Dai profili professionali alle configurazioni organizzative:

quattro anni di ricerche ISFOL

 

Andrea Laudadio

 

Premessa

 

All’interno del dibattito sui temi dell’orientamento è ampia l’attenzione dedicata a coloro che, a vario titolo, si occupano dell’erogazione di servizi orientativi (Pombeni, 1990; Sarchielli, 2000 Castelli, Venini, 2002; Messeri, 2002).

Inoltre, sono proprio gli operatori di orientamento che, maggiormente, sollecitano la comunità scientifica su questi temi. In una ricerca Isfol (Grimaldi, 2003a), svolta su un campione di professionisti dell’orientamento, è emerso che una significativa percentuale di operatori individua, accanto alla frammentazione del sistema-orientamento italiano e alla mancanza di metodologie e strumenti condivisi e verificati, proprio la mancanza di definizione delle funzioni di tale figura professionale, termine che induce alcuni autori (Sarchielli 2000, Trapani, Sprini, Miragliotta, 2003) ad utilizzare, più propriamente, quello di configurazione professionale.

 

Problemi attuali* N.** %
Frammentazione e sovrapposizione degli Enti che svolgono attività di orientamento 94 13,62
Mancanza di metodologie e strumenti condivisi e verificati 81 11,74
Mancanza di una definizione del profilo di orientatore 77 11,16
Mancanza di monitoraggio strutturato dei risultati 67 9,71
Mancanza di percorsi formativi specifici per la figura dell’orientatore 66 9,57
Scarsa valorizzazione del lavoro fatto dai singoli operatori 57 8,26
Difficoltà nei rapporti con le strutture del territorio 53 7,68
Mancanza di riflessione teorica rispetto all’agire quotidiano 50 7,25
Scarsità di informazioni preventive sui corsi che verranno attivati dai vari enti 48 6,96

*da “I professionisti dell’Orientamento” Grimaldi (2003a)

**Campione: 156 soggetti. Età media 41 anni 

 

Il dibattito in questione è trasversale anche rispetto alle altre realtà nazionali ed estendibile al tema della formazione, qualifica e competenze, degli operatori di orientamento (Heirbert, McCarty, Repetto, 2001; McCarthy, 2002).

Rispetto al tentativo di sistematizzazione dei profili professionali, nel nostro Paese, le posizioni sono riconducibili a due: da una parte, i sostenitori di una figura unica; dall’altra, coloro che sottolineano la necessità di differenziare più funzioni e/o profili all’interno dello stesso ambito di intervento. La prima posizione è sostanzialmente il prodotto della convinzione che l’orientamento coincida con “l’attività di aiuto finalizzata alla presa di decisione attraverso la valorizzazione delle risorse complessive del cliente” (Sangiorgi, 2005) e che le altre attività di orientamento (informazione orientativa, tutorato, accompagnamento al lavoro, placement…) – pur non rientrando nello stesso – “costituiscono talvolta un’utile integrazione” (Sangiorgi, 2005) al processo orientativo.

Nella seconda posizione è individuabile – di contro – una maggiore attenzione alla dimensione organizzativa dell’orientamento (Avallone, 2003).

Rispetto alle due distinte posizioni, l’Isfol ha recentemente offerto il suo contributo (Grimaldi, 2003b) ipotizzando un meta-modello organizzativo e di professionalità che operi nell’ambito dell’orientamento. In questo contributo si vuole integrare il modello dell’Isfol, cioè l’articolazione in funzioni e/o profili suddetta, con alcune considerazioni che scaturiscono da alcune ricerche successive, in modo da operare un confronto tra i principi che lo hanno ispirato e le conclusioni a cui è possibile pervenire in una prospettiva di sviluppo e implementazione del sistema orientamento nel nostro Paese.

 

La proposta Isfol: utenza e contesto

 

Alla base del modello dell’Isfol è evidente l’importanza che ricopre il contesto all’interno del quale l’organizzazione orientativa viene chiamata ad operare.

I contesti in grado di caratterizzare – e declinare – in maniera distintiva le attività di orientamento fanno riferimento all’area dell’apprendimento-formazione e del mercato del lavoro. Apparentemente, questa suddivisione in ambiti potrebbe sembrare non ancorata alle attuali tendenze del mercato del lavoro e della formazione che sembrano tendere – sempre di più – ad una fusione e sovrapposizione: tirocini, stage, learning on the job, e via dicendo. Inoltre la suddivisione in ambiti – che nel documento definitivo erano scuola, università, formazione professionale e lavoro – sembrerebbe ancora troppo associata alla superata dicotomia tra orientamento scolastico e orientamento professionale.

In realtà, la suddivisione in contesti ha origine dalla volontà di porre al centro del processo orientativo l’individuo e la distinzione in contesti costituisce semplicemente una estensione di questa volontà. I contesti identificati sono infatti gli ambiti in cui sembra attualmente concentrarsi la domanda di orientamento. Una recente ricerca Isfol[1], finalizzata a fornire un primo tentativo di fotografare lo stato dell’arte del sistema-orientamento in Italia, ha esplorato la composizione dell’utenza dei servizi di orientamento.

 

Tabella 3 – Suddivisione dell’utenza dei servizi

Tipologia %
Studenti scuola superiore 22,56%
Adulti disoccupati di lungo periodo 14,77%
Adulti disoccupati in cerca di prima occupazione 11,37%
Studenti scuola media 9,84%
Universitari 8,07%
Adulti occupati precari 5,57%
Di donne in cerca di un reinserimento lavorativo 5,56%
Adulti disoccupati neo laureati 4,93%
Immigrati 4,77%
Disabili 4,25%
Adulti occupati in mobilità 2,86%
Adulti occupati in transizione 2,64%
Studenti scuola elementare 0,93%
Drop out che hanno già abbandonato 0,89%
Drop out a rischio di abbandono 0,74%
Detenuti 0,14%
Tossicodipendenti 0,11%

 

La lettura della tabella fornisce immediatamente una informazione circa il peso dell’istruzione: oltre il 45 % degli utenti.

A questo punto, però, è legittimo interrogarsi su un punto: in che misura l’utenza determina/caratterizza il servizio? In altri termini, porre al centro del servizio la persona, produce anche organizzazioni che si caratterizzano per porre al centro del proprio servizio l’utenza di riferimento?

Per rispondere a questa domanda, attraverso delle tecniche di analisi statistica[2] è stata sintetizzata l’informazione dell’utenza e ridotta a dimensioni – cartesiane – di sintesi. Così come era legittimo attendersi, le dimensioni principali fanno riferimento al mondo dell’istruzione e a quello del lavoro – formazione al lavoro. Se si collocano sugli assi tutte le strutture che hanno partecipato all’indagine, si osserva come il processo di specializzazione – a questo punto definibile anche come processo di contestualizzazione – sia, in realtà, in atto: mentre alcune – anche se poche in riferimento ai numeri presentati – sembrano avere una vocazione principalmente scolastica, altre – in particolare i CPI – sembrano dedicarsi essenzialmente ad una utenza legata fortemente al lavoro.

La proposta Isfol identificava inoltre 4 funzioni principali legate al processo orientativo: trasmissione di informazioni, consulenza alla persona, tutorato/monitoraggio, coordinamento. Mentre le prime tre si riferiscono all’erogazione vera e propria del servizio, la quarta funzione è più propriamente gestionale.

Possiamo ricorrere alla stessa ricerca utilizzata in precedenza per verificare (anche se solo in termini esplorativi) la congruenza di questa suddivisione con la realtà nazionale. La percentuale indica la quantità di utenti che usufruisce del servizio.

 

Tabella 3 – Utenti per ciascun servizio offerto dalla struttura

Servizio svolto %
Attività di carattere informativo sulle opportunità  formative e di accesso al lavoro 22,83%
Gestione di colloqui orientativi di primo livello 17,00%
Progettazione e conduzione di incontri formativi finalizzati ad obiettivi specifici 9,51%
Attività di counseling orientativo 7,89%
Interventi formativi in casi di abbandono scolastico o cambi di indirizzo di studio 5,22%
Conduzione di incontri e colloqui di gruppo 5,09%
Attività di sostegno all’inserimento lavorativo 4,50%
Realizzazione di interventi specifici per diverse tipologie di utenza 4,45%
Realizzazione attività di tirocinio in percorsi formativi 4,30%
Promozione di allestimenti di eventi, iniziative ed incontri 3,57%
Consulenza ai progetti professionali 3,53%
Percorsi di bilancio di competenze 2,99%
Attività di prevenzione dell’insuccesso scolastico 2,74%
Attività di accoglienza nei nuovi cicli di studio e verifica in itinere dei risultati scolastici 2,52%
Attività di accompagnamento in esperienze di alternanza scuola-lavoro 1,85%
Progetti di socializzazione al lavoro 1,03%
Attività di counseling di carriera 0,97%

 

La suddivisione informazione/consulenza/accompagnamento sembra – a nostro avviso – coerente con i dati raccolti. Anche se la consulenza – o, meglio, le attività di secondo livello – sembrano far riferimento ad un utenza ancora troppo ristretta.

 

La proposta Isfol: i professionisti

 

Il meta-modello Isfol proponeva quattro aree di competenza distintive: comunicativo-relazionale, analisi dei problemi e di progettualità individuale, lettura del contesto e progettazione di attività di orientamento, giuridiche, amministrative ed informatiche[3].

La declinazione di questi ambiti di competenza portava all’identificazione di 4 profili professionali:

  • Operatore dell’informazione
  • Tecnico dell’orientamento
  • Consulente di orientamento
  • Analista di politiche e servizi di orientamento

Mantenendo la volontà di analizzare criticamente questa suddivisione è stata condotta una ricerca specifica finalizzata ad identificare il livello di coerenza-congruenza tra questo modello e la realtà del nostro Paese o, in altri termini, verificare la rintracciabilità di prototipi professionali simili o affini a quelli identificati dal modello.

La ricerca ha riguardato un campione di 243 operatori di orientamento stratificati per area geografica e tipologia di ente di appartenenza. A ciascun soggetto è stato chiesto di indicare su una scala da 1 (mai) a 4 (sempre) quanto spesso svolgessero alcune funzioni, tratte dal modello ISFOL[4]. Le attività sono congruenti con le aree di sintesi della ricerca IAEVG Qualification Standard Project – Valutazione, Orientamento Scolastico, Sviluppo professionale, Counselling, Gestione dell’informazione, Ricerca e valutazione, Placement, Gestione di programmi e servizi[5].

Le analisi statistiche hanno evidenziato 4 gruppi omogenei di soggetti.

(a) Gli operatori appartenenti al primo sostengono di svolgere (spesso o sempre) tutte le funzioni prese in esame; sembra quindi che i soggetti ritengano di svolgere tutto il repertorio di attività previsto per le attività di orientamento e riportato nel questionario. Sulla base di tali caratteristiche il cluster è stato denominato Factotum.

L’operatore Factotum sostiene, infatti, di svolgere una varietà di compiti e azioni orientative indipendentemente dal contesto organizzativo in cui si colloca. Si dedica ad attività di accompagnamento, tutoraggio, counseling, coordinamento, reperimento e costruzione dell’informazione, pianificazione e monitoraggio, senza alcuna sorta di differenziazione[6].

(b) Il secondo gruppo, pur mostrando i valori più bassi dell’intero campione, presenta valori medi molto differenziati tra le diverse variabili considerate. In particolare si evince l’attribuzione di valori considerevolmente più alti in corrispondenza delle attività di Monitoraggio e verifica degli interventi, Tutorato di tirocini, Monitoraggio di percorsi formativi, Monitoraggio di percorsi scolastici, Accoglienza[7]. Tale andamento sembra caratteristico della specifica funzione dedicata alle attività di monitoraggio/tutorato dei processi orientativi e in ragione di tale evidenza il cluster è stato denominato Tutor.

Più specializzato in azioni quali il monitoraggio e il tutoraggio dei percorsi formativi, questo profilo si autodefinisce spesso formatore[8]  E’ molto probabile, pertanto, che tale figura professionale svolga anche attività di formazione, come del resto molti soggetti dichiarano in risposta alla domanda “svolge altre attività”.

(c) Nel terzo gruppo si collocano i soggetti che mostrano valori medi elevati in corrispondenza delle attività di Counseling di carriera, Counseling orientativo, Sostegno alla definizione e maturazione di un progetto professionale, Utilizzo di strumenti specialistici per l’orientamento. I soggetti appartenenti a tale raggruppamento possono essere considerati pertanto come Counselor[9].

(d) Il quarto gruppo, infine, mostra valori medi maggiori in corrispondenza delle seguenti variabili: Gestione di Banche Dati, Reperimento di informazioni, Erogazione di informazioni, Accoglienza, Progettazione e conduzione di incontri formativi finalizzati ad obiettivi specifici, Messa a punto di materiali informativi, Lettura e analisi dei bisogni. Anche in questo caso sembra emergere una spiccata corrispondenza con la funzione informativa per l’orientamento. Da qui scaturisce l’appellativo Informatore[10].

E’ è stata identificata – attraverso procedure più squisitamente qualitative – anche un’altra figura oltre queste descritte – il coordinatore – ma la bassa consistenza numerica di questa figura (solo 4 profili chiaramente identificati) non ha consentito che questa figura emergesse chiaramente con le tecniche quantitative.

La successiva ricerca svolta sul territorio nazionale – di cui in precedenza sono stati offerti alcuni dati circa l’utenza e i servizi –  ha consentito di identificare 6696[11] professionisti[12].

 

Tabella 3 – Operatori dei servizi

 

 

 
Area Italia Nord – Ovest Nord – Est Centro Sud
Enti Privati 1151 665 337 58 91
Enti Pubblici 5545 1938 1124 921 1562
Totale 6696 2603 1461 979 1653

 

Rispetto i profili professionali identificati in precedenza: esistono (o meglio, si considerano tali) 1565 informatori (25,03%), 1173 counselor (18,76)%, 1066 tutor (17,05), 945 (15,12%) personale amministrativo e 467 (7,47%) coordinatori di strutture. Se escludiamo il personale amministrativo la suddivisione tra i profili è la seguente:

 

 

La lettura di questo dato – nelle intenzioni di chi scrive – doveva condurre all’individuazione delle relazioni organizzative che sussistono – o dovrebbero sussistere – tra questi soggetti. Nell’intenzione del meta-modello Isfol, infatti, la natura relazionale tra i vari profili doveva offrire – in termini olistici – il vero valore aggiunto. Se l’orientamento si configura come una risposta complessa ad un problema complesso, è ragionevole che tale risposta non possa risiedere nella proposta di una unica figura – che sia il factotum o il counselor – ma da un sistema organizzato che, al suo interno, contempli tutte le competenze necessarie e le risorse funzionali a poter mettere in azione una strategia organica e organizzata.

L’interrogativo quindi è il seguente: quale relazione esiste tra i professionisti che operano nel campo dell’orientamento all’interno della stessa struttura? In che modo – e quanto –  le persone di una stessa struttura operano in maniera sinergica. Ancora meglio: quale “organizzazione” esiste tra le figure di una stessa struttura?

Queste domande, inoltre, portano con sè una domanda metodologica, ovvero: come esplorare questa relazione?

In prima battuta ci si è soffermati sugli aspetti quantitativi. In particolare l’obiettivo era quello di verificare se e quanto le strutture rispondessero al modello organizzativo proposto dall’Isfol.

E’ difficile fornire una risposta univoca per più di una ragione. In primo luogo perché l’analisi ha evidenziato l’esistenza di una grande percentuale di strutture all’interno delle quali la dimensione organizzativa non è rintracciabile poiché la struttura è composta da un solo soggetto – nella maggior parte dei casi factotum oppure informatore (è il caso degli informagiovani). In secondo luogo perché è difficile comparare strutture con dimensioni – anche organizzative – molto diverse tra loro.

Da una sintetica lettura dei primi risultati si rintraccia però una vocazione delle strutture ad adattarsi – anche in termini organizzativi – alle dimensioni e tipologie dell’utenza. Appare infatti molto forte la relazione tra servizi erogati e professionalità coinvolte. A questo punto è doverso chiedersi se sono i servizi che si adattano – per professionalità ed offerta – alle caratteristiche dell’utenza o se piuttosto l’utenza non si autoselezioni sulla base dei servizi offerti dalla struttura.

 

Considerazione conclusive

 

E’ difficile fornire una fotografia del sistema-orientamento. Sostanzialmente perché l’alta variabilità – che è propria di un sistema in sviluppo e propulsione – rende difficile individuare i confini e, soprattutto, le dimensioni del fenomeno.

Se si accetta per buona questa affermazione, è ancora più chiara l’importanza che riveste dedicare ancora maggiori risorse ed interesse alle questioni legate alla professionalità di chi vi opera.

Probabilmente la velocità con cui il sistema si è sviluppato (circa il 75% delle strutture sono sorte solo negli ultimi 10 anni) non ha consentito di dedicare la necessaria attenzione alle professionalità coinvolte.

Ma possiamo realmente parlare di sistema quando pensiamo all’orientamento? In conclusione si vuole provare a rispondere a questo interrogativo prendendo le mosse da studi, di più ampia portata, sui sistemi in generale.

Kenneth Boulding, uno dei sostenitori più convinti della teoria generale dei sistemi, concettualizzzò il mondo come una gerarchia ordinata di sistemi.

 

Livello Caratteristiche Esempio
Contesto Etichette e terminologia. Sistemi di classificazione Anatomie, geografie, liste, indirizzi, cataloghi
Meccanismi Eventi ciclici. Semplici con moti regolari o regolati. Sistema solare, macchine semplici (orologio o carrucola).
Sistemi di controllo Auto-controllo

Feedback

Trasmissione delle informazioni

Termostato

Omeostasi

Pilota automatico

Sistemi aperti Autoconservazione

Scorrimento ed eliminazione di materiale

Riproduzione

Cellula

Fiume

Sistemi genetici Divisione del lavoro (cellule) Pianta
Animali Mobilità, consapevolezza di sé, Struttura di conoscenza Cane, Gatto, Elefante
Esseri umani Auto-coscienza

Capacità di produrre, assimilare, interpretare i simboli

Io, tu
Organizzazioni sociali Sistema dei valori, significati Imprese, governi
Sistemi trascendentali La realtà inesorabilmente sconosciute Metafisica, estetica

 

Il sistema orientamento – per quanto ironicamente saremmo portati a crederlo più vicino ai Sistemi trascendentali – dovrebbe appartenere all’ordine delle organizzazioni sociali.

Il sistema-orientamento appare però, sulla base di quanto emerge delle ricerche e/o ricognizioni presenti in letteratura, privo di coscienza e capacità di autosservazione, prendendo in prestito la distinzione di Von Foerster (1981) tra sistemi di primo e di secondo ordine.

Accettare questa posizione significa condividere l’urgenza di dotare il sistema di “coscienza” attraverso il sostegno a strutture – anche di feedback – deputate a questo scopo. Inoltre, condividere questa impostazione impone la necessità di centrare il focus della ricerca (che assume anch’essa la funzione di feedback sistemico) sui meccanismi di costruzione di significato e comportamento del sistema: questo significa interessarsi alla relazione tra gli operatori, tra gli operatori e le organizzazioni e tra le organizzazioni stesse.

 

Bibliografia

 

Castelli, C., Venini, L., (2002) Psicologia dell’orientamento scolastico e professionale, FrancoAngeli, Milano.

 

Pombeni, M.L., (1990) Orientamento scolastico e professionale, il mulino, Bologna.

 

Sarchielli, G. (2000) Orientatore: una professione emergente. Rappresentazioni, esigenze del compito e sistemi di competenze. In S.Soresi (a cura di), Orientamenti per l’orientamento. Ricerche ed applicazioni dell’orientamento scolastico-professionale. ITER – Institute for Training Education and Research, Firenze.

 

Messeri A. (2002) Due mondi per l’orientamento?, in Magellano, 12

 

Grimaldi, A. (2003a) I professionisti dell’orientamento. Informazione, produzione di conoscenza e modelli culturali. FrancoAngeli, Milano.

 

Grimaldi, A. (2003b) Profili professionali per l’orientamento: la proposta Isfol. FrancoAngeli, Milano.

 

Trapani, R., Sprini, G., e Miragliotta, A. (2003)  Competenze e caratteristiche dell’orientatore nei centri per l’impiego, Magellano, 16

 

Heirbert, B., McCarty, J. e Repetto, E. (2001) Professional training, qualification, and skills. Sintesi del contributo presentato al II Simposio internazionale “Connecting Career Development with Public policy”, CCDF, Vancouver.

 

McCarthy, J. (2002) Competenze, formazione e qualifiche degli operatori di orientamento. Magellano, 11

 

Sangiorgi, G. (2005) L’orientamento. Teorie, strumenti, pratiche professionali. Carocci, Roma.

 

von Foerster, H. (1981), Observing systems. Seaside CA: Intersystems Publications (trad. it. Siste-mi che osservano, a cura di Mauro Ceruti e Umberta Telfener. Astrolabio, Roma, 1987).

 

[1] Hanno partecipato alla ricerca 588 strutture. Di cui 74 private e 514 pubbliche. Il 28,74% delle strutture sono del Nord-Ovest, il 23,30% del Nord-Est, il 17,18% del Centro e il 30,78% del Sud e Isole. Mediamente le strutture hanno 7 anni e 6 mesi di attività alle spalle. Le più radicate sono le private del Nord-Est mentre le più giovani quelle pubbliche del sud.

[2] Ber brevità non vengono riportate in dettaglio le analisi statistiche eseguite. Si rinvia alla pubblicazione definitiva dei risultati.

[3] Per un approfondimento circa la relazione tra competenze informatiche e orientamento si rimanda al volume ISFOL Orient@mento. Una ricerca nazionale sulla relazione tra orientamento e informatica. FrancoAngeli, Milano.

[4] Un’obiezione che si potrebbe avanzare a questo tipo di procedura è relativa al fatto che queste inferenze siano tautologiche; tuttavia alcune procedure messe in atto durante le varie fasi di ricerca offrono una possibile risposta a tale obiezione. Nel questionario infatti, al termine della sezione riferita alle attività in cui sono state inserite le caratteristiche individuate per la descrizione dei profili, è stato riservato uno spazio aperto nel quale gli operatori potevano inserire ulteriori caratteristiche della propria professione. Inoltre, in una fase di pretest, è stato chiesto a tutti coloro che hanno compilato lo strumento di indicare quanto le caratteristiche presenti nel questionario descrivessero correttamente il proprio profilo professionale. Entrambe le tecniche di controllo hanno dato risultati soddisfacenti. In particolare è da registrare che, ad una attenta analisi, il contenuto delle domande aperte nel 79% dei casi è ampiamente riconducibile agli item (descrittori del profilo) del questionario e che gli operatori avevano ripetuto queste dimensioni soltanto per caratterizzare in maniera più forte il proprio profilo; una parte delle risposte aperte (circa l’11%) facevano riferimento a compiti amministrativi, comunque equidistribuiti tra i soggetti; il restante 10% ha declinato in maniera più puntuale le proprie pratiche professionali (per esempio “bilancio di competenze”, oppure “sostegno a soggetti deboli”).

[5] Aree sintetizzate in Trapani et al. (2003).

[6] Si presenta generalmente come un professionista di lunga esperienza – il 46.90% dei soggetti si occupa di orientamento da più di 10 anni – con un’età media di oltre 40 anni – età media di 42 anni e 2 mesi – e dal profilo formativo alto. Il 28.12% dei soggetti, infatti, possiede un diploma, il 3.12% ha una laurea breve, il 37.50 ha una laurea, il 12.50 ha conseguito – inoltre – un master, il 15.62% ha una specializzazione post-laurea e, infine, il 3.12% ha sia una specializzazione che un master. Rispetto alla tipologia di laurea emerge una maggiore presenza di lauree in discipline umanistiche (il 18,18% è laureato in pedagogia, il 13,63% in psicologia o in lettere).

[7] Di contro i valori medi molto bassi sono attribuiti a tutte le altre variabili.

[8] Se complessivamente le parole che afferiscono al gruppo formazione sono state indicate nel 3.33% dei casi, nel 84.27% sono state indicate proprio dai soggetti di questo cluster. Rispetto al titolo di studio, il 5.00% dei soggetti non è diplomato, il 50.00% è diplomato, il 40.00% ha una laurea e il 5.00% ha conseguito un master. Tra le lauree, il 33.33% fa riferimento all’indirizzo letterario. Appartengono a tale cluster il 14.71% dei soggetti. Anche se non emergono particolari differenze relativamente alla collocazione geografica o legate alla tipologia dell’ente, va segnalata però una frequenza maggiore di tale profilo nelle strutture pubbliche del Sud.

[9] Il 41,18% dei soggetti del nostro campione dichiara di svolgere funzioni di aiuto e supporto alla scelta e alla messa a punto di un progetto professionale, collocandosi così in un profilo professionale assimilabile al Counselor. Tale profilo, che presenta una età media di 39 anni e 2 mesi, è caratterizzato da un livello formativo piuttosto elevato: il 30.35% dei soggetti ha un diploma, il 3.57% una laurea breve, il 35.71% una laurea, il 5.35%  un master post-laurea, il 23.21% una specializzazione post-laurea  e l’1.78%  ha conseguito, a seguito della laurea, sia un master che una specializzazione. Quanto alla tipologia di laurea, quella più diffusa è la laurea in psicologia (29.72%), ma la percentuale di laureati in Filosofia (24.32%) e Lettere (13.51%) non è irrilevante. In linea con gli altri dati discussi fino a questo momento, anche per questo profilo si evidenzia una percentuale più alta di laureati al Nord (77,40%), rispetto al Centro (57,4%) e al Sud (63,6%). Lo troviamo, senza differenze di rilievo, sia nelle strutture del Nord che in quelle del Sud, sebbene sia decisamente il profilo professionale più frequente nel Pubblico del Centro (80.00%) e nel privato del Sud (66.67%).

[10] Il 20.59% dei soggetti del nostro campione si colloca in un raggruppamento che abbiamo definito Informatore per la specifica attività  di informazione orientativa che dichiarano di  svolgere.

Ha una età media sensibilmente più bassa rispetto agli altri cluster (33 Anni e 2 mesi) e, in particolare, nell’85.19% dei casi è un under 40. In linea con questo dato anagrafico, anche l’anzianità professionale è piuttosto bassa: nell’85.71% dei casi, infatti, lavora nell’orientamento da meno di 6 anni (42.85% meno di due anni, 42.85% da 3 a 5 anni).

In riferimento al titolo di studio l’informatore ha il rango medio più basso degli altri soggetti.

Il 42.00% dei soggetti in questo cluster è diplomato e altrettanti sono i laureati. Il restante 16.00% ha conseguito dopo la laurea una specializzazione o un master. La laurea più diffusa è in Lingue (37.50%), seguita da quelle in Giurisprudenza (18.75%) e Storia (18.75%).

[11] Questa stima è sicuramente in difetto rispetto la reale consistenza di questa categoria professionale. Infatti non è stato possibile rintracciare tutte le strutture che operano nell’orientamento, ne tutte quelle rintracciate hanno poi deciso di partecipare alla ricerca.

[12] Con una media di 11,58 operatori (d.s. 24,19) per struttura. Dagli enti pubblici provengono 5545 operatore (media 10,95 d.s. 24,06), dai privati 1151 (media 15,98 d.s. 24,82).