Presupposti di ricerca

 

di Andrea Laudadio e Rita Porcelli

 

2.1 Premessa

 

Attualmente la ricerca sull’orientamento sembra essere passata da un primo momento di costruzione-differenziazione, in cui si è assistito ad un proliferare di proposte di tecniche, strumenti e contributi, ad un momento di organizzazione-confluenza, nel quale sono ampi gli spazi di confronto, valutazione delle tecniche e delle pratiche, integrazione, e soprattutto di modellizazione. Scorrendo la recente letteratura (Soresi, 2000, Grimaldi 2003b), ci si accorge che sta prendendo le mosse un sistema di meta-orientamento, finalizzato ad aumentare efficienza ed efficacia del sistema-orientamento.

Naturalmente la sola volontà di ricondurre a sistema l’orientamento però non è sufficiente a produrre sistema. Uno degli assunti di base proposto da Bateson (1970) è che affinché sussista un sistema è condizione indispensabile che ci sia comunicazione (feedback) tra le parti. Attualmente non è possibile sostenere che tale prerequisito sia stato raggiunto, tuttavia l’adozione di termini sistema e rete sembra suggerire che la direzione intrapresa sia esattamente questa, sia dal punto di vista della ricerca che da quello della pratica professionale. Le azioni di meta-orientamento infatti si situano ad un livello superiore a quello della semplice interconnessione delle parti del sistema, caratterizzato da una nuova componente sistemica: l’auto-osservazione. In altre parole il salto culturale necessario è quello che conduce da sistema osservato a sistema auto-osservante.

Se si accetta tale premessa che si muove da un versante epistemologico sorgono almeno due riflessioni ulteriori.

La prima è legata al concetto di contesto[1]; la seconda al ruolo e alle possibilità/impossibilità dell’osservatore o, meglio, del sistema auto-osservante.

Se la ricerca su questi temi volesse collocarsi realisticamente in una prospettiva sistemica la prima necessità sarebbe quella di fornire una più precisa descrizione del contesto/ambiente all’interno del quale si sta muovendo.

Nell’ottica che abbiamo precedentemente descritto l’osservatore entra a far parte a pieno titolo del processo di produzione di conoscenza e, in particolare, quando è il sistema stesso ad osservarsi è sostanzialmente una impossibile falsificazione del risultato. Rifacendosi alla famosa frase di Alfred Korzybski “la mappa non è il territorio”, ripresa successivamente da Gregory Bateson (1970), si potrebbe dire che osservatori diversi costruiscono mappe della realtà differenti.

La conoscenza, in termini sistemici, non è la ricerca della verità oggettiva ma implica, piuttosto, la capacità di operare adeguatamente in una determinata situazione (Maturana, 1980). Al concetto di verità si preferisce, in questa prospettiva, il concetto di viabilità. E’ viabile, ovvero adeguata, la conoscenza del mondo che permette ad un organismo di sopravvivere tra i vincoli dell’esperienza (Von Glaserfeld, 1981).

Accettare questi presupposti significa riappropriarsi di quegli aspetti, soggettività e coinvolgimento, repressi per anni nello “spazio inconscio” della ricerca, per trasformarli attivamente in strumenti di produzione di conoscenza viabile.

La presente ricerca, al di là dei risultati presentati nel volume, vuole essere un contributo in questa direzione: il tentativo di fornire al sistema orientamento spunti di riflessione su aspetti del sistema stesso.

 

2.2 Obiettivi

 

Prima di indicare gli obiettivi dell’indagine svolta è opportuno proporre alcuni interrogativi che hanno attraversato le discussioni del gruppo di lavoro nella messa a punto del processo di ricerca. Ci si è chiesti: “E’ possibile distinguere, sulla base delle attività che svolgono, diverse figure nel campo dell’orientamento? Quali sono gli effetti del contesto (area geografica, tipologia dell’ente di appartenenza …) su queste attività? Qual è la configurazione delle competenze informatiche degli operatori in questa area professionale? Quali sono gli atteggiamenti, intesi come emozioni, cognizioni e conazioni degli operatori circa le nuove tecnologie e il computer? Che relazione è possibile individuare o prospettare all’orientamento in virtù del supporto delle nuove tecnologie informatiche? Quale è il livello di digital divide nel settore dell’orientamento?”.

Gli obiettivi formali della ricerca, che scaturiscono dagli interrogativi appena proposti, sono sintetizzabili in tre punti principali:

  1. arrivare, sulla base delle attività svolte dagli operatori di orientamento, ad una fotografia dell’esistente, sia in termini di attività specifiche che di eventuali profili.
  2. esplorare gli atteggiamenti degli operatori di orientamento rispetto al computer e alle nuove tecnologie informatiche.
  3. giungere ad una visione più puntuale dell’attuale livello di dotazione tecnologica del settore dell’orientamento per poter ipotizzare eventuali linee di sviluppo.

A questi tre obiettivi si è tentato di fornire risposte viabili in modo da uscire dal riduzionismo percentualistico e procedendo lungo una prospettiva multidimensionale e multivariata, come suggerisce la natura dello scenario che si vuole indagare. Nell’impossibilità di rispondere agli interrogativi sulla base di variabili specifiche, è stato necessario individuare una serie di variabili in grado di approssimarli.

 

2.3 Metodologia

 

Al fine di mettere a punto uno strumento valido per il campionamento nella prima fase è stata realizzata una lista aggiornata degli enti/centri che si occupano di orientamento. Per ciascuno di questi è stato individuato: indirizzo completo, tipologia (pubblico o privato) e numero di telefono.

L’elevata varietà e variabilità delle figure e dei soggetti che operano in questo settore ha suggerito la necessità di procedere con diverse metodologie per giungere ad una lista il più possibile esaustiva. Sono stati utilizzati indirizzari pubblicati su carta (Grimaldi, 2003a) o su Internet (Ministero del Welfare, Siti informagiovani …) e si è fatto ricorso a elenchi provinciali e regionali.

Parallelamente, sulla base della letteratura e del confronto con esperti del settore, è stato realizzato il questionario “Orientamento & Informatica”. Per la somministrazione si è scelto di procedere attraverso una procedura postale[2].

La scelta di un questionario postale comporta diversi vantaggi. In primo luogo la possibilità di inviare simultaneamente i questionari a più soggetti entro un periodo di tempo sufficientemente breve da ridurre il rischio di variazioni a cui si può andare incontro. Inoltre i soggetti contattati, a cui si garantisce l’anonimato, sono tendenzialmente più liberi di esprimersi sulle tematiche proposte, riducendo l’effetto dovuto alla desiderabilità sociale (Cfr. Zammummer, 1988).

A fronte dei vantaggi appena citati, il principale svantaggio di questa metodologia è il basso tasso di risposta da parte dei soggetti. Per ovviare a questa problematica diversi autori (Dillman, 1978; Bailey, 1985) hanno fornito alcune indicazioni circa le tecniche da adottare per massimizzare il numero di risposte, sulla base delle quali è stata strutturata una procedura di sollecito telefonico: a sette giorni dal primo invio postale tutti gli enti/centri sono stati contattati per un primo sollecito telefonico; a quattro giorni da questo sollecito sono pervenuti il 39.09% dei questionari; a cinque giorni dal primo sollecito ne è stato effettuato un secondo; a quattro giorni dal secondo sollecito i questionari pervenuti erano l’81.47% del totale pervenuto. Il 100% dei questionari è pervenuto entro 34 giorni dall’invio postale, anche se questo dato è puramente indicativo in quanto risente fortemente della numerosità dei soggetti dell’ente/centro.

In fase di progettazione della ricerca è stato deciso, rispettando il principio della somministrazione simultanea,  di eliminare tutti i questionari che fossero pervenuti oltre 30 giorni dopo il primo questionari pervenuto o, comunque, 15 giorni dopo l’ultimo. L’adozione di questa regola ci ha obbligati a escludere dall’analisi 7 questionari pervenuti oltre questo tempo.

I dati emersi dai questionari sono stati sottoposti a trattamento statistico.

 

2.4 Campionamento e campione

 

Al tema del campionamento la comunità scientifica riserva sempre molto interesse. Molti autori (Giusti, 1989, Marbach, 1992, De Carlo e Robusto 1996) hanno messo in evidenza quanto potenzialmente inappropriato sia, in sede di rilevazione dei dati, scegliere un approccio di tipo censorio con l’obiettivo raccogliere i dati attraverso rilevazioni complete. Sembra ormai superata l’erronea convinzione che i censimenti producano risultati assolutamente esatti o comunque più esatti rispetto a rilevazioni di natura campionaria.

E’ ormai convinzione diffusa, infatti, che le deformazioni sistematiche abbiano gli stessi effetti, almeno in termini di ordine di grandezza, sia sui risultati censuari che su quelli nati da un campionamento.

Ampliamenti indiscriminati della numerosità dei soggetti comporterebbero aumenti anche delle deformazioni e, per questa ragione, sarebbe proprio il censimento l’ambito in cui è possibile che si verifichi il massimo errore. Al contrario, nelle esperienze campionarie è possibile, attraverso alcuni accorgimenti, tenere maggiormente sotto controllo le deformazioni sistematiche. Nei censimenti -ad esempio- può succedere di assistere a forti fenomeni di distorsione dei dati dovuti a sovrastime o sottostime di determinati gruppi di soggetti. Indagini accurate compiute sui censimenti effettuati negli USA hanno evidenziato come esistano profonde sovrastime e sottostime legate all’etnia di appartenenza (Marbach, 1992) e, ovviamente, alla reperibilità intrinseca di alcuni soggetti.

Questo naturalmente non significa che le indagini campionarie siano di conseguenza perfette a priori. Anche nel campionamento è possibile individuare almeno due tipi di errore: uno di natura casuale (determinato da cambiamenti stocastici all’interno del campione) stimabile e controllabile tramite l’aumento della numerosità campionaria; uno sistematico, legato al piano di campionamento e al metodo di rilevazione utilizzato e alla tecniche impiegate.

Infine un ulteriore elemento a vantaggio delle indagini campionarie rispetto alle indagini censuarie è connesso ai profondi mutamenti che stanno attraversando la nostra società in cui l’elevata mobilità e variabilità hanno diminuito di molto la reperibilità di alcuni soggetti o figure.

Queste considerazioni ci hanno condotto a scegliere di procedere attraverso una modalità campionaria. Nello specifico è stato scelto di procedere attraverso un campionamento stratificato (stratified sampling).  In questa tipologia di campionamento l’universo viene suddiviso in sub-universi esprimenti ciascuno le variabili di rilievo per l’indagine e da ogni strato si estraggono, con criteri probabilistici, le unità campionarie. «La stratificazione consente soprattutto un miglioramento delle stime, in quanto l’omogenità negli strati riduce la variabilità del carattere esaminato: la maggiore somiglianza tra le unità di ogni strato fa si che il campione sia più rappresentativo della sottopopolazione da cui è stato estratto» (De Carlo e Robusto, 1996).

Sarebbe ideale, per un campionamento stratificato, rispettare anche il criterio di proporzionalità, in modo che ciascuno strato sia, per numerosità, proporzionale allo strato di universo a cui fa riferimento, ma non sempre è possibile procedere in questo modo. In particolare, nel nostro caso, non solo non è stato possibile ottenere stime stabili della numerosità di ciascuno strato, ma una indagine fatta a campione preliminare alla ricerca ha individuato una tale variabilità da sconsigliare un approccio di tipo proporzionale.

Non essendo disponibile attualmente una lista di coloro che si occupano di orientamento, ma solamente liste aggiornate dei soggetti che erogano orientamento (Enti o centri) è stato deciso di procedere attraverso una campionamento a grappoli (cluster sampling) nel quale vengono estratte non unità di analisi ma piuttosto gruppi di unità aggregate per contiguità spaziale. A questo scopo è stata realizzata una lista di oltre 1700 soggetti erogatori di orientamento (Centri per l’impiego, Informagiovani, Cooperative sociali erogatrici di orientamento e via dicendo).

Sono state prese in considerazione due variabili: l’aspetto geografico e la tipologia di ente di appartenenza. La prima variabile è stata espressa attraverso le modalità Nord, Centro e Sud; la seconda tramite la dicotomica modalità Pubblico e Privato.

Inizialmente il piano di ricerca prevedeva l’aggiunta anche di una terza variabile, la dimensione del ente o centro, e come indicatore della dimensione era stato scelto il numero di dipendenti; si è stati costretti però ad abbandonare questo stimatore in quanto è stata riscontrata, in fase preliminare, una propensione a non rispondere circa questa variabile, presentata come il risultato della somma dei lavoratori a tempo determinato e indeterminato, atipico e legato ad aspetti formativi (Borse lavoro, tirocini, stage).

A sostegno di questa scelta c’è una recente indagine di campionamento (Incagli, De Sanctis, Radicchia, 2003) che, tra i vari aspetti, ha riscontrato una difficoltà da parte delle imprese a fornire indicazioni circa questa domanda in quanto gli intervistati si trovavano in difficoltà a ricordare il numero dei soggetti coinvolti in ogni singola forma di lavoro. L’elevata possibilità di errore legata a questa variabile ha consigliato di abbandonarla nella pratica di campionamento.

Alla lista di enti realizzata è stata quindi assegnata, per ciascuna unità, l’appartenenza geografica (nord – centro – sud) e la tipologia (pubblico – privato).

Obiettivo del campionamento era quello di arrivare a 200 soggetti distribuiti in maniera proporzionale all’interno dei vari strati.

Le indicazioni di alcuni esperti e la letteratura (Grimaldi, 2003a) ci hanno indicato come, mediamente, la numerosità delle figure che si occupano di orientamento è di circa 5 unità per struttura. Stimata intorno al 20-30% la percentuale di mancate risposte, è stato deciso di prendere in considerazione 60 centri o enti, ripartiti per area geografica e tipologia, e per ciascuna sotto categoria sono stai estratti 10 centri o enti, come riepilogato in tabella 2.1.

Tab. 2.1 – Ripartizione del campione

Area geografica Tipologia Numerosità
Nord Pubblico 10
  Privato 10
Centro Pubblico 10
  Privato 10
Sud Pubblico 10
  Privato 10
Totale   60

 

L’intento di questa scelta era quello di garantire una numerosità di almeno 35 soggetti in tutte le sub-unità di analisi.

Appropriate tecniche di sollecito, come detto precedentemente, hanno consentito di portare il campione, al termine della ricerca, a 243 soggetti equidistribuiti tra i sub-campioni.

Per selezionare i 60 enti è stata seguita la seguente procedura: a tutte le 1700 unità individuate è stato assegnato, all’interno di un foglio di calcolo, un numero reale casuale compreso tra 0 e 1, (Per esempio 0.624305024, 0.644590509…); successivamente il foglio è stato ordinato sulla base della sub categoria e del numero casuale in senso decrescente; quindi sono stati selezionati i primi 10 enti/centri per ciascuna sub-categoria.

Al fine di ottenere una conferma dell’indirizzo postale al quale inviare copia del questionario e del numero di copie da inviare (una per ciascuno degli operatori di orientamento) ciascun ente è stato contattato telefonicamente, e tutti hanno dichiarato la loro disponibilità a partecipare alla ricerca. In questo modo non si è reso necessario il ricorso alla lista di enti sostitutivi realizzata precedentemente a fini precauzionali. Date le modalità della ricerca l’estrazione dei centri è stata fatta, ovviamente, senza reinserimento.

Complessivamente hanno risposto 44 enti, pari al 73.33% degli enti o centri contattati.

Rispetto all’area geografica al nord hanno risposto 15 enti (75.00% di quelli contattati), al centro 13 (65.00%) e al sud 16 (80.00%). Rispetto alla tipologia, hanno risposto 23 enti pubblici (76.66%) e 21 enti privati (70.00%).

Hanno costituito il  campione 243 soggetti con una media per ente/centro di 5.52. Con un massimo di 6.92 soggetti per gli enti del centro e un minimo di 4.66 al nord ed è composto da 188 femmine (77.36%) e 55 maschi (22.64%).

L’età media dei soggetti è 40 anni e 2 mesi con una deviazione standard di 10 anni. L’età minima registrata è di 22 anni; la massima è di 66 (5 soggetti non hanno indicato la propria età).

137 (56.37%) dei soggetti della ricerca provengono da enti pubblici; 106 (43.62%) soggetti provengono da enti privati.

Rispetto all’area geografica, 70 soggetti (28.81%) provengono dall’area del nord, 90 (37.04%) dal centro e 83 (34.16%) dal sud.

 

2.5 Lo strumento

 

Non disponendo al momento di strumenti consolidati per questo tipo di ricerche, uno dei passi metodologici prioritari è consistito nella costruzione di un questionario d’atteggiamento denominato “Orientamento & Informatica”.

Un questionario è per definizione «una serie prestabilita, invariabile per l’intero campione, di situazioni stimolo e di inibizioni applicate verbalmente al soggetto in privato, per indurlo a esprimere un quadro sistematico di informazioni da lui detenute sul tema dell’indagine, punto per punto comparabile con quello offerto dagli altri soggetti del campione». (Meschieri e Pirani, 1980).

Lo scopo di un questionario, in generale, è quello di tradurre gli obiettivi formali della ricerca in domande, in modo tale da ottenere le informazioni ritenute necessarie per la ricerca.

In particolare con il questionario “Orientamento & Informatica”  si è voluto rilevare i fatti, le opinioni e gli atteggiamenti, in riferimento alle proprie azioni professionali e alla competenza trasversale “informatica”.

Gli atteggiamenti rappresentano l’insieme delle valutazioni che vengono formulate del mondo che ci circonda e due, fra le più classiche definizioni, possono aiutare a comprenderne la natura: Krech e Crutchfield (1948) definiscono l’atteggiamento come una duratura organizzazione  di processi motivazionali, emotivi, percettivi e cognitivi, rispetto a qualche aspetto del mondo individuale; per Allport (1935) gli atteggiamenti sono predisposizioni apprese per rispondere a un oggetto, o a una classe di oggetti, con una modalità favorevole o sfavorevole.

Secondo un’impostazione largamente diffusa gli atteggiamenti vengono intesi come composti da tre parti: cognitiva, affettiva e conativa (Rosemberg e Hovland, 1960).

La componente affettiva riflette i sentimenti, le emozioni, gli stati affettivi, le valutazioni positive o negative; la componente cognitiva concerne la conoscenza, le credenze, le opinioni che l’individuo ha verso l’oggetto cui l’atteggiamento si riferisce; quella conativa si riferisce alle predisposizioni al passaggio all’azione, che si manifesta nelle descrizioni del come il soggetto si comporta o si comporterebbe verso l’oggetto (Manganelli Rattazzi, 1990).

«Gli atteggiamenti sono strettamente connessi alle strutture più stabili della personalità dell’individuo, sia in quanto frutto della sua “esperienza” sia perché dipendono dalle sue convinzioni, emozioni, dinamiche profonde, valori, peculiarità nel modo di entrare in contatto con la realtà e di elaborare i propri impulsi. Sono però riferibili a oggetti specifici dell’esperienza.» (Boncori, 2002).

Entrando nello specifico il questionario, messo a punto per la presente ricerca e allegato al termine del paragrafo, indaga sulle seguenti categorie di contenuto:

  • I fatti. Un tipo particolare di fatti sono i dati personali degli individui, che riguardano vari attributi dei soggetti. Le domande che mirano a rilevarsi sono dette “demografiche”, “classificatorie” o “strutturali” (Moser, Kalton, 1977; Pitrone, 1985) che nella letteratura anglosassone sono conosciute con il termine di background questions. Alcune informazioni ricavate da queste domande sono state trattate come variabili indipendenti e, di conseguenza, incrociate con alcune risposte relative ad altre domande del questionario.

In particolare si è cercato di indagare oltre ai dati anagrafici anche la dotazione informatica del soggetto e dell’ente/centro di riferimento.

  • L’atteggiamento verso il computer e in astratto verso le nuove tecnologie.
  • Le modalità e la frequenza di utilizzo del computer.
  • Una autovalutazione delle proprie competenze informatiche.
  • La descrizione di eventuali corsi di informatica seguiti

Il questionario è stato concettualmente strutturato in 5 sezioni.

La prima si proponeva di ricavare attendibili informazioni circa le caratteristiche socio-anagrafiche del campione (Ente di appartenenza, Provincia, Età, Sesso, Titolo di studio, tempo dal quale si è impiegati nel settore dell’orientamento) e si è indagata l’eventuale partecipazione a corsi di informatica e l’autovalutazione delle proprie competenze.

La prima parte di questa sezione del questionario è stata estratta da uno strumento già utilizzato nell’ambito di ricerche con operatori di orientamento[3] .

Nella seconda sezione è stato chiesto ai soggetti di indicare, su delle scale, la frequenza con la quale svolgono alcuni compiti propri dell’orientamento.

La terza sezione del questionario si ripropone di indagare la dotazione informatica del soggetto.

La quarta sezione ha come obiettivo quello di indagare l’atteggiamento verso il computer e le nuove tecnologie. Una parte di questa sezione è costituita da un differenziale semantico.

La quinta ed ultima sezione ha lo scopo di evidenziare qual’è l’utilizzo che si fa del computer e la frequenza con la quale si svolgono alcune operazioni con il computer.

Le domande del questionario sono sia aperte (a risposta libera) che chiuse (cioè si fornisce al soggetto un elenco di possibili alternative tra cui effettuare la scelta).

In particolare sono state utilizzate le seguenti tecniche di rilevazione di risposte: le scale di giudizio, “tecniche di misura non-rappresentazionale” che cercano di rilevare gli atteggiamenti e le valutazioni di un soggetto chiedendogli di esprimerli nei termini di un giudizio categoriale” (Dawes, Smith, 1985)[4]; per alcune domande (dalla numero 77 alla 86) è stata utilizzata una scala di differenziale semantico[5].

Nella realizzazione del questionario si è prestata attenzione affinché risultasse anche gradevole sotto il profilo estetico. Per non appesantirne la lettura, ad esempio, le indicazioni supplementari sono state fornite in colore grigio.

 

Questionario “Orientamento & Informatica”

 

L’obiettivo della presente ricerca è quello di raccogliere atteggiamenti, fatti e vissuti circa il rapporto degli operatori di orientamento verso l’informatica con lo scopo di arrivare ad una progettazione formativa informatica per gli operatori di orientamento.

Ritenendo che Lei possa offrire un valido contributo alla realizzazione della ricerca Le chiediamo di collaborare compilando, in ogni sua parte, la presente scheda di rilevazione dei dati.

Naturalmente nel rispetto dei termini di legge sulle garanzie alla riservatezza le informazioni raccolte saranno trattate in modo aggregato, esclusivamente per scopi scientifici.

Le saremmo grati se potesse compilare il questionario entro sette giorni dal ricevimento dello stesso. Dopo tale data il suo centro sarà contattato da un nostro collaboratore per stabilire le modalità e il giorno del ritiro dei questionari, che sarà effettuato tramite un nostro corriere.

 

Grazie per la collaborazione.

“Orientamento & Informatica”
Questionario

 

Sezione I – Dati anagrafici

 

01 Ente di appartenenza:_____________________________________

02 Provincia: _________

03 Età:_________

04 Sesso: 5 Femmina 5 Maschio

 

Titolo di studio: (La preghiamo di indicare TUTTI I TITOLI di studio posseduti)

05 Diploma 5 (specificare) 06 ______________________________
07 Specializzazione post-diploma 5 (specificare) 08 ______________________________
09 Laurea breve 5 (specificare) 10 ______________________________
11 Laurea 5 (specificare) 12 ______________________________
13 Specializzazione post-laurea 5 (specificare) 14 ______________________________
15 Master 5 (specificare) 16 ______________________________
17 Altro 5 (specificare) 18 ______________________________

 

19  Qualifica professionale ________________________________________________________________
20  Posizione / ruolo ricoperto ________________________________________________________________

 

21  Da quanto tempo lavora nel settore dell’orientamento?

Da 0 a 2 anni 5
Da 3 a 5 anni 5
Da 6 a 10 anni 5
Da più di 10 anni 5

 

  Si No
22  Ha mai frequentato corsi di formazione in informatica? 5 5

 

Se ha risposto No passi alla domanda 30, se ha risposto Si, risponda alle domande seguenti

 

23 Quanti corsi ha seguito? _________

Descriva brevemente il corso che ha seguito: (Se ne ha effettuato più di uno descriva il più significativo)

24 Anno d’inizio del corso _________
25 Quanto è durato? ________________________________________________
26 Dove si è svolto? 5Nel luogo dove lavora 5In un altro luogo
27 Quali sono stati gli argomenti del corso?

 

 

 

 

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________
28 A carico di chi era il costo del corso? 5Suo personalmente 5A carico di terzi (Ente per cui lavoro, datore di lavoro…)
29  Come valuta il corso Inutile Parzialmente

inutile

Parzialmente

utile

Utile
5 5 5 5

 

30  Come valuta le sue competenze informatiche?
Insufficienti Sufficienti Buone Ottime
5 5 5 5

Sezione II – Compiti, mansioni e competenze

 

Di seguito troverà elencata una serie di mansioni, le chiediamo di indicare quali di queste lei è chiamato normalmente a svolgere, e di indicarne la frequenza con la quale le svolge.

 

    Mai Raramente Spesso Sempre
31 Accoglienza 5 5 5 5
32 Progettazione e conduzione di incontri formativi finalizzati ad obiettivi specifici (per esempio la preparazione di un curriculum) 5 5 5 5
33 Programmazione di piani di intervento 5 5 5 5
34 Promozione e marketing del servizio di orientamento 5 5 5 5
35 Reperimento di informazioni 5 5 5 5
36 Sostegno alla definizione e maturazione di un progetto professionale 5 5 5 5
37 Sviluppo di reti territoriali 5 5 5 5
38 Counseling di carriera 5 5 5 5
39 Counseling orientativo 5 5 5 5
40 Erogazione di informazioni 5 5 5 5
41 Gestione di Banche Dati 5 5 5 5
42 Gestione delle risorse umane 5 5 5 5
43 Lettura e analisi dei bisogni 5 5 5 5
44 Messa a punto di materiali informativi 5 5 5 5
45 Monitoraggio di percorsi formativi 5 5 5 5
46 Monitoraggio e verifica degli interventi 5 5 5 5
47 Analisi della domanda di professionalità delle risorse dedicate 5 5 5 5
48 Analisi, pianificazione e coordinamento dei servizi 5 5 5 5
49 Assistenza tecnica nella definizione delle politiche di orientamento 5 5 5 5
50 Attivazione di piccoli gruppi centrati su un compito informativo o sperimentale, (ad esempio la stesura di un curriculum vitae) 5 5 5 5
51 Azioni di accompagnamento nelle diverse fasi di passaggio 5 5 5 5
52 Coordinamento di servizi dedicati 5 5 5 5
53 Costruzione di piani di intervento 5 5 5 5
54 Tutorato di tirocini 5 5 5 5
55 Utilizzo di strumenti specialistici per l’orientamento 5 5 5 5
56 Monitoraggio di percorsi scolastici 5 5 5 5

 

Può indicare altre tre attività che, secondo lei, caratterizzano la sua professionalità?:

57 A) ____________________________________________________
58 B) ____________________________________________________
59 C) ____________________________________________________

 

Sezione III – Dotazione informatica

 

  Si No
60  Nel posto dove lavora ha a disposizione un computer personale? 5 5

Se ha risposto No, passi alla domanda 70 altrimenti risponda di seguito.

Il suo computer è dotato di:

  Si No Non so
61 Lettore CD-ROM 5 5 5
62 Stampante 5 5 5
63 Scheda Audio con Casse 5 5 5
64 Masterizzatore CD 5 5 5
65 Una rete locale con gli altri computer del centro 5 5 5
66 Scanner 5 5 5
67 Connessione ad Internet 5 5 5

68 Se Si, quanto tempo è connesso al giorno?

Mai 1 ora Più di 1 ora Sempre
5 5 5 5

 

69 Indichi, per favore, il grado di adeguatezza del computer a sua disposizione, alle sue attività e necessità:
Per nulla

adeguato

Poco

adeguato

Abbastanza adeguato Completamente adeguato
5 5 5 5

70  Dispone di un indirizzo di posta elettronica?

No Si, comune con altri colleghi Si, personale Entrambi
5 5 5 5

L’ente per cui lavora:

  Si No Non so
71 Dispone di un sito internet 5 5 5
72 Acquista periodicamente del software 5 5 5
73 Ha una dotazione software sufficiente 5 5 5
74 Acquista manuali per l’uso dei software in dotazione 5 5 5
75 Dispone di software specifici per l’orientamento 5 5 5
76 Se ha risposto Si, a quest’ultima domanda, quale? ________________________________________

Sezione IV – Io e il computer

 

Di seguito troverà elencata una serie di aggettivi di significato opposto l’uno all’altro (per esempio bello/brutto), le chiediamo di pensare al computer e di descriverlo utilizzando le coppie di aggettivi sottostanti, facendo una croce tanto più a destra o tanto più a sinistra, quanto più si sente vicino all’uno o all’altro aggettivo. La preghiamo di rispondere a tutte le coppie di aggettivi.

77   Utile 5 5 5 5 5 Inutile
78 Prevedibile 5 5 5 5 5 Imprevedibile
79 Lento 5 5 5 5 5 Rapido
80 Buono 5 5 5 5 5 Cattivo
81 Freddo 5 5 5 5 5 Caldo
82 Superfluo 5 5 5 5 5 Indispensabile
83 Svantaggioso 5 5 5 5 5 Vantaggioso
84 Aperto 5 5 5 5 5 Chiuso
85 Sicuro 5 5 5 5 5 Insicuro
86 Rigido 5 5 5 5 5 Flessibile
87 Affascinante 5 5 5 5 5 Noioso
88 Difficile 5 5 5 5 5 Facile

 

Indichi il suo grado di accordo/disaccordo con le affermazioni che troverà di seguito:

  Completamente in disaccordo Parzialmente in disaccordo Né d’accordo/ Né in disaccordo Parzialmente d’accordo Completamente d’accordo
89 E’ più facile informare tramite i siti internet che tramite i normali canali di comunicazione (giornali, riviste, libri, radio…) 5 5 5 5 5
90 Credo che il computer in futuro sarà uno strumento importante per l’orientamento 5 5 5 5 5
91 Una comunicazione tramite il computer (e-mail, chat, videoconferenza) non è una comunicazione efficace 5 5 5 5 5
92 Credo sia possibile che i computer sostituiscano completamente l’uomo in molte professioni 5 5 5 5 5
93 Un computer riesce ad immagazzinare molte più informazioni di quanto sia capace un essere umano 5 5 5 5 5
94 Non riesco ad immaginare un mondo senza computer 5 5 5 5 5
95 L’informatica ha poco a che fare con l’orientamento 5 5 5 5 5
96 I computer aumentano la libertà dell’uomo e ci permettono di diventare migliori 5 5 5 5 5
97 Chi usa molto i computer tende ad avere una vita molto schiva ed isolata 5 5 5 5 5
98 Non tutte le persone sono portate ad usare i computer 5 5 5 5 5
99 Poche persone sanno effettivamente sfruttare un computer al meglio 5 5 5 5 5
100 L’orientamento è basato sulla relazione diretta e non mediata da strumenti informatici 5 5 5 5 5

Sezione V – Utilizzo del computer

 

Rispetto alle azioni, eseguibili con un computer, che troverà elencate di seguito indichi la frequenza con cui esegue queste attività.

  Mai Raramente Spesso Sempre
101   Inviare e ricevere posta elettronica 5 5 5 5
102   Scrivere del testo (relazioni, lettere, report …) con programmi di videoscrittura (tipo Word) 5 5 5 5
103   Aggiornamento di Banche Dati 5 5 5 5
104   Creazione di Banche Dati (tipo Access o File Maker) 5 5 5 5
105   Gestione di fogli di calcolo (tipo Excel) 5 5 5 5
106   Realizzazione di pagine WEB 5 5 5 5
107   Comunicare tramite chat (tipo ICQ o Messenger) 5 5 5 5
108   Partecipazione a forum e gruppi di discussione on line 5 5 5 5
109 Navigare in Internet 5 5 5 5
110 Realizzare presentazioni (tipo Power Point) 5 5 5 5
111 Gestione di forum e gruppi di discussione on line 5 5 5 5
112 Fare ricerche su Internet tramite i motori di ricerca (Google, Virgilio, Yahoo …) 5 5 5 5
113 Visitare siti internet specifici per l’orientamento 5 5 5 5

 

2.6 Pretest e indagine pilota

 

Prima dell’inizio della fase di campo della ricerca, lo strumento realizzato è stato sottoposto a più passaggi di controllo. McBurney (1986) definisce il controllo «come qualsiasi mezzo impiegato per eliminare le possibili minacce alla validità di una ricerca».

La prima fase di controllo è consistita in un pretest, cioè la somministrazione ad un gruppo ristretto (20 soggetti con caratteristiche simili a quelle del campione prescelto) con lo scopo di correggere errori strutturali dello strumento. In questa fase i questionari sono stati somministrati in gruppo ed in presenza di un ricercatore. Al termine della somministrazione i soggetti sono stati invitati ad esprimere un parere riguardo il questionario e la ricerca in generale. Sintesi dei pareri e delle osservazioni sono state raccolte all’interno di un diario della somministrazione.

La seconda fase di controllo è consistita in una procedura di thinking aloud. Questa procedura prevede che al soggetto venga richiesto di rispondere ad un questionario ragionando ad alta voce, evidenziando quindi i processi che sottendono le risposte. Per questa procedura sono stati utilizzati 5 soggetti (tutti con caratteristiche corrispondenti  a quelli del campione). Per ciascun soggetto è stato realizzato un diario della somministrazione.

Al termine di queste due fasi sono state evidenziate alcuni problemi connessi allo strumento. Analizzando i questionari raccolti in fase di pretest è stato riscontrato un numero molto alto di mancate risposte nella sezione III del questionario. Questo problema è stato confermato, dalla procedura di thinking aloud, dove i soggetti avevano tralasciato di rispondere all’intera serie di domande qualora non avevano modo di rispondere alla prima domanda della serie. Per ovviare a questo problema è stata inserita una terza opzione, oltre ai già presenti si e no, e cioè non so. Questo accorgimento ha consentito di ridurre drasticamente la percentuale di missing value.

Entrambe le due procedure hanno evidenziato che non tutti i soggetti percepivano il dovere di indicare tutti i titoli di studio posseduti, ma la grande maggioranza indicava esclusivamente i titolo più recente. Per questo motivo è nato il bisogno di modificare graficamente la sezione I del questionario evidenziando maggiormente che la richiesta fosse quella di indicare tutti i titoli di studio posseduti.

Il pretest ha evidenziato la necessità di numerare gli item del questionario, per facilitarne la localizzazione e l’inserimento dati.

La procedura di thinking aloud ha evidenziato la difficoltà dei soggetti di padroneggiare la sezione IV del questionario caratterizzata da un differenziale semantico. Alla totalità dei soggetti era sfuggita, in prima analisi la presenza di coppie di aggettivi contrapposti, e comunque, anche dopo aver individuato la presenza di coppie dicotomiche di aggettivi, i soggetti continuavano a far riferimento esclusivamente alla prima parola. Questo fatto ci ha obbligato a modificare graficamente questa sezione, riducendo lo spazio che intercorreva tra le due parole, ponendole quindi ad una prossimità percettiva maggiore. Per verificare il successo di questa modifica è stata eseguita una nuova procedura di thinking aloud specifica per questa sezione su soggetti affini a quelli del campione, che ha dato responso positivo alla modifica, anche se ha consigliato l’inserimento di una più dettagliata spiegazione iniziale.

Le domande emerse durante la procedura di thinking aloud e di pretest sono state utilizzate per realizzare una guida per la compilazione del questionario, riportati sul retro della pagina di presentazione e di seguito riportati.

 

Alcuni accorgimenti per la compilazione del questionario:

 

  • Le chiediamo di leggere attentamente ogni domanda e di rispondere a ciascuna di esse seguendo l’ordine in cui vengono presentate.
  • Non essendoci risposte giuste o sbagliate Le chiediamo di indicare la risposta che più si avvicina al suo modo di essere o di pensare.
  • Se in una domanda non ci sono risposte che corrispondono esattamente al suo modo di pensare esprima comunque la sua preferenza indicando la modalità che più si avvicina alle sue idee.
  • All’interno del questionario alcune domande sono costruite con la tecnica del differenziale semantico, queste prevedono che Lei risponda indicando la sua preferenza con una croce, tanto più a destra o tanto più a sinistra, quanto più si sente vicino all’uno o all’altro aggettivo posti alle estremità della scala.

Esempio – se la domanda fosse “Come trova questo questionario” e la sua risposta fosse molto bello andrebbe indicata in tal modo:

 

71   Bello 5 5 5 5 Brutto

 

I soggetti contattati hanno mostrato notevole interesse e forte motivazione verso i temi affrontati dallo strumento ed hanno compilato il questionario in un tempo medio di 20 minuti.

La terza fase di controllo è consistita in una indagine pilota, che ha coinvolto un campione di 32 soggetti (estratti dalla lista dei residui del campionamento) ed ha consentito di raccogliere indicazioni sulle caratteristiche della procedura e metodologia di ricerca.

L’indicazione più interessante fornita dall’indagine pilota è in relazione ad alcune distorsioni sistematiche dei dati, response effect[6], dovute all’ordine degli aggettivi nel differenziale semantico, dato in linea con alcuni studi e ricerche (Nakamura, 1959; Bradburn, 1983) nei quali sono stati evidenziati comportamenti specifici dei soggetti partecipanti alla  ricerca, per cui, per apparire coerenti con la risposta data in precedenza, vengono assunte linee di risposta costanti ma non sincere. Per ovviare a questo problema è stato deciso di ordinare in maniera casuale gli aggettivi del differenziale semantico, ed in particolare è stato scelto di non collocare gli aggettivi a connotazione negativa esclusivamente da una parte e gli aggettivi a connotazione positiva dall’altra. Sono quindi stati ordinati in maniera random. Questo risultato è in linea con quanto scoperto da Baumeister nel 1982 circa la volontà dei soggetti di non apparire ipocriti, bugiardi o con una doppia faccia, ma di dare risposte che soddisfacessero il loro bisogno interno di coerenza.

Inoltre, l’indagine pilota ha consentito la preparazione di liste di preferenza da sostituire alle domande aperte, per facilitare l’analisi delle informazioni. Al termine dell’indagine pilota sono state quindi sostituite le domande aperte, poste all’inizio del questionario, con risposte chiuse, che rispecchiassero le alternative maggiormente citate. L’indagine pilota ha consentito di ridurre il numero complessivo di domande  eliminandone alcune prive di un chiaro effetto discriminante tra i soggetti con “opinioni, atteggiamenti, sentimenti diversi”. Nel complesso, lo studio pilota ha dato buone garanzie sulla sensibilità, attendibilità e validità dello strumento.

 

2.7. Dal dato all’informazione

 

Il passaggio più critico delle ricerche attuali è il passaggio trasformativo che conduce i dati raccolti in informazioni. Spesso si assiste a ricerche che a fronte di una mole ingente di dati non riescono a produrre una quantità congruente di informazioni.

La prima fase critica del processo di trasformazione è rappresentata dall’inserimento dei dati. Il questionario, essendo compilato in versione cartacea, ha richiesto la sua trasformazione in formato elettronico. A questo scopo è stato realizzato un DataBase con una maschera di inserimento dei dati del tutto simile, per contenuti e forma grafica al questionario cartaceo. L’addetto all’inserimento dei dati è stato quindi istruito affinché riportasse nella maschera elettronica il contenuto di ciascun questionario pervenuto. E’ stato inoltre istruito a riportare sulla maschera tutti i segni grafici presenti sul questionario per ciascuna area di risposta, nonché ad indicare nel campo note, conclusivo della maschera, eventuali annotazioni o considerazioni legate al singolo questionario. Per ciascun questionario inserito il DataBase forniva all’addetto all’inserimento un codice numerico da riportare sulla prima pagina del questionario per eventuali procedure di matching tra la versione cartacea e quella elettronica.

Indicando all’addetto di riportare tutti i segni riportati nel questionario si ottiene un duplice vantaggio, in primo luogo si ha una mappatura completa delle risposte fornite dagli utenti, e quindi anche di comportamenti ed interpretazioni errate delle risposte, che possono fornire importanti ed interessanti spunti di riflessione metodologica, in secondo luogo questa procedura esenta l’addetto all’inserimento da compiti e distorsioni interpretative dei dati.

Per esempio nel nostro caso molti soggetti hanno indicato più di una risposta alla domanda 70 (Dispone di un indirizzo di posta elettronica?), nello specifico, invece di indicare la risposta “Entrambi”, hanno indicato sia “Si, personale” che “Si, comune ad altri colleghi”. A questo punto, mediante una procedura tradizionale di inserimento dei dati l’addetto all’inserimento sarebbe stato chiamato ad una scelta circa l’inserimento di questa informazione, avrebbe potuto infatti inserirla come risposta mancante, in quanto non correttamente indicata, oppure avrebbe potuto interpretarla come volontà di indicare la risposta “Entrambi”. Procedere nel modo proposto, non scioglie il dubbio dell’interpretazione, ma consente però di posporre il problema al termine dell’inserimento, quando tutti i questionari saranno inseriti, aggiungendo alla scelta un indicazione circa la dimensione del fenomeno e della sua direzione. Al termine della procedura di inserimento i ricercatori vengono chiamati a definire i termini interpretativi per le risposte dubbie. Definiti questi termini il DataBase viene facilmente trasformato in una matrice di dati compatibile con i principali software statistici e vengono “etichettate” le modalità di ciascuna variabile. Per la creazione del DataBase è stato utilizzato il software File Maker.

 

Fig. 2.1 – Maschera di inserimento dati

 

Al termine della procedura di inserimento sono stai estratti a campione 15 questionari in originale su carta e sono stati verificati i dati inseriti nel DataBase, con lo scopo di verificare eventuali errori macroscopici nella conversione dei dati da parte dell’addetto all’inserimento. Non sono stati riscontrati errori.

La seconda fase del processo di analisi dei dati è rapresentata dalla analisi vera e propria dei dati. A questo scopo sono state utilizzate analisi descrittive (frequenza, media, deviazione standard …), statistiche inferenziali (ANOVA, MANOVA, test di Kruskal-Wallis …) e analisi multivariate (analisi fattoriale, analisi dei cluster).Le analisi descrittive sono state utilizzate al fine di presentare una visione generale per ognuna delle variabili del questionario, sia in relazione al campione totale che ad i vari sottocampioni identificati. Si è cercato così di individuare le specifiche caratteristiche per ogni singolo item del questionario, mediante la distribuzione di frequenza, le percentuali di risposta e le statistiche di tendenza centrale e di dispersione (medie e deviazioni standard), allo scopo di comprendere come si sono collocate le risposte dei soggetti nelle diverse aree indagate.

Le analisi inferenziali sono state orientate all’evidenziazione di eventuali differenze, nelle risposte al questionario, in funzione delle variabili indipendenti considerate

Infine le analisi multivariate sono state finalizzate all’identificazione degli assi logico-cognitivi attraverso i quali i soggetti collocano i loro giudizi. Inoltre, attraverso delle tecniche di classificazione sono stati raggruppati i soggetti in gruppi di unità. Queste tecniche consentono di trasformare similarità psicologiche in distanze euclidee, rendendo quindi leggibile un insieme di dati difficilmente interpretabile in maniera globale. Per l’analisi statistica sono stati utilizzati i pacchetti statistici Statistica 6 della StatSoft, SPSS e Concordance. Quest’ultimo è stato utilizzato per sintetizzare le domande aperte del questionario.

Per consentire a tutti una organica e attiva lettura del presente volume, vengono di seguito brevemente presentate e discusse le tecniche di analisi dei dati utilizzate.

[1] Bateson ha evidenziato  come sia il contesto a fissare il significato. Per esempio, alla domanda “Che cosa è la proboscide di un elefante?”, generalmente si tende a rispondere comunemente che “la proboscide di un elefante è il suo naso”. Questa risposta nasce in virtù di un processo di comunicazione, dove è il contesto nel quale si trova la proboscide, il suo essere sotto la linea degli occhi e sopra la bocca, ad identificarla come “naso”, anche se sappiamo che in realtà è una modificazione del labbro del pachiderma. Questo ha portato Bateson ad affermare che “nulla ha significato se non è visto in qualche contesto”.

[2] Ad ogni centro è stato inviato un numero congruo di copie del questionario, accompagnate da una lettera di presentazione in cui veniva descritta la ricerca, le sue finalità, le modalità di somministrazione e di riconsegna dei questionari

[3] Nello specifico è stata utilizzata parte della sezione I – Dati socio anagrafici del questionario “I Professionisti dell’orientamento” (A.Grimaldi, 2003a).

[4] Gli item sono stati formulati con un criterio di free validity e sono stati disposti successivamente in ordine casuale, onde evitare effetti di interferenza dovuti alla sequenza.

[5] Queste sono scale bipolari, in cui il soggetto è chiamato a indicare la collocazione della sua emozione o opinione situandola in uno dei due poli, rappresentati da una coppia di aggettivi di senso contrario, che quindi si escludono. Il differenziale semantico ha il vantaggio di risultare concettualmente vicino alla definizione teorica di atteggiamento quale dimensione valutativa di un oggetto o comportamento. L’impiego di coppie di aggettivi opposti rende infatti bene l’idea del continuum valutativo sul quale il soggetto posiziona l’oggetto o comportamento (Ercolani, Areni e Leone, 2001).

Il differenziale semantico, data l’eterogeneità del campione e la diversa composizione culturale dello stesso, è stato costruito su una scala Likert a 5, come indicato anche dallo stesso Osgood.

 

[6] Bradburn (1983) definisce i response effect come indicazioni del grado in cui diverse modalità di rilevazione e misurazione di una variabile influenzano in modo sistematico i dati che si ottengono.