Analisi dei fabbisogni orientativi

 

6.1 L’orientamento come tecnologia del sé

 

Michel Foucault (1988) definisce le tecnologie del sé come «quei dispositivi o quelle strutture che permettono agli individui di eseguire, coi propri mezzi o con l’aiuto degli altri, un certo numero di operazioni sul proprio corpo e sulla propria anima – dai pensieri, al comportamento, al modo di essere – e di realizzare in tal modo una trasformazione di se stessi allo scopo di raggiungere uno stato caratterizzato da felicità, purezza, saggezza, perfezione o immortalità.»

Esse fanno riferimento a quello che nell’Antica Grecia veniva definito epimeleisthai heautou, ovvero al “prendersi cura di sé” (ibidem) e in quel contesto avere cura di se stessi significava allenarsi ed esercitarsi, ma anche armarsi, dotarsi di un equipaggiamento nel corpo e nell’anima per affrontare l’esistenza. Sempre secondo Foucault (2003) prendersi cura di sé stessi comporta un’azione esercitata su di sé attraverso la quale ci si modifica, ci si trasforma, ci si trasfigura.

Sia per le finalità sia per le modalità è possibile ascrivere l’orientamento all’interno del dominio delle tecnologie del sé. Come sostengono Guichard e Huteau (2001), la finalità principale della consulenza di orientamento (all’inizio del XXI secolo) potrebbe essere definita come dare l’occasione di (ri)stabilirsi come persona, ovvero come prodotto ternario (io–tu–lui) della relazione dialogica con gli altri che sostiene e costituisce l’individuo in quanto tale e che porta  a distanziarsi dalle possibili cristallizzazioni di sé.

In tale prospettiva, l’orientamento rimanda a una relazione d’aiuto focalizzata sulle risorse interne del cliente, con l’obiettivo di metterlo in condizione di operare le proprie scelte con la massima autonomia possibile, mediante un processo non diagnostico, interpretativo, predittivo, ma autoesplorativo, trasformativo e contestualizzato.

Superata la dicotomia professionale vs. scolastico, attualmente l’orientamento si presta a nuove definizioni sia sotto il profilo culturale sia operativo. Così come è avvenuto per la formazione, l’adozione di una prospettiva life long comporta il definitivo superamento della rigida separazione tra apprendimento e lavoro, tra luoghi della formazione e posto di lavoro (Serreri, 2004).

L’orientamento ha definito nel tempo numerosi modelli di intervento che consentono – attualmente – di rispondere in maniera appropriata alle domande che provengono da una vasta gamma di potenziali clienti. Esso  infatti è oggi offerto:

  • nella scuola, sia nei momenti di passaggio tra i diversi livelli, sia durante il corso degli studi e al termine dello stesso;
  • nella formazione professionale;
  • nell’aggiornamento professionale e nella formazione continua;
  • nell’università;
  • nell’accesso al lavoro;
  • nella mobilità e più in generale a favore delle fasce deboli del mercato del lavoro;
  • nell’outplacement, nei momenti in cui si stimola il lavoratore a una precisa consapevolezza delle proprie caratteristiche, potenzialità, esperienze in rapporto a elementi concreti del mercato del lavoro e a possibili sbocchi occupazionali;
  • in tutte quelle circostanze nelle quali chi lavora si trova a cambiare la posizione che occupa all’interno dell’organizzazione (career change infra e interorganizzativo);
  • nella terza età, in considerazione del fatto che l’allungarsi della speranza di vita e il permanere di interessi, capacità e motivazioni professionali rendano necessarie nuove ipotesi di intervento;
  • nelle comunità, nelle associazioni e nel volontariato;
  • nei contesti privati, dove inizia a svilupparsi un orientamento più mirato e più calibrato sulle reali esigenze del cliente.

L’attuale orientamento dell’orientamento sembra essere quello di promuovere un approccio sistemico in cui la vita dell’individuo viene vista nella sua interezza e complessità e – soprattutto – viene esplorata la relazione tra l’individuo e le proprie risorse, e tra l’individuo e il contesto di appartenenza. In questo processo di conoscenza, l’orientamento – al pari dell’educazione – si pone l’obiettivo di rendere visibile: il contesto, il globale, il multidimensionale e il complesso (Morin, 1999).

L’orientamento può essere considerato come un fattore strategico delle politiche sociali e del lavoro capace di mediare la progettualità personale e professionale con la flessibilità dei mercati del lavoro.

 

 

6.2 L’identificazione dei bisogni orientativi

 

Nonostante la centralità che il tema dell’orientamento ha assunto, sono ancora pochi gli interventi finalizzati a rilevare il bisogno di orientamento da parte dei soggetti. Tra le esperienze di analisi dei bisogni orientativi realizzate in Italia negli ultimi anni, tre risultano di particolare interesse: la prima realizzata dal miur, la seconda dalla Provincia di Torino e la terza dall’isfol.

 

 

6.2.1 Progettualità e orientamento alle scelte: un progetto di ricerca-azione per l’attivazione di strategie di cambiamento

 

Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, insieme ad alcune Direzioni scolastiche regionali (Abruzzo, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria) ha avviato – nel 2005 – una collaborazione con Fondazione Iard e con il Cospes per attivare sul territorio nazionale una ricerca-azione intorno al tema dell’orientamento scolastico e professionale.

L’obiettivo dell’indagine è stato quello di comprendere i bisogni orientativi degli studenti nelle differenti fasi di transizione e di scelta per lo sviluppo di percorsi, strumenti e condizioni che potessero attivare una progettualità consapevole. Il percorso ha rappresentato un utile supporto al lavoro progettuale e organizzativo di ogni scuola (nella razionalizzazione delle innovazioni collegate con il sistema delle autonomie – L. n. 59/’97 – e con la riforma del sistema educativo – L. n. 53/’03 – l’orientamento riveste un ruolo strategico nell’azione formativa della scuola), elaborando e sperimentando nuove modalità didattico-orientative.

La ricerca-intervento si è articolata in 3 fasi interdipendenti. La prima fase (2004-2005) ha previsto la definizione e l’analisi del panorama giovanile in ordine al tema delle scelte, delle strategie decisionali e dei bisogni orientativi; la seconda fase (2005-2006) è stata di confronto con il gruppo dei pari per l’attivazione di modifiche degli stili cognitivi e dei comportamenti in ordine alle scelte; la terza fase (2006-2007) è consistita nella sperimentazione di nuove linee di intervento per la costruzione di percorsi e modelli di orientamento nella realizzazione del “progetto di vita” individuale (con la creazione di una guida per gli operatori).

Nel corso della prima fase dell’indagine è stato possibile compilare un questionario on-line di autovalutazione dei fabbisogni orientativi, avente come utenza diretta gli studenti di tutte le classi delle scuole secondarie di primo grado e superiori del territorio nazionale.

L’utilizzo dello strumento informatico ha offerto a ogni intervistato la possibilità di avere una restituzione immediata e personalizzata dei risultati, mediante alcuni grafici utilizzabili per attivare una riflessione sui propri processi di scelta e fabbisogni orientativi.

 

 

6.2.2 Il sistema Orientarsi

 

Il sistema pubblico Orientarsi si fonda sulla collaborazione tra la Provincia di Torino, l’Ufficio Scolastico Provinciale, la Città di Torino, i Comuni, le istituzioni scolastiche e formative, i servizi per l’impiego e tutti i numerosi soggetti che operano nell’orientamento.

Orientarsi nasce in risposta al “Piano provinciale pluriennale di orientamento 2007-2010” (Provincia di Torino, 2007), sulla base delle indicazioni dell’Unione Europea. Tale piano promuove un sistema di orientamento centrato sulle fasi di transizione che gli individui si trovano ad affrontare nel corso della propria vita, che prevede opportune integrazioni tra i vari attori sociali e istituzionali nonché la costruzione di reti in un’ottica di integrazione e di specializzazione dei sistemi.

Tra i diversi obiettivi, Orientarsi ha quello di monitorare con appropriate indagini e elaborazioni il sistema di istruzione e formazione locale, i fabbisogni orientativi e l’andamento dei parametri generali del sistema, rispetto ai quali sarà redatto un piano di miglioramento.

La gamma delle azioni di orientamento possibili si suddivide in tre macrocategorie:

  • informazione orientativa, che comprende uno sportello informativo, colloqui-intervista e seminari e/o incontri orientativi di sensibilizzazione;
  • formazione orientativa, che comprende percorsi di orientamento alla professionalità, percorsi integrati Provincia-scuole secondarie di primo e secondo grado-agenzie di formazione professionale, tutoraggio all’inserimento formativo con percorsi di sostegno sulle competenze di base e trasversali, tutoraggio formativo individuale, moduli di orientamento rivolti a persone con disabilità intellettiva e/o psichica, inserimento orientativo attraverso stages e/o tirocini e laboratori orientativi;
  • consulenza informativa che si compone di colloqui orientativi, bilancio motivazionale-attitudinale e bilancio di competenze.

 

 

6.2.3 L’analisi della domanda orientativa dei giovani

 

L’isfol, nel 2002, ha realizzato uno studio circa la domanda orientativa dei giovani allievi di scuola superiore. I risultati hanno evidenziato come all’interno del contesto scolastico sia presente una duplice domanda orientativa sia fra gli adolescenti sia fra gli insegnanti, i quali, coinvolti nel processo orientativo, presentano una specifica domanda di orientamento legata all’esigenza, direttamente espressa, di acquisire strumenti e competenze ausiliarie al ruolo di cui sono investiti e alla necessità implicita di gestire la propria conflittualità interna fra il ruolo di docente e l’investimento personale e professionale (isfol, 2004).

Dalla ricerca emerge che sono le femmine a dichiarare un maggiore bisogno di essere orientate rispetto ai maschi e che tale esigenza sembra essere percepita maggiormente dagli studenti delle classi quarte rispetto a quelli delle classi terze o quinte.

Un ulteriore dato che emerge riguarda la percezione di tale bisogno fra gli insegnanti, i quali evidenziano come le richieste di orientamento degli studenti risultino relative a una generale richiesta di informazioni nelle quinte classi mentre nelle terze come nelle quarte classi, viene avvertito un generale disinteressamento verso il proprio futuro.

 

 

6.3 Strumenti per l’analisi del bisogno orientativo

 

Attualmente, l’orientamento (in termini di azione professionale) sembra essere schiacciato sull’accompagnamento alla decisione piuttosto che sul potenziamento delle risorse di scelta, poiché – purtroppo! – viene collocato sempre più a ridosso dei momenti di transizione e quindi della decisione tra alternative (Laudadio et al., 2008). In altre parole l’orientamento avendo come mission la preparazione dei soggetti ad affrontare i momenti di transizione tende a collocarsi a ridosso di questi.

Molti dei percorsi disponibili in letteratura si basano quasi esclusivamente sul tentativo di anticipare al soggetto – attraverso l’uso di strumenti psicometrici – il suo profilo in relazione a una serie di variabili psicologiche o pedagogiche, tralasciando completamente il potenziamento e lo sviluppo delle competenze o metacompetenze orientative.

In letteratura non esistono molti strumenti specifici finalizzati all’analisi del bisogno di orientamento. Attualmente, in Italia esiste un solo strumento per indagare i processi di scelta del percorso scolastico e professionale nei giovani (Zanetti, Ferretti, 2004), sviluppato nell’ambito di un progetto dell’Università di Pavia per lo sviluppo di un sistema di individuazione della scelta di un percorso post-diploma e di monitoraggio della carriera scolastica e universitaria degli studenti. Lo strumento esplora le difficoltà decisionali negli  studenti iscritti all’ultimo anno di scuola media superiore. Inoltre, la maggior parte degli strumenti qualitativi rintracciabili in letteratura sono – essenzialmente – delle schede di supporto per la fase di accoglienza del soggetto ma non sono in grado di fornire informazioni circa il reale bisogno del soggetto.

Il nostro obiettivo è stato quello di costruire uno strumento in grado di analizzare il bisogno orientativo con specifico riferimento al Ciclo dell’Autoregolazione o Ciclo della Gestalt (Clarkson, 1999).

Secondo il Ciclo della Gestalt i comportamenti umani passano attraverso otto fasi sequenziali: Ritiro, Sensazione, Consapevolezza, Mobilizzazione, Azione, Contatto finale, Soddisfazione e Post-ritiro. All’interno del modello è possibile tracciare l’evoluzione di qualsiasi bisogno o comportamento umano. Inoltre è possibile identificare le fasi di fissazione, ovvero quando il ciclo non arriva a compimento perché un soggetto si blocca in una delle fasi. In ambito orientativo, soprattutto in relazione all’analisi del bisogno orientativo, il modello può essere una base valida per la costruzione di strumenti e pratiche. È facile immaginare che il bisogno orientativo, al pari degli altri bisogni, segua tutte le fasi del Ciclo della Gestalt e non sarà difficile per chi si occupa di orientamento collocare all’interno delle diverse fasi descritte nella fig. 6.1 i diversi momenti in cui si trovano molti – se non tutti – degli utenti dei servizi in cui operano.

 

 

Fig. 6.1 – Ciclo della gestalt

 

Dopo alcuni precedenti tentativi (Laudadio et al., 2005) di costruzione di uno strumento di questo tipo abbiamo deciso di ridurre le dimensioni a tre:

  • conclusa: non sento di dover scegliere;
  • avviata: sento sia il momento di scegliere;
  • non interessato: godo dei benefici della scelta.

Di seguito viene brevemente presentato il processo di costruzione dello strumento.

 

1 Ricerca 5  
Uno strumento per l’analisi del bisogno orientativo
A un campione composto da 500 soggetti sono stati somministrati, in modalità carta-e-matita, alcuni item finalizzati a verificare la possibilità di misurare il bisogno orientativo. Il campione è composto per il 50,0% da femmine e per il 50,0% da maschi. L’età dei soggetti è compresa tra 16 e 22 anni e l’età media è di 18 anni e 2 mesi. Tutti i soggetti sono residenti nella Regione Calabria.

 

A ciascun soggetto sono stati somministrati nove item, tre per ciascuna dimensione del modello precedentemente descritto. Ai soggetti è stato chiesto di pensare a se stessi e di indicare su una scala da 1 a 5 (dove 1= per nulla e 5= del tutto) quanto erano d’accordo con le affermazioni riportate. I dati raccolti sono stati sottoposti ad analisi fattoriale. L’analisi ha evidenziato l’esistenza di tre dimensioni in grado di spiegare il 77,66% della varianza complessiva. In tab. 6.1 viene riportata la matrice con le saturazioni fattoriali registrate.

 

Tab. 6.1 – Saturazioni fattoriali

  Fattore
In questo momento… 1 2 3
… ho ben chiare le idee circa il mio futuro 0,86    
… non ho più dubbi circa quello che vorrei fare 0,85    
… ho deciso cosa vorrò fare in futuro 0,84    
… ho fatto alcune ipotesi su cosa potrei fare in futuro   0,88  
… passo molto tempo a pensare a cosa vorrò fare in futuro   0,87  
… ho iniziato a riflettere seriamente su “cosa farò da grande”   0,78  
… non do particolare importanza a decidere cosa fare in futuro     0,85
… ho altre priorità rispetto che pensare al mio futuro professionale     0,82
… non ho voglia o tempo di pensare al mio futuro professionale     0,79

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Il primo fattore fa riferimento alla decisione già presa, il secondo al momento della scelta e il terzo alla distanza dalla scelta.

 

 

6.4 Analisi dei fabbisogni orientativi dei giovani residenti nella Provincia di Cosenza

 

Sulla base di quanto indicato in precedenza è stato ritenuto opportuno realizzare presso una ampia popolazione di giovani residenti sul territorio della Provincia di Cosenza una attività di analisi dei fabbisogni orientativi finalizzata – successivamente – a progettare interventi specifici di orientamento coerenti con le istanze – specifiche e generali – presenti sul territorio.

 

 

1 Ricerca 6  
Analisi dei fabbisogni orientativi
Il campione della ricerca è composto da 2.976 soggetti con una età compresa tra i 16 e i 23 anni e residenti sul territorio della Provincia di Cosenza. A ciascun soggetto è stato somministrato un questionario in modalità CATI finalizzato a esplorare la domanda e il fabbisogno di orientamento.

 

Il campione è stato stratificato sulla base di tre variabili: genere, età e ampiezza del comune di residenza. Tutti i comuni della Provincia di Cosenza sono stati suddivisi in tre fasce sulla base della popolazione residente.

Questa stratificazione del campione (Genere Í Età Í Fascia di appartenenza del comune di residenza) ha prodotto un totale di 48 celle. Ciascuna cella è stata fissata con una ampiezza fissa di 62 soggetti. In questo modo il campione è risultato equamente ripartito in relazione a tutti e tre i criteri usati per il campionamento.

 

Tab 6.2 – Stratificazione del campione (Genere x Età x Fascia di appartenenza)

Variabile Frequenza %
Genere
Maschio 1488 50,00%
Femmina 1488 50,00%
Totale 2976 100,00%
Età
16 372 12,50%
17 372 12,50%
18 372 12,50%
19 372 12,50%
20 372 12,50%
21 372 12,50%
22 372 12,50%
23 372 12,50%
Totale 2976 100,00%
Fascia del comune di residenza
A 992 33,33%
B 992 33,33%
C 992 33,33%
Totale 2976 100,00%

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

Rispetto alla condizione occupazionale, la gran parte del campione risulta essere studente (73,82%), mentre il 14,58% è in cerca di occupazione e l’11,59% risulta occupato. Per quanto riguarda gli studenti, il 51,71% sono studenti di scuola superiore, il 46,43% frequenta l’università, l’1,00% frequenta un corso di formazione professionale mentre lo 0,86% frequenta altri tipi di corsi.

In relazione agli occupati, il 64,64% svolge l’attività di operaio, mentre il 19,13% di impiegato di concetto. Il 48,16% dei soggetti in cerca di lavoro lo cercano da un periodo compreso tra il mese e i 6 mesi e il 20,05% tra i 6 mesi e i 12 mesi, mentre il 15,90% è alla ricerca di un lavoro da un periodo compreso tra i 12 e i 24 mesi. Al campione complessivo di soggetti è stato chiesto di indicare quanto pensano di avere bisogno di alcuni tipici servizi orientativi. I soggetti potevano rispondere su una scala da 1 a 4 (in cui 1= Per nulla, 2= Poco, 3= Molto e 4= Del tutto).

 

Tab 6.3 – Livello di bisogno di servizi orientativi

  Per nulla Poco Molto Del tutto
Informazioni chiare sul mondo del lavoro 0,81% 10,95% 65,56% 22,68%
Informazioni sui contratti e sui diritti dei lavoratori 0,91% 14,75% 61,36% 22,98%
Un finanziamento che mi sostenga per poter accedere a corsi di formazione specifici 4,23% 22,45% 58,74% 14,58%
Un corso di formazione specifico che potenzi le mie competenze informatiche o linguistiche 2,92% 22,28% 63,94% 10,85%
Una consulenza che mi aiuti a sviluppare la capacità di orientarmi da solo 3,36% 23,02% 64,15% 9,48%
Una consulenza individuale che potenzi le mie capacità di trovare lavoro 4,67% 27,69% 58,67% 8,97%
Un’assistenza che mi accompagni nella realizzazione del mio percorso di carriera 5,17% 31,05% 55,41% 8,37%
Una consulenza che mi aiuti a capire cosa potrei fare 5,01% 34,48% 54,00% 6,52%
Una consulenza individuale per capire cosa mi piace e cosa mi interessa 6,59% 36,42% 50,37% 6,62%

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Complessivamente, per tutti i servizi si registra un forte bisogno. I servizi più richiesti sono legati a informazioni sul mondo del lavoro e sui diritti dei lavoratori e finanziamenti per poter accedere a corsi di formazione specifici. Per rendere più semplice la lettura e la comparazione dei risultati le risposte fornite dai soggetti sono state riportate come media.

Tab 6.4 – Livello di bisogno di servizi di orientamento – Indice medio per genere

  Maschio Femmina
Informazioni chiare sul mondo del lavoro 3,05 3,15
Informazioni sui contratti e sui diritti dei lavoratori 3,03 3,10
Una consulenza individuale che potenzi le mie capacità di trovare lavoro 2,66 2,77
Un’assistenza che mi accompagni nella realizzazione del mio percorso di carriera 2,62 2,72
Un finanziamento che mi sostenga per poter accedere a corsi di formazione specifici 2,86 2,81
Una consulenza che mi aiuti a sviluppare la capacità di orientarmi da solo 2,76 2,83

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Rispetto al genere sono le femmine a riferire un maggiore bisogno di informazioni sul mondo del lavoro e sui diritti dei lavoratori, di un servizio di consulenza finalizzato a potenziare le competenze di auto-orientamento e più in generale l’employability del soggetto. Di contro sono i maschi a riferire un maggior bisogno in relazione alla possibilità di accedere a dei finanziamenti per poter frequentare corsi di formazione specifici.

 

Tab 6.5 – Livello di bisogno di servizi di orientamento per ampiezza del comune

  Fascia A Fascia B Fascia C
Una consulenza individuale per capire cosa mi piace e cosa mi interessa 2,66 2,60 2,45
Una consulenza individuale che potenzi le mie capacità di trovare lavoro 2,75 2,79 2,62
Una consulenza che mi aiuti a capire cosa potrei fare 2,67 2,73 2,46
Un’assistenza che mi accompagni nella realizzazione del mio percorso di carriera 2,70 2,74 2,57
Un corso di formazione specifico che potenzi le mie competenze informatiche o linguistiche 2,85 2,85 2,77
Un finanziamento che mi sostenga per poter accedere a corsi di formazione specifici 2,88 2,88 2,75

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Rispetto all’ampiezza del comune si registra un interessante scostamento tra i comuni di fascia C e il resto del campione. Sono i soggetti residenti in comuni con meno di 3.000 abitanti a sostenere di avere meno bisogno di attività consulenziali di orientamento o di accompagnamento e di partecipare a corsi di formazione. Per analizzare in modo facilmente fruibile le indicazioni relative all’età è stato costruito un indice complessivo in relazione al bisogno di tutti i servizi proposti ai soggetti dato dalla somma a ciascuna singola domanda.

La rappresentazione grafica della relazione tra l’indice di bisogno e l’età mostra un comportamento altalenante con picchi in corrispondenza dei 18 e dei 21 anni. Sono presumibilmente in queste fasce di età i momenti in cui i giovani hanno il maggior bisogno di orientamento proprio perché corrispondenti a fasi in cui viene fatto un bilancio e ci si pone davanti al bisogno di fare delle scelte di vita e di carriera.

 

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

Fig. 6.2 – Relazione tra indice di bisogno ed età

 

La comparazione delle stesse curve in relazione all’età ma anche alla categoria occupazionale evidenzia che il picco dei 18 anni è tipico soprattutto dei soggetti che hanno deciso una volta terminati gli studi di entrare nel mercato del lavoro mentre il picco dei 21 anni interessa tutti i soggetti.

 

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

Fig. 6.3 – Relazione dell’indice di bisogno con l’età e la categoria occupazionale

 

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

Fig. 6.4 – Relazione tra indice di bisogno e genere

 

In relazione al genere, dal grafico in fig. 6.4 sembrerebbe che siano le femmine ad avere un maggiore bisogno generale di orientamento soprattutto in corrispondenza dei picchi precedentemente identificati.

 

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

Fig. 6.5 – Confronto tra l’indice di attività di informazione e indice di attività di consulenza

 

Costruendo due indici differenti (ponderati su una scala da 1 a 5), uno in relazione alle attività di consulenza e uno in relazione alle attività di informazione si assiste a una interessante differenziazione in relazione all’età. Il bisogno di orientamento informativo è pressoché costante per tutto il periodo di età analizzato, mentre il bisogno di attività di consulenza specifico cresce in relazione all’età e assume il suo valore massimo in relazione ai 21 anni di età.

All’intero campione è stato somministrato lo strumento di analisi dei fabbisogni orientativi precedentemente descritto. La somministrazione è stata finalizzata a verificare in quale momento della scelta si trovassero i soggetti intervistati ed eventuali relazioni con le richieste di servizi.

Nello specifico lo strumento è stato utilizzato per identificare tre gruppi di soggetti:

  • coloro che avevano già scelto rispetto al proprio futuro professionale;
  • coloro che stavano avviando il processo di scelta;
  • coloro che non erano interessati al processo di scelta orientativa.

Per costruire i gruppi è stata utilizzata una tecnica di cluster analysis, tradizionalmente utilizzata in diversi campi della ricerca,  che consiste nella determinazione di gruppi naturali di oggetti sulla base di un set di dati di natura multidimensionale e che è in grado di ridurre un consistente numero di dati, osservati su soggetti, in gruppi di soggetti che mostrano caratteristiche simili. Si è utilizzata una procedura di clustering su base neurale, nello specifico la rete di Kohonen (Kohonen, 1997), definita anche son, ovvero Self-Organizing Neural Network. L’analisi dei dati ha confermato l’esistenza dei tre gruppi.

 

Tab. 6.6 – Clusterizzazione

Cluster Denominazione N %
1   1275 42,84%
2   582 19,56%
3   1119 37,60%
Totale   2976 100,00%

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Il primo gruppo fa riferimento ai soggetti che hanno già scelto in relazione al proprio futuro professionale, il secondo è costituito dai soggetti che riferiscono di aver avviato il processo di scelta ma di non aver ancora deciso e il terzo gruppo da coloro che non sono ancora particolarmente interessati dalla scelta.

 

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

Fig. 6.6 – Andamento dei tre gruppi in base all’età

 

Come si evince in fig. 6.6 con il progredire dell’età dei soggetti diminuisce significativamente la percentuale di soggetti disinteressati alla scelta e aumenta la percentuale dei soggetti che riferiscono di aver deciso. Ciò che secondo noi è di particolare interesse è che la percentuale complessiva dei soggetti decisi sia del 43% e che al massimo, arrivi al 63%  in corrispondenza dei 22 anni di età. Questo significa che esiste sempre una percentuale considerevole di soggetti che si trovano nella fase della scelta.

L’analisi dei dati evidenzia delle differenze significative in relazione al genere. Sono i maschi a esprimere in numero minore la decisione e a trovarsi maggiormente impegnati nel processo di scelta. Mentre non emergono differenze significative in relazione alla fascia di popolazione del comune di residenza. La differenza più rilevante emerge in relazione alla condizione occupazionale dei giovani.

Sono i soggetti in cerca di occupazione a collocarsi maggiormente nel momento della scelta seguiti dai soggetti occupati, mentre sono – paradossalmente – gli studenti a farsi meno domande in relazione al proprio futuro professionale. Infatti, sono ben il 42,92% degli studenti a collocarsi nel gruppo dei soggetti che si sentono distanti dalla scelta. È molto interessante che ben il 26% dei soggetti occupati stia comunque riflettendo sul proprio futuro. Probabilmente, l’occupazione che svolgono attualmente non li soddisfa ma non hanno neppure le idee chiare su cosa vorrebbero o potrebbero fare. Solitamente la professione, in questa fase della vita, è un lavoro occasionale “capitato” più che scelto.

 

Tab. 6.7 – Differenze legate al bisogno dei servizi di orientamento

  Gruppo I Gruppo II Gruppo III
Informazione 3,09 3,25 2,98
Consulenza 2,67 2,75 2,73

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Se compariamo il bisogno di servizi di orientamento in relazione ai diversi gruppi di soggetti emerge chiaramente (e anche in modo statisticamente significativo) come siano i soggetti impiegati nel processo di scelta a ritenere di avere maggiormente bisogno dei servizi di orientamento, in particolare in relazione ai servizi di informazione.

I risultati dello studio evidenziano l’urgenza di sviluppare sistemi orientativi compatibili con i bisogni dei soggetti ma che – soprattutto – siano in grado di intervenire con i target nel momento del reale bisogno orientativo.

 

 

6.5 Un modello alternativo di analisi dei fabbisogni orientativi: il modello della casualità pianificata

 

Numerose persone sostengono che il caso abbia giocato un ruolo molto importante nello sviluppo della propria carriera lavorativa. Betsworth e Hansen (1996) in uno studio trovarono che, su 237 partecipanti, circa i due terzi credevano che la loro carriera fosse significativamente influenzata da eventi casuali. I modelli tradizionali sullo sviluppo della carriera non prendevano in nessuna considerazione il ruolo degli eventi casuali nella vita degli individui, piuttosto si caratterizzavano per la tendenza a voler controllare tali eventi, si presentavano come un modo per ridurne l’influenza.

Il counseling di carriera ancora oggi viene percepito come un processo intenzionato a eliminare la possibilità dal processo decisionale. Generalmente i career counselor preferiscono le persone che sembrano volgersi verso una direzione definita o che sembrano essere sulla strada giusta e che, in un certo senso, debbano solo essere aiutati a intraprenderla. Coloro che rifiutano questa spinta verso la certezza vengono invece visti come problematici o difficili e certamente sono ritenuti degli indecisi (Krumboltz, 1999). Secondo Krumboltz una visione come quella tradizionale potrebbe essere funzionale se lo sviluppo della carriera seguisse un andamento lineare e prevedibile, ma ciò non avviene perché il caso gioca un ruolo fondamentale nell’influenzare la vita privata e lavorativa delle persone.

Solo recentemente nella letteratura sullo sviluppo della carriera alcuni autori hanno riconosciuto che gli eventi casuali sono presenti nell’esplorazione sulla carriera. Cabral e Salomone (1990) hanno messo in evidenza l’importanza di aiutare le persone a individuare gli effetti del caso e a sviluppare strategie adeguate a gestire l’imprevisto, sottolineando l’esigenza di mettere a punto un modello teorico che includesse il caso nel processo di consulenza. Su questa scia Scott e Hatalla (1990) hanno sottolineato il ruolo giocato dai fattori casuali e la necessità di un modello di decision-making professionale che consentisse di integrare aspetti programmabili.

La Teoria della casualità pianificata elaborata da John D. Krumboltz, Kathleen Mitchell e Al S. Levin, è un modello di orientamento sperimentato in California che costituisce una grande novità nel panorama di riferimento: è una struttura concettuale che estende il career counseling al fine di includere la creazione e la trasformazione di eventi inaspettati in opportunità di apprendimento (Krumboltz, 1999).

I tre autori partono dalla considerazione che nelle attività di orientamento vi è la tendenza a non considerare la casualità come fattore caratterizzante la vita professionale dell’individuo. Il modello della casualità pianificata illustra invece come gli eventi casuali giochino un ruolo molto importante nella carriera di tutti, e come questi eventi siano spesso conseguenze indirette di comportamenti effettivi.

Il termine casualità viene volontariamente accostato a quello pianificata per formare un ossimoro in quanto l’obiettivo dell’intervento, secondo questo modello, deve essere quello di aiutare la persona a generare, riconoscere e incorporare gli eventi casuali nello sviluppo della propria carriera. Krumboltz sostiene che se da una parte il caso, la sorte, il fato, sono imprevedibili e incontrollabili, dall’altra ciascun individuo può operare attivamente affinché alcuni eventi casuali, positivi per sé, avvengano. Gli eventi inaspettati non esistono solo nel futuro ma alcuni di essi sono accaduti nel passato e hanno un peso sulla vita presente. Gli autori suggeriscono allora la necessità di riconoscere anche questi eventi attraverso l’analisi della propria storia di vita al fine di distinguere quelli che sono puramente il frutto dell’azione del caso (come il luogo in cui si è nati, la scuola che si è frequentata, gli amici di classe, gli insegnanti) da quelli invece a cui si è in parte contribuito a far accadere attraverso le proprie azioni. Quest’analisi e ricostruzione operata ha l’obiettivo di mostrare come ognuno di noi può in qualche modo agire al fine di influenzare gli eventi a proprio vantaggio, scostandosi in questo modo dall’idea che il futuro è predeterminato e che l’uomo sia solo una pedina passiva nelle mani del caso.

Lo scopo è quello di rendere i soggetti attivi nell’anticipare e nel riconoscere eventuali opportunità per la propria carriera. La teoria della casualità pianificata promuove un atteggiamento attivo e partecipativo degli individui che sia rivolto in particolar modo all’apprendimento di strategie d’azione che permettano di riconoscere e di generare delle opportunità. Secondo questo modello, dunque, gli eventi casuali non solo sono inevitabili ma sono anche desiderabili. I counselor devono insegnare agli utenti a pensare a nuove opzioni, a crearsi delle opportunità tenendo la mente aperta a nuove possibilità e apprendimenti, ad agire in modo da generare con un’elevata frequenza eventi casuali positivi da cui poter trarre vantaggio.

 

6.5.1 Le dimensioni centrali della teoria della casualità pianificata

 

Lo scopo dei counselor secondo la teoria della casualità pianificata è quello di insegnare alle persone a impegnarsi in attività di esplorazione in modo tale da aumentare le probabilità che esse possano essere esposte a opportunità inaspettate. La teoria della casualità pianificata include i concetti secondo cui l’esplorazione genera eventi casuali che possono contribuire ad aumentare la qualità della vita e che alcune abilità rendono le persone capaci di afferrare al meglio le opportunità. In questo quadro il career counselor può aiutare la persona a sviluppare cinque abilità che devono essere riconosciute, create e usate come opportunità per la carriera. Queste cinque abilità sono:

  • curiosità: è la capacità di esplorare nuove opportunità di apprendimento;
  • perseveranza/resilienza: è la capacità di rialzarsi in seguito alle difficoltà e di esercitare lo sforzo nonostante gli inconvenienti;
  • flessibilità: è la capacità di cambiare le attitudine, i comportamenti, le credenze e le circostanze;
  • ottimismo: è la capacità di guardare alle nuove opportunità come possibili e attuabili;
  • assunzione del rischio: è la capacità di compiere delle azioni anche se le conseguenze sono incerte.

La casualità pianificata promuove un intervento di orientamento formativo volto a far emergere e a sviluppare nei soggetti abilità e competenze al fine di renderli consapevoli delle capacità possedute, capaci di mettere in atto comportamenti flessibili e di compiere delle scelte adeguate.

Per fare ciò è particolarmente importante insegnare al cliente a considerare gli aspetti positivi delle situazioni, a considerare diversi punti di vista e a stimolare risposte efficaci a situazioni inaspettate.

 

 

6.5.2 Una verifica empirica del modello

 

Allo stesso campione utilizzato per l’analisi dei fabbisogni orientativi è stato somministrato anche un set di item finalizzati a esplorare le cinque dimensioni del modello di Krumboltz.

 

 

1 Ricerca 7  
Le dimensioni del modello di  Krumboltz e la scelta.
Il campione della ricerca è composto da 2.976 soggetti con una età compresa tra i 16 e i 23 anni e residenti sul territorio della Provincia di Cosenza. A ciascun soggetto è stato somministrato un questionario in modalità CATI finalizzato a esplorare la domanda e il fabbisogno di orientamento.

 

Lo scopo della ricerca era duplice: da una parte verificare la relazione tra queste cinque dimensioni e la soddisfazione di vita e dall’altro verificare come queste cinque dimensioni fossero in relazione con il bisogno di orientamento espresso dai soggetti.

Dallo studio è emerso che, in relazione al primo obiettivo della ricerca, i migliori predittori della soddisfazione di vita dei soggetti risultano essere l’ottimismo, la capacità di rischiare e la flessibilità. Non risulta esistere una relazione tra la curiosità e il benessere percepito.  L’analisi anche se sommaria sembra confermare una buona relazione tra le dimensioni del modello orientativo di Krumboltz e la soddisfazione di vita. Successivamente abbiamo analizzato la presenza di relazioni tra le dimensioni del modello di Krumboltz e il nostro strumento di analisi del bisogno orientativo, che suddivideva i soggetti secondo l’appartenenza a tre gruppi: scelta conclusa, scelta avviata e non interessati alla scelta.

Anche se deboli, emergono delle interessanti correlazioni. I soggetti impegnati nel processo di scelta esprimono i livelli più bassi in relazione a quasi tutte le dimensioni del modello di Krumboltz. Questo risultato potrebbe suggerire due ipotesi.

La prima è che nel momento della scelta i soggetti vedono diminuire le proprie convinzioni su di sé e sulle proprie caratteristiche. In altre parole, il processo di riflessione su di sé potrebbe mettere in discussione le proprie caratteristiche individuali, dall’altro è che esista una popolazione di “eterni indecisi” incapaci di scegliere circa il proprio futuro professionale a causa delle ridotte capacità proprio in relazione alle dimensioni del modello di Krumboltz. In entrambi i casi la ricerca suggerisce la bontà del modello e la necessità di sviluppare, anche sul territorio della Provincia di Cosenza, interventi orientativi finalizzati proprio alla promozione e allo sviluppo delle cinque dimensioni ritenute centrali all’interno del modello della causalità pianificata.