“If that happened to me” (“Se capitasse a me”): building a questionnaire about causal attribution for guidance

 

The building of a questionnaire about causal attribution for 17 to 21 years old subjects has the aim of analyzing this cognitive dimension in the context of guidance (Guichard, Huteau, 2001).

The questionnaire tries to analyze the main causal attribution strategies found in the studies (internal – commitment or ability; external – task, luck, other), and was built from a first collection of qualitative data (sample of 100 subjects from all over Italy). We have found successful and unsuccessful situations (at school, in family, at work, …) and the related causal attributions.

These situations and causal attributions have been simplified and transformed in the questionnaire items and have been verified by a group of experts. The resulting questionnaire has 41 items (successful situations) and 37 items (unsuccessful situations).

This questionnaire was given to a first sample of about 300 subjects, evenly distributed among male and female, coming from different Italian regions.

The factor analysis (ACP) has shown a difference between internal and external causal attribution. The Cronbach’s alpha of the found scales was sufficient (between .68 and .78).

We are giving a new version of the questionnaire to a new national sample, along with other questionnaires for external validation.

 

Premessa

Il costrutto di attribuzione causale si sviluppa all’interno della psicologia sociale, a partire dagli studi sulla percezione sociale e causale (come gli individui percepiscono le cause degli eventi). Più in particolare, la teoria origina dal lavoro di alcuni autori classici. Heider (1958) pone in luce il bisogno, intrinseco in ogni individuo, di comprendere il mondo e le sue regole. Kelley (1967) definisce le attribuzioni come le reazioni cognitive individuali al successo o al fallimento, interpretando gli eventi al fine di dar loro una causa.

Nel percepire o pensare il soggetto tende a concettualizzare il comportamento osservato al fine di semplificare il mondo e quindi adottare comportamenti più idonei, pensare e ricordare in modo più efficace, comunicare meglio e controllare l’ansia.

La percezione sociale consiste essenzialmente nel processo di formazione di idee relative agli altri. Tali idee si formano attraverso quel processo di scambio che viene definito interazione sociale: il soggetto, nelle dinamiche relazionali, si forma (e trasforma) impressioni sugli altri, attraverso l’applicazione di concetti e definizioni pre-esistenti che riflettono dimensioni culturali, contestuali e motivazionali.

A questa considerazioni va aggiunto che la tendenza dei soggetti a cercare le cause degli eventi e a precisare le proprie attribuzioni, può anche essere considerata come un bisogno, una motivazione primaria di comprendere il mondo e le sue regole (Heider, 1958).

Numerosi studi si sono occupati delle attribuzioni causali: l’attribuzione è vista come un costrutto dinamico, inteso come un processo che prevede l’interazione tra aspetti cognitivi, emotivi, motivazionali quando un soggetto si appresta a interpretare le cause di un evento in un particolare ambiente. In modo particolare, l’attribuzione causale è il processo attraverso il quale un individuo, riflettendo su di un evento che si verifica nel suo ambiente, sulla base delle informazioni disponibili e di vari fattori individuali e motivazionali, ne interpreta le cause (Kelley, 1967).

L’attribuzione causale sembra influenzare le reazioni di un individuo di fronte agli eventi e il suo comportamento: la comprensione degli stili attributivi è dunque considerata funzionale alla possibilità di fare previsioni rispetto alle tendenze comportamentali ed emotive del soggetto.

Provando a definire sinteticamente il costrutto di attribuzione, esso fa riferimento ai processi decisionali posti in essere per capire chi o che cosa è responsabile degli eventi che accadono.

Gli studi indicano che gli stili attributivi sono schemi piuttosto stabili di attribuzioni e consistono in un insieme di credenze e cognizioni adottato da un individuo come modello di spiegazione della realtà. Lo schema di attribuzione si basa sulle prestazioni attuali, quelle passate e quelle degli altri e influisce sulla prestazione futura.

Rispetto ai diversi stili attributivi, Heider (1958) ha proposto una classificazione basata sul locus of control, distinguendo dunque fondamentalmente in interno o esterno. Vengono distinti eventi attribuiti a cause interne al soggetto (impegno e abilità) ed eventi attribuiti a cause esterne (difficoltà, fortuna).

Weiner, Frieze at al. (1971) hanno introdotto una seconda dimensione di classificazione: la stabilità della causa. È una dimensione che fornisce informazioni sulla previsione di eventi futuri, maggiore per le cause stabili (abilità e difficoltà) e minore per quelle instabili (impegno e fortuna).

Weiner (1979) ha introdotto un’ulteriore categoria: la controllabilità della causa (importante per quanto riguarda le reazioni affettive e la previsione di controllo personale). Nel modello più completo, dunque, l’incrocio delle tre dimensioni (locus of control del soggetto, stabilità e controllabilità delle cause) genera otto possibili tipi di attribuzioni.

Lo stile di attribuzione causale prevalente ha molteplici legami con diverse dimensioni psicologiche rilevanti, tra cui l’autoefficacia (Shields, 1995; Gernigon, Delloye, 2003), i comportamenti di Tipo A (Keinan, Tal, 2005), lo stress e l’ansia (Friedland, Keinan, 1991).

Rispetto alle situazioni di successo o di insuccesso (valutate in questi termini dai singoli), le persone tendono a fornire spiegazioni che collocano le cause all’interno o all’esterno della persona. Gli stili di attribuzione possono essere anche maggiormente specifici, come si può osservare se si guarda allo strumento messo a punto da De Beni e Moè (1995).

Viene indagato lo stile attributivo del soggetto, facendo riferimento alle cinque attribuzioni di causalità più frequentemente riscontrate in letteratura, tra quelle evidenziate dalla teoria di riferimento. Esse sono:

  • impegno personale (interna, instabile, controllabile)
  • abilità personale (interna, stabile, incontrollabile)
  • facilità/difficoltà del compito (esterna, stabile, incontrollabile)
  • fortuna/caso (esterna, instabile, incontrollabile)
  • aiuto esterno (esterno, instabile, controllabile)

Il questionario “Se capitasse a me”

Lo strumento “Se capitasse a me”, è stato messo a punto a partire da una fase iniziale di ricerca qualitativa, effettuata attraverso uno strumento messo a punto al fine di ottenere dati confrontabili dai quali attingere per individuare un primo insieme di item.

Si è dunque proceduto alla realizzazione di interviste strutturate grazie ad una struttura di intervista molto semplice che ha consentito di costruire un inventario di situazioni di successo e di insuccesso e di relativi pensieri attributivi, facendo riferimento a 4 principali contesti: la scuola, la famiglia, il tempo libero/le amicizie e, infine, il lavoro (solo se la persona ha/ha avuto esperienze di lavoro). L’inventario è stato costruito sulla base di più di 100 interviste che hanno coinvolto soggetti di età variabile, tra i 17 e i 25 anni di differenti zone d’Italia (nord, centro e sud).

A partire da questi dati sono stati individuati item sia relativi a situazioni di successo, sia relativi a situazioni di insuccesso, e, attraverso un lavoro di giudici, gli item (comprensivi di situazione – di successo o insuccesso – e attribuzione causale relativa), sono stati etichettati con riferimento a 5 possibili modalità attributive: causa esterna compito, fortuna o altri; causa interna abilità o impegno.

La prima somministrazione (117 soggetti) ha consentito di ridimensionare il questionario (attraverso eliminazione di item –asimmetria) e di mettere a punto una versione del questionario che è stata somministrata a un campione più ampio.

Il questionario messo a punto risulta dunque composto da 78 item di cui

  • 37 relativi a situazioni di insuccesso
  • 41 relativi a situazioni di successo

 

Esempio

Hai vinto una borsa di studio…

Pensi che sia tutto merito del tuo impegno

 

  ‚  ƒ  „  …

 

Campione

Il questionario nella versione a 78 item è stato somministrato a 354 soggetti, frequentanti il penultimo e l’ultimo anno della scuola superiore. L’età media dei rispondenti è di 17.6 anni

I soggetti provengono da diverse regioni d’Italia e sono equilibrati quanto a distribuzione di genere (46% femmine; 54% maschi) e per tipo di scuola di appartenenza.

 

Risultati

Sono state preliminarmente effettuate le analisi descrittive di tutti e, sulla base delle distribuzioni di frequenza, sono stati eliminati alcuni item: il criterio di esclusione principale è stato in questa fase una forte asimmetria nelle distribuzioni (skewness uguale o superiore a |1|). Questo soprattutto per non dare luogo all’individuazione di componenti dovute esclusivamente a correlazioni sovrastimate tra variabili fortemente asimmetriche.

Abbiamo proceduto separatamente per quanto riguarda le situazioni di insuccesso e di successo.

Per quanto riguarda le situazioni di insuccesso: sono stati eliminati 6 item sulla base dell’asimmetria e 1 item che, a valle di un’analisi fattoriale preliminare, ha evidenziato saturazioni spurie.

I rimanenti 30 item sono stati sottoposti ad analisi fattoriale ACP (promax con normalizzazione di Kaiser): sono emersi 5 fattori che spiegano il 43.56% della varianza.

La matrice di correlazione di componenti ha evidenziato correlazioni coerenti con la descrizione dei fattori e le relazioni ipotizzabili tra essi. I fattori sono stati così denominati:

  • il primo fattore “Prevalenza di attribuzione esterna al compito in caso di insuccesso”
  • il secondo fattore “Prevalenza di attribuzione interna all’impegno in caso di insuccesso”
  • il terzo fattore “Prevalenza di attribuzione esterna alla fortuna in caso di insuccesso”
  • il quarto fattore “Prevalenza di attribuzione interna all’abilità in caso di insuccesso”
  • il quinto fattore “Prevalenza di attribuzione esterna ad altri in caso di insuccesso”.

Anche i valori dell’Alpha di Cronbach, calcolati per l’insieme di item relativi a ciascun fattore, sono soddisfacenti.

Attraverso l’ANOVA si evidenziano significative differenze in funzione di alcune caratteristiche anagrafiche. Segnaliamo qui, in particolare, le differenze in funzione del genere.

In situazioni di insuccesso, le ragazze fanno meno ricorso ad attribuzioni esterne a fortuna e altri.

Per quanto riguarda gli item relativi alle situazioni di successo, sulla base dei dati di asimmetria sono stati eliminati 4 item e, sulla base di un’analisi fattoriale preliminare sono poi stati eliminati 7 item con saturazioni spurie.

I restanti item sono stati sottoposti ad analisi fattoriale e hanno consentito di individuare 5 fattori che spiegano il 44.2% della varianza.

I fattori sono stati così denominati:

  • il primo fattore “Prevalenza di attribuzione interna all’impegno in situazione di successo”
  • il secondo fattore “Prevalenza di attribuzione esterna alla fortuna in situazioni di successo”
  • il terzo fattore “Prevalenza di attribuzione esterna al compito in situazione di successo”
  • il quarto fattore “Prevalenza di attribuzione interna all’abilità in situazione di successo”
  • il quinto fattore “Prevalenza di attribuzione esterna agli altri in situazione di successo”.

Anche i valori dell’Alpha di Cronbach, calcolati per l’insieme di item relativi a ciascun fattore, sono soddisfacenti.

Come nel caso delle situazioni di insuccesso, anche per le situazioni di successo, segnaliamo le differenze significative in funzione del genere.

In caso di successo sono soprattutto le femmine ad attribuirlo all’impegno. I maschi tendono ad attribuire il successo, più delle femmine, all’abilità o alla natura del compito.

 

Conclusioni

I risultati ottenuti nel corso di questa prima somministrazione hanno consentito di avere qualche indicazione preliminare circa la bontà degli item e la struttura del questionario, confermando come esso consenta di ottenere indicazioni circa le diverse modalità di attribuzione causale possibili in situazioni di insuccesso e in situazioni di successo. I dati hanno soprattutto consentito di individuare quelle modifiche necessarie (in termini di selezione di item soprattutto) per poter rendere disponibile una versione del questionario da somministrare ad un campione nazionale.

La somministrazione nazionale è attualmente in fase di conclusione: l’analisi dei dati consentirà di individuare la struttura del questionario e di fornirne le principali caratteristiche psicometriche. È prevista la somministrazione della versione definitiva dello strumento, congiuntamente con altri questionari relativi a dimensioni che si ipotizzano correlate all’attribuzione causale.

 

Principali riferimenti bibliografici

De Beni, R. (1991) Metacognizione e stili attributivi. In R. Vianello e C. Cornoldi (a cura di), Stili di insegnamento, stili di apprendimento e handicap. Bergamo: Juvenilia.

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Guichard, J., Huteau, M. (2001) Psicologia dell’orientamento professionale. Trad. it. Raffaello Cortina, Milano, 2003.

Heider, F. (1958) The Psychology of Interpersonal Relations. New York: Jhon Wiley & Sons. Trad. It. Psicologia delle relazioni interpersonali, Bologna: Il Mulino, 1972.

Keinan, G., Tal, S. (2005) The effects of Type A behavior and stress on the attribution of causality, Personality and Individual Differences, 38, pp. 403-412.

Kelley, H.H. (1967) Attribution Theory in social Psychology. In D. Levine (Ed), Nebraska Symposium of Motivation (Vol. 15, pp 192-238). Lincoln, NE: Universityof Nebraska Press.

Shields, N. (1995) The link between student identity, attributions, and self-esteem among adult, returning students, Sociological Perspectives, 38/2, pp. 261-272.

Weiner, B. (1985) An attributional theory of achievement motivation and emotion, Psychological Review, 92, pp. 548-573.

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Weiner, B., Frieze I.H, Kukla, A., Reed, L., Rest, S., Rosembaum, R.M. (1971) Perceiving the causes of success and failure. General Learning Press, Morristown.

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