirituale assume particolare significato (Laudadio, Fiz Perez e Mazzocchetti, 2011). Non soltanto attenzione alle relazioni tra mondo psichico e fisico, ma alla PP va riconosciuto il merito di avere inserito la dimensione della spiritualità nello studio dell’uomo e, differentemente da altri approcci psicologici che l’hanno preceduta, di averlo fatto con metodo scientifico e rigore nelle tecniche di ricerca. Nella classificazione delle virtù e delle forze del carattere fatta da Peterson e Seligman (2004), una delle classi individuate dagli autori riguarda proprio la spiritualità e la trascendenza, dentro cui tra le potenzialità sono collocate la fede, la religiosità, la pietà, il perdono. Per ciascuna di esse gli studiosi di PP hanno lavorato o stanno lavorando alla costruzione di strumenti di osservazione e di misurazione, in modo da permettere l’applicabilità di questi costrutti nella ricerca scientifica e negli interventi formativi, alla stregua di altre dimensioni maggiormente diffuse e note (es. la resilienza).
  • Una profonda fiducia nelle risorse possedute dall’uomo, la cui scoperta permette di esprimere al meglio se stesso e il proprio progetto esistenziale. Alla base di tutti gli interventi di PP si riscontra un grande rispetto nella capacità di ogni individuo di individuare la propria strada verso la felicità, ricercando il proprio senso e scopo nella vita; di potenziare quello che «funziona bene», attraverso una relazione d’aiuto che possa guidare nel mettere in luce gli aspetti positivi.

Un elemento costitutivo nell’educazione gesuitica e nella formazione è la cura personalis (attenzione alla persona), ossia l’accompagnamento spirituale che è dato a chi compie gli esercizi. Nel descriverla, Ignazio afferma che è fondamentale che chi la riceve possa agire come autore ˗ personalmente ˗ di ciò che vuole e desidera, in quanto persona capace di scegliere in libertà e con generosità (Kolvenbach, 2007). Tutta la dinamica degli esercizi porta a rendere chi li riceve responsabile: il rispetto e la fiducia nel soggetto umano risaltano al massimo nella quindicesima annotazione degli Esercizi: «Chi propone gli esercizi non deve esortare l’esercitante alla povertà o a farne promessa piuttosto che al contrario, né deve indurlo ad uno stato o a un modo di vita piuttosto che a un altro». (Esercizio Spirituale n°15).

Altro tema di grande rilievo nella PP è il «perdono». Secondo Worthington, uno degli studiosi che si è maggiormente dedicato a tale costrutto, perdonare implica la «sostituzione emotiva di emozioni calde come la rabbia e la paura derivanti dalla percezione di un torto o del rancore, con emozioni positive, come l’amore disinteressato, l’empatia, la compassione» (Worthington, 2003, pag. 40). Per poter perdonare è necessario abbandonare la negatività e muoversi verso l’altro. Lasciar andare la negatività significa abbandonare il risentimento, lasciandosi alle spalle il desiderio di vendetta. Muoversi verso l’altro significa sostituire il risentimento provato con empatia, arrivando a desiderare il bene di chi ci ha offeso; significa fare all’altro un dono (Mancuso, Conti e Laudadio, 2013). Worthington ha proposto un modello d’intervento per giungere al perdono, basato sul meccanismo della sostituzione emozionale. Il lavoro consiste in cinque fasi o tappe attraverso le quali gli individui sono accompagnati a sviluppare la capacità di perdonare. Si tratta di un percorso lento e graduale in cui le persone sono aiutate, in gruppo o individualmente, a perdonare chi le ha ferite, facendo leva sul promuovere sentimenti d’empatia per chi ci ha ferito e, soprattutto, ad offrire all’altro il dono altruistico del perdono.

Parlando di perdono non si può non menzionare un gesuita d’eccellenza, Papa Francesco, che fin dall’inizio del suo mandato ha mostrato una profonda sensibilità al tema del perdono e della misericordia. Per Papa Francesco, la misericordia è il messaggio più forte di Dio, che ha detto esplicitamente di essere venuto non per i giusti ma per i peccatori (Mc 2,17) e gli uomini hanno un estremo bisogno di educarsi a chiedere perdono e a donare anche il proprio perdono per costruire spazi di dialogo e di comunione anzitutto in loro stessi, poi con gli altri e infine anche con Dio.

Egli afferma nella Lettera Enciclica Lumen Fidei, 29.06.2013 n. 1:

 

la possibilità del perdono necessita, molte volte, di tempo, di fatica, di pazienza e di impegno; il perdono è possibile se si scopre che il bene è sempre più originario e più forte del male, che la parola con cui Dio afferma la nostra vita è più profonda di tutte le nostre negazioni. Anche da un punto di vista semplicemente antropologico, d’altronde, l’unità è superiore al conflitto; dobbiamo farci carico anche del conflitto, ma il viverlo deve portarci a risolverlo, a superarlo, trasformandolo in un anello di una catena, in uno sviluppo verso l’unità.

 

L’approccio del Santo Padre, sull’esempio di Sant’Ignazio di Loyola, appare tutt’altro che astratto ma estremamente pratico e concreto, nella volontà di educare e guidare al perdono. A tal proposito, riportiamo un suo intervento ai numerosi pellegrini presenti durante un Angelus domenicale:

 

Gesù ci chiama tutti a seguire questa strada: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36). Io vi chiedo una cosa, adesso. In silenzio, tutti, pensiamo… ognuno pensi ad una persona con la quale non stiamo bene, con la quale ci siamo arrabbiati, alla quale non vogliamo bene. Pensiamo a quella persona e in silenzio, in questo momento, preghiamo per questa persona e diventiamo misericordiosi con questa persona (Angelus, 15 settembre 2013).

 

  1. Conclusioni

Gli elementi emersi dall’analisi rappresentano alcuni fondamenti di due sistemi valoriali e teorici ben definiti: l’approccio psicologico della Psicologia Positiva e il modello d’azione proposto da Ignazio di Loyola nella forma di «spiritualità esperienziale» da lui promossa.

Sono stati messi in evidenza alcuni punti d’incontro tra i due modelli, sia in termini di modalità d’azione sia di interessi comuni.

A questo punto la possibile domanda da porsi è: che uso è possibile fare delle relazioni che esistono tra questi diversi modelli culturali? In che modo la consapevolezza che alcuni elementi di tali modelli si sovrappongono può essere d’aiuto a chi intende imparare dall’uno o dall’altro?

Le risposte a tali domande possono essere molteplici così come gli spunti di riflessione forniti.

Come abbiamo visto, ad esempio, in merito alla dimensione della gratitudine, l’integrazione tra l’esperienza spirituale promossa dagli Esercizi Spirituali con la comprensione psicologica di tale emozione consente la possibilità di ancorare maggiormente l’esperienza alla realtà concreta, allontanando il pericolo di facili idealizzazioni e di interpretazioni troppo ottimistiche di questioni complesse (Shelton, 2004).

La Psicologia Positiva e la scientificità da essa promossa, relativamente ad altre importanti emozioni e atteggiamenti positivi oltre la gratitudine, potrebbero risultare utili per associare conoscenze alla spiritualità, riducendo in questo modo il rischio di cadere in banalizzazioni o di introdurre un conflitto (Zagano e Gillespie, 2006).

Il cammino promosso dalla spiritualità ignaziana, potrebbe favorire lo sviluppo e l’espressione di emozioni positive e, se accompagnato da pratiche di PP come ad esempio il percorso sul perdono o l’individuazione delle proprie potenzialità, potrebbe aiutare le persone a vivere con maggiore consapevolezza le esperienze sia spirituali sia psicologiche, rinforzandosi l’una con l’altra e innescando una collaborazione tra i due processi.

Come affermato da Zagano e Gillespie «il focus dell’Examen sui movimenti spirituali è arricchito da un’attenzione esplicita anche alle forze psicologiche individuali […] nonostante sia importante non confondere mai interamente la grazia e la natura, esse restano inseparabili; sicuramente, la grazia si costruisce sulla natura» (Zagano e Gillespie, 2006, pag. 44).

Pur tenendo bene a mente le differenze in termini di obiettivi posti e di matrice valoriale di riferimento tra i due approcci, l’esistenza di numerose aree di vicinanza apre la strada a interessanti domande su cui, a nostro avviso, vale la pena investigare, in quanto una sintesi e uno scambio consapevole tra questo potrebbe aprire ricche possibilità per la formazione spirituale, per lo sviluppo personale e, in senso più ampio, per l’accompagnamento e la formazione della persona.

 

Summary

The development of Positive Psychology (PP) has produced a deep change in themes and paradigms of psychological research, which involved a transition from a psychology primarily focused on disorders and disease, to psychology focused on resources and personal strengths. According to some authors (Zagano & Gillespie, 2006) PP «borrowed» some terminology and methodology of Christian spirituality, particularly as developed by St. Ignatius of Loyola. In particular, we can identify two areas of proximity between PP and Ignatian Spirituality, the first one concerning the «techniques», the second one the «dimensions» of interest. PP proposes the use of guided exercises as a method of intervention, through which positive emotions can be developed. Exercises promoted by PP are similar to Ignatian spiritual exercises: they are defined as intentional activities, involving effort and commitment, aimed at cultivating positive knowledge, emotions and behaviors, as promoted by Jesuit pedagogy. Similarly, PP and Ignatian Spirituality are interested in themes as gratitude, forgiveness and virtues. Without forgetting differences between the two approaches, in term of goals and values, we think that the existing proximity helps us to identify and understand some deep roots from which PP originated and to trace an important reference in Ignatian Spirituality.

 

Key words: Positive Psychology, Ignatian Spirituality, Spiritual Retreats, Virtue

 

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Presentato il 24 febbraio 2014; accettato per la pubblicazione l’1 aprile 2014