4. Analisi dei fabbisogni professionali

 

 

4.1 I flussi occupazionali in Calabria: tra certo e incerto

 

L’analisi delle serie storiche – relative al numero di occupati – per la Regione Calabria sulla base dei dati istat indica un andamento altalenante fortemente influenzato dalla stagionalità dei lavori, in cui risulta difficile ricavare un dato medio di occupazione, soprattutto per le donne.

Fonte: elaborazione Gruppo e-Laborando su dati istat, 2008

L’indice di disoccupazione è passato dal 16.6% del primo trimestre del 2004 al 10,3% del III trimestre 2006 al 13,4% del II trimestre 2008. In realtà, osservando con attenzione le curve del grafico in fig. 4.1 si evince come le riduzioni del tasso di disoccupazione, in molti trimestri, non siano la diretta conseguenza di un incremento occupazionale, quanto – piuttosto – di un decremento della percentuale degli inattivi.

Fonte: elaborazione Gruppo e-Laborando su dati istat, 2008

Le diminuzioni registrate in relazione alla quota di disoccupati sono spesso per il 60% circa spiegabili con una riduzione di coloro che si ritengono interessati a entrare all’interno del mercato del lavoro. Meno persone si dichiarano attive, più si riducono –  quasi sempre – le quote di disoccupati. Più donne si dichiarano “casalinghe” meno donne verranno registrate come disoccupate.

In un contesto in cui, come vedremo nei capitoli tematici dedicati alle donne e al lavoro nero, i piccoli lavori irregolari rappresentano non soltanto una realtà strutturata ma soprattutto una pratica diffusa di sostentamento per sé e per il proprio nucleo familiare, i dati istat sembrano quasi perdere di valore e fotografare una società in larga parte distante dalla realtà calabrese.

A tale proposito, pochi sanno che i dati sull’occupazione prodotti dall’istat originano da criteri piuttosto discutibili. Ad esempio, secondo l’istat nella condizione di occupato si classificano le persone (con almeno 15 anni) che nella settimana di riferimento, che in generale precede la settimana in cui viene condotta l’intervista, hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario.

Inoltre, tale corrispettivo monetario può essere determinato anche in natura o in una fornitura di servizi. Altrettanto interessante è il fatto che nella condizione di occupato vengano classificati coloro che, sempre nella settimana di riferimento, hanno svolto almeno un’ora di lavoro anche non retribuito nella ditta di un familiare in cui collaborano abitualmente. Come dichiara l’istat nel manuale metodologico della ricerca, la condizione di occupato è completamente svincolata dall’opinione che il soggetto intervistato ha del proprio status. In base ai criteri adottati un individuo può percepire se stesso come un disoccupato ma se aiuta con regolarità i propri genitori in una attività di famiglia – ad esempio un negozio – anche se non stipendiato, verrà classificato come occupato.

Fonte: istat

Similmente, anche per la differenziazione tra inattivi e disoccupati esiste un percorso con domande particolari. Ad esempio, un disoccupato che non si rendesse “immediatamente disponibile” ad accettare una offerta di lavoro verrebbe classificato come inattivo.

Uno scenario così complesso anche sul piano dei dati statistici certi rende difficile una puntuale analisi previsionale dei fabbisogni professionali e occupazionali delle aziende.

Fonte: istat

 

4.2 Rassegna delle principali analisi relative ai fabbisogni professionali

 

Una buona parte delle imprese e della consulenza industriale concepisce la gestione previsionale delle risorse umane come la messa a punto di sistemi molto complessi, centralizzati e informatizzati, che consentono di gestire le informazioni raccolte riguardo i lavoratori e i posti di lavoro.

I sistemi per l’analisi previsionale delle risorse umane rappresentano dei validi strumenti per amministrare il personale, per realizzare studi sulla forza-lavoro e per fornire statistiche aggiornate relativamente all’impresa.

Complessivamente, nella concezione di “gestione previsionale del personale” le aziende inseriscono la quasi totalità dei problemi del personale: per un verso i problemi di offerta di impiego da parte del mercato del lavoro,  per l’altro i problemi riguardanti l’analisi delle posizioni lavorative che attengono alla gestione individuale e collettiva dei lavoratori.

Una distinzione corrente nelle scienze della gestione manageriale del fattore umano è quella che si articola nelle seguenti tre componenti: 1) gestione previsionale; 2) orientamento professionale; 3) gestione preventiva.

L’espressione gestione previsionale indica l’analisi delle conseguenze dei budget, i piani di sviluppo e le scelte tecnologiche effettuate sul personale, in termini di qualificazione e di esigenze globali.

Con l’espressione orientamento professionale si fa riferimento ai mezzi che permettono a ciascun lavoratore di riposizionarsi rispetto alle mutazioni/varianze economiche e tecnologiche dell’impresa, per integrarle nella gestione della propria evoluzione professionale, in corresponsabilità con l’impresa e reinserendo la formazione professionale continua in tale gestione.

L’espressione gestione preventiva, infine, indica l’insieme dei dispositivi che permettono all’impresa di integrare i diversi elementi economici, sociali, tecnologici e culturali nel processo di presa delle decisioni, nell’ambito di una strategia globale di medio termine.

I prerequisiti relativi allo sviluppo della gestione previsionale e della gestione preventiva delle risorse umane sono:

  • la considerazione dell’impresa come sistema complesso, in cui è necessaria un’analisi permanente delle interazioni tra le differenti variabili economiche, tecnologiche, organizzative e umane e l’integrazione di quest’analisi nel processo di presa delle decisioni;
  • l’integrazione di tutti gli attori interni ed esterni e, quindi, l’allargamento della partecipazione collettiva al fronteggiamento delle sfide dovute ai cambiamenti cui le imprese sono sottoposte;
  • l’utilizzo ottimale del potenziale umano dell’impresa come variabile strategica complessiva per migliorare la competitività di fronte alle difficoltà.

Appare evidente come questi prerequisiti siano adeguati, a patto che si riescano a trovare i livelli-chiave di integrazione interna (strategici, operazionali, individuali) e i livelli-chiave di integrazione esterna (il contesto politico, sociale, economico di riferimento).

L’ostacolo maggiore è spesso rappresentato dall’integrazione esterna: ciò di cui sembrano aver bisogno le piccole e medie imprese è la presenza di una o più strutture di servizio specializzate, capaci di garantire loro il raccordo permanente e sistematico con il contesto di approvvigionamento di risorse professionali (bacino di mano d’opera), di risorse materiali (materie prime, impianti e macchinari), immateriali (brevetti, licenze, know-how) e, infine, di risorse umane (qualificati, specializzati, tecnici, manager).

 

 

4.2.1 L’unità di ricerca: il bacino d’impiego o bacino di mano d’opera

 

Per operare con efficacia un’analisi di gestione dell’impresa occorre prima di tutto definire i confini dell’unità d’indagine per l’approvvigionamento e il rilascio, che può essere, ad esempio, il bacino di impiego, un’area geografica di dimensione variabile (40-50 chilometri di diametro), caratterizzata da una forte presenza di imprese grandi, medie e piccole.

Un bacino d’impiego è un’area geografica (una provincia, una regione, un’area metropolitana) che raggruppa un insieme di attivi caratterizzati, oltre che dal sesso, dall’età, dal luogo di residenza (comprese le disponibilità abitative), dalle qualifiche professionali e da un insieme di imprese che offrono occupazione, caratterizzate dalla loro ubicazione e dai mestieri, professioni, tipologia di ruoli professionali offerti (come anche dalle condizioni di lavoro, remunerazione, etc.).

Il bacino d’impiego, a sua volta, può essere suddiviso in bacini di mano d’opera, cioè in aree di dimensioni più ridotte possibile, all’interno delle quali vi è un equilibrio quantitativo e qualitativo tra residenti attivi e posti di lavoro, ovvero un equilibrio tra domanda e offerta.

Spesso il bacino di impiego e il bacino di mano d’opera, soprattutto in una città industriale medio piccola o in una grande città industriale, tendono a sovrapporsi e a coincidere.

Il funzionamento del bacino d’impiego è garantito da un certo numero di variabili omeostatiche che tendono a escludere la disoccupazione, quali:

  • meccanismi che riguardano la localizzazione, ovvero la presenza di trasporti che permettano un raggiungimento relativamente agevole del posto di lavoro e la presenza di disponibilità abitative adeguate;
  • meccanismi che insistono sul volume e sulla tipologia della domanda e dell’offerta di lavoro;
  • meccanismi che fanno riferimento alla qualificazione, quali la presenza di scuole e di Centri di Formazione Professionale, che eroghino la formazione necessaria a rispondere ai fabbisogni dell’area.

4.2.2 La metodologia dello Skill Shortage e dello Skill Gap Analysis

 

Da qualche anno nelle riviste scientifiche e nella letteratura specializzata si richiama l’esigenza di collegare la dinamica del ricambio di risorse professionali all’analisi di Skill Shortage e la dinamica dell’orientamento e dell’adattabilità/impiegabilità delle risorse umane alla Skill Gap Analysis (sga) e alla Skill Gap Solution (sgs).

Prima di entrare nella presentazione delle definizioni di Skill Shortage e di Skill Gap sembra utile approfondire la nozione di sbilancio, ovvero dello Skill Imbalance nel mercato del lavoro. Uno Skill Imbalance interviene quando la quantità di una data capacità fornita dalla manodopera e la quantità richiesta dagli imprenditori diverge dalle condizioni del mercato esistente.

In tale contesto la Skill Gap Analysis è utilizzata per confrontare le abilità possedute dai dipendenti di un’azienda con quelle necessarie per svolgere in modo efficiente un determinato compito professionale. Un’analisi di questo tipo si effettua stilando una lista delle skill richieste, comparandole poi con le valutazioni dell’effettivo livello riscontrato nei soggetti: l’eventuale differenza identifica uno skill gap e per questo tale analisi rappresenta l’innesco concreto e operativo del processo di Skill Gap Solution.

Secondo gli inglesi c’è Skill Shortage quando esiste un’autentica mancanza di competenze individuali adeguate nell’accesso al mercato del lavoro. In Italia le definizioni richiamano sostanzialmente quelle del sistema inglese; la ricerca di Federcomin definisce lo Skill Shortage come l’incapacità del mercato di offrire le professionalità di cui le imprese hanno bisogno: è lo scarto quantitativo fra domanda e offerta.

Gli indicatori di Skill Shortage sono in generale: la fortissima crescita dell’occupazione, i bassi tassi di disoccupazione, la forte crescita dei posti vacanti, gli esiti occupazionali dei diplomati, le maggiori pressioni sui guadagni e lo spreco di talenti e di competenze.

Lo stesso Rapporto Federcomin 2006 “Occupazione e professioni nell’ict” rappresenta un paradigma di eccellenza nell’ambito metodologico centrato sull’analisi dello Skill Shortage: il Rapporto analizza il panorama attuale delle aziende in Italia e lo stato dell’occupazione ict (Information and Communication Technology).

La metodologia della Skill Shortage appare efficace per governare le dinamiche del mercato del lavoro e dell’occupazione; una politica attiva del lavoro dovrebbe nascere dalla prospezione e dalla definizione dei punti di arrivo e dal processo di orientamento e formazione delle risorse umane nei confronti dei settori o delle competenze in cui si avverte congiunturalmente o prospetticamente una carenza.

 

 

4.3 Il Web Recruitment 

 

All’interno del complesso tema della gestione del personale, ampio spazio è dedicato ai processi di selezione del personale e, più in generale, al concetto di recruitment.

Con il termine recruitment si fa riferimento non solo all’attività di ricerca e selezione del personale, ma alla complessa operazione in cui si incontrano capitale e lavoro, imprese e lavoratori. Il recruitment non consiste solo nell’individuazione di candidati in possesso dei requisiti necessari per svolgere determinate mansioni e nella scelta tra i candidati, ma anche nella pianificazione di tutte le decisioni relative alle risorse umane; in particolare il riferimento è a decisioni riguardo l’iter di sviluppo delle carriere, per soddisfare i bisogni di professionalità e le esigenze di sviluppo del personale.

Tra i canali innovativi di recruitment, gli studi specializzati (Mocavini, Paliotta, 2003; Valmachino, Costa, 2006) citano soprattutto le possibilità di incontro tra domanda e offerta di lavoro fornite dal web.

Il recruiting on line è un fenomeno che sempre più si sta sviluppando in Europa e in Italia. Oramai, si può tranquillamente affermare che i sistemi di selezione del personale attraverso internet hanno superato quelli tradizionali pubblici e privati per numero di offerte pubblicate e curricula raccolti.

Tuttavia, nel nostro Paese si evidenziano peculiarità regionali molto forti che determinano un andamento del mercato a due velocità. Esiste, in particolare, ancora un diverso approccio al recruiting on line nell‘Italia meridionale, dove fa più fatica ad attecchire questo nuovo metodo di ricerca del personale rispetto al classico passaparola o ai mezzi informali. Il nord e le grandi città, invece, hanno acquisito più rapidamente una maggiore consapevolezza dell’efficacia dello strumento.

Attraverso Internet e, nel caso di Monster utilizzando una piattaforma tecnologica particolarmente avanzata, il processo di selezione da parte delle aziende è molto più rapido ed efficace e, sul fronte candidati, i jobseeker hanno la possibilità di ricercare in modo intelligente la posizione per cui candidarsi. Per le aziende i vantaggi rispetto all’annuncio pubblicato su carta stampata consistono in  un processo più rapido di selezione e costi assolutamente ridotti oltre che la possibilità di disporre un data base di cv qualificati e profilati per rendere il processo più efficace. Attraverso internet le aziende risolvono ogni tipo di esigenza di recruiting, dallo stagista al tecnico specializzato, dal neolaureato al manager con molta esperienza. Lo stesso vale per i settori: su Monster.it sono presenti ogni mese migliaia di offerte provenienti da ogni settore e per ogni categoria professionale, dalle vendite all’ingegneria, dal marketing alla produzione.

Secondo una recente indagine, le aziende europee ritengono che Internet rappresenti il canale più efficace per reclutare nuovi talenti: oltre il 70% delle offerte di lavoro disponibili sul mercato europeo sono pubblicate on line e il 56% del totale delle assunzioni portate a termine nell’Unione Europea proviene da un annuncio pubblicato sul web. Non solo: il 90% delle aziende ripetono l’acquisto su Monster manifestando quindi una grande soddisfazione.

La popolazione di coloro che cercano lavoro o semplicemente desiderano cambiare occupazione va dal neolaureato al direttore generale, passando da figure di middle manager. Dal punto di vista della formazione, nel data base di Monster che a buon diritto può essere considerato il leader del settore con quasi l’80% del mercato, il 63% è in possesso almeno di una laurea, mentre il 37% ha almeno il diploma di scuola superiore.

In questo quadro, l’andamento della domanda di personale su internet nella Regione Calabria è piuttosto altalenante.

Si tratta di una regione in cui, secondo i dati del Monster Employment Index Italia (mei), le domande di personale on line sono calate nell’ultimo anno di 12 punti. Oltre ai tradizionali cali stagionali, si sono registrati bruschi incrementi in alcuni mesi per un andamento complessivo a singhiozzo.

Il mei rappresenta un’analisi mensile del recruiting on line, che in Italia monitora tutte le offerte che vengono pubblicate on line fornendo uno spaccato preciso dell’andamento del mercato con ripartizioni geografiche molto utili per evidenziare differenze marcate tra una regione e l’altra.

Secondo il Monster Employment Index, se si confrontano questi dati con le performance dell’anno scorso in regione, si assiste a un leggero calo complessivo della domanda di personale on line. Nell’ottobre del 2007, infatti, le offerte di impiego pubblicate su internet in Calabria si attestavano a 134 punti. Si tratta comunque di numeri non elevati, che mostrano in tutta la sua forza il divario che esiste tra Calabria e media italiana, per non parlare del divario che esiste con alcune regioni del nord che guidano la classifica come Lombardia e Veneto dove il Monster Employment Index si attesta mediamente intorno ai 170-180 punti.

Secondo i dati di Monster, a usare internet per trovare un’occupazione in regione sarebbero circa 36 mila candidati che rappresentano il 2% del totale italiano. Di questi, circa il 17% aspira a un lavoro nell’ambito del settore amministrazione e servizi, mentre l’11% vorrebbe lavorare nel marketing e nella comunicazione. Stessa percentuale per coloro che aspirano al mondo della finanza e delle banche. Le risorse umane interessano il 10% dei candidati, seguono gli altri settori, con un interessante 6% di curricula per l’ambito ict. Fanalino di coda la pa che interessa solo l’1% dei candidati.

Per quel che riguarda il livello di formazione, coloro che cercano lavoro in Calabria sono nel 39% dei casi laureati con il vecchio ordinamento, mentre nel 28% dei casi si tratta di diplomati. Il 4% di essi ha un master e nell’1% dei casi si tratta di persone che hanno, dopo l’università, affrontato anche un dottorato. Si tratta per lo più di candidati con un’esperienza minore di 3 anni (44% dei casi), mentre coloro che possono vantare un’esperienza superiore ai tre anni sono il 38% dei candidati. Il 14% di costoro è un neoassunto e il 3% è rappresentato da manager. Questi dati spiegano come l’utilizzo di internet per cercare un impiego sia trasversale rispetto alle esigenze di occupazione che si hanno. È dimostrato che a portali come Monster si rivolgono sia coloro alla ricerca di un primo impiego sia coloro che desiderano migliorare la propria condizione lavorativa e il proprio percorso professionale.

Dal punto di vista aziendale, le offerte mediamente presenti su www.monster.it su scala mensile e provenienti dalla Calabria sono circa 700 e riguardano nel 21% dei casi profili nell’ambito del settore vendite e la stessa percentuale si riscontra per offerte che riguardano il management. Seguono le offerte per posizioni aperte nell’industria e della produzione. Interessante notare che le aziende nel 7% dei casi chiedono personale nell’ambito ict mentre solo l’1% delle offerte riguarda profili aperti nelle risorse umane.

Le possibilità di sviluppo futuro del mercato della ricerca di personale su internet, specie in regioni come la Calabria, esistono e sono numerose.

Certamente il mercato del lavoro è favorito in condizioni generali di crescita e in regimi fiscali di detassazione per le aziende che assumono. Lo stesso vale naturalmente per il recruiting on line che rappresenta uno strumento in più per favorire l’incontro tra domanda e offerta. Tuttavia, dare alle aziende la possibilità di cercare i migliori talenti disponibili in modo economico e veloce è un incentivo. Allo stesso modo è altrettanto importante sul fronte dei candidati ciò che internet può fare. Lo sviluppo di portali come Monster, di social network e di sistemi di interazione non possono che alzare le possibilità per ognuno di trovare il lavoro giusto. Ovviamente, la diffusione della tecnologia rappresenta una premessa necessaria. È indispensabile essere dotati di una connessione e di un pc per poter cercare un’occupazione su internet e anche su questo fronte sono innegabili al momento le differenze tra zone del nostro Paese.

 

 

4.4 I dati del sistema Excelsior

 

Il Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in accordo con il Ministero del Lavoro e l’Unione Europea, si fonda su un’indagine annuale sui fabbisogni professionali delle imprese e costituisce parte del Sistema Informativo del Lavoro.

Sulla base delle previsioni delle imprese, il sistema informativo Excelsior fornisce dati per la conoscenza del mercato del lavoro. Nonostante l’impegno speso per l’intero sistema di rilevazione Excelsior sono pochi i dati esistenti circa i suoi livelli di attendibilità e soprattutto di generale affidabilità.

Per il 2008, Excelsior prevedeva nella Provincia di Cosenza i flussi previsionali riportati in tab. 4.1. Nello specifico Excelsior prevedeva un incremento generale dell’occupazione per 7960 persone di cui il 29,15% nell’ambito delle costruzioni e il 23,24% nell’ambito del commercio.

Questi dati non risultano confermati nelle interviste da noi effettuate alle imprese a fine 2008, in cui è stato richiesto quanti soggetti siano stati effettivamente assunti. In particolare la maggiore discordanza si è riscontrata in relazione alle industrie alimentari e delle bevande dove si è registrato un calo dell’occupazione; allo stesso modo, l’incremento occupazionale nel settore del commercio è risultato molto più contenuto.

 

Tab. 4.1 – Dati assoluti e percentuali del numero di assunti

Settore Assunti %
Meccanica, macchine elettriche ed elettroniche, mezzi di trasporto 70 0,88%
Tessile-abbigliamento, legno-mobili, carta 300 3,77%
Industrie alimentari e delle bevande 320 4,02%
Lavorazione minerali, industrie dei metalli e altre industrie 340 4,27%
Costruzioni 2320 29,15%
Commercio al dettaglio e all’ingrosso; riparazioni 1850 23,24%
Alberghi, ristoranti, servizi di ristorazione e servizi turistici 910 11,43%
Trasporti, credito-assicurazioni, servizi alle imprese 1320 16,58%
Altri servizi alle persone e alle imprese 530 6,66%
Totale 7960 100,00%

Fonte: elaborazione Gruppo e-Laborando su dati Excelsior, 2008

 

 

4.5 Fabbisogni professionali

 

L’analisi dei fabbisogni riveste un ruolo centrale nel supporto delle governance del sistema formativo e in particolare per lo sviluppo di strumenti di supporto. A questo scopo abbiamo effettuato un’analisi dei fabbisogni professionali su di un considerevole numero di imprese nella Provincia di Cosenza.

 

1 Ricerca 3  
Analisi dei fabbisogni professionali
Il campione della ricerca è composto da 5.547 imprese pari al 10,12% delle imprese attive sul territorio della Provincia di Cosenza. Il campione è stato stratificato in relazione alla la forma giuridica (società di capitali, società di persone, imprese individuali, altre forme) e il settore merceologico dell’impresa. Il questionario è stato somministrato in modalità CATI ed era strutturato in 6 moduli. Il primo modulo riguardava l’anagrafica aziendale, il secondo le indicazioni riguardanti il numero di occupati; il terzo il dettaglio degli occupati in relazione alle diverse forme contrattuali, il quarto il fabbisogno previsionale espresso dall’impresa, il quinto l’indicazione dei profili professionali più richiesti e il sesto il dettaglio delle assunzioni previste.

 

In primo luogo, alle imprese è stato chiesto di indicare, in relazione al proprio settore specifico di attività, se nei 12 mesi successivi all’intervista, prevedevano un miglioramento generale, una sostanziale stabilità o un peggioramento. Dallo studio emerge che il 33,44% delle imprese intervistate ha prefigurato un generale peggioramento nel settore, contro solo il 16,77% a favore di un miglioramento. Il 49,79% ha indicato una sostanziale stabilità. I settori prefigurati in maniera più consistente da un peggioramento sono quello del tessile e della moda, dell’elettronica, dell’agricoltura e del commercio; più positivi sono quello della sanità, dell’informatica, delle banche a assicurazioni e del turismo e tempo libero.

 

Tab. 4.2 – Previsioni per il proprio settore

Settore Miglioramento Stabilità Peggioramento
Agricoltura e Pesca 8,97% 51,03% 40,00%
Alimentare 15,79% 53,80% 30,41%
Tessile e moda 8,33% 35,00% 56,67%
Legno 14,63% 45,12% 40,24%
Meccanica 24,00% 49,00% 27,00%
Elettronica 16,67% 31,67% 51,67%
Trasporti 6,67% 73,33% 20,00%
Mobili e arredamento 20,00% 32,50% 47,50%
Edilizia 19,28% 49,26% 31,46%
Commercio 12,44% 45,56% 42,00%
Alberghi, ristoranti e tempo libero 28,57% 56,91% 14,52%
Banche e assicurazioni 18,52% 78,24% 3,24%
Informatica 31,18% 59,14% 9,68%
Sanità 90,00% 10,00% 0,00%
Altre (es: Energia, Chimica, Editoria e stampa, Telecomunicazioni, R&S) 43,00% 46,00% 11,00%
Totale 16,77% 49,79% 33,44%

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Successivamente, è stato chiesto alle aziende, sempre in relazione al proprio settore, se nei 12 mesi successivi, in relazione all’occupazione, prevedevano: un incremento sostanziale delle assunzioni, un leggero incremento delle assunzioni, una sostanziale stabilità, una leggera diminuzione dei lavoratori oppure una forte diminuzione dei lavoratori.

Complessivamente, per lo 0,56% si è registrato un incremento sostanziale dei dipendenti, per il 13,03% un leggero incremento, per il 67,96% una sostanziale stabilità, per il 10,62% una leggera diminuzione dei lavoratori e per il 7,82% una forte diminuzione dei lavoratori.

I settori che prefigurano il maggior calo degli occupati sono quelli dei mobili e arredamento, commercio, legno ed edilizia. Prevedono un miglioramento degli occupati il settore della meccanica, della sanità, dell’informatica e dell’ospitalità e tempo libero.

 

Tab. 4.3 – Previsione relativa all’aumento/diminuzione dei lavoratori

Settore Un incremento sostanziale delle assunzioni Un leggero incremento delle assunzioni Una sostanziale stabilità Una leggera diminuzione dei lavoratori Una forte diminuzione dei lavoratori
Agricoltura e Pesca 0,00% 8,28% 83,45% 8,28% 0,00%
Alimentare 1,17% 10,53% 84,80% 3,51% 0,00%
Tessile e moda 0,00% 18,33% 68,33% 8,33% 5,00%
Legno 1,22% 14,63% 63,41% 12,20% 8,54%
Meccanica 0,00% 32,50% 63,50% 4,00% 0,00%
Elettronica 0,00% 13,33% 80,00% 6,67% 0,00%
Trasporti 0,00% 6,67% 86,67% 6,67% 0,00%
Mobili e arredamento 0,00% 7,50% 53,75% 20,00% 18,75%
Edilizia 1,87% 25,70% 39,09% 25,84% 7,50%
Commercio 0,00% 8,72% 61,83% 11,06% 18,39%
Alberghi, ristoranti e tempo libero 1,87% 16,16% 76,58% 4,45% 0,94%
Banche e assicurazioni 0,00% 9,72% 89,35% 0,00% 0,93%
Informatica 0,00% 24,73% 65,59% 8,60% 1,08%
Sanità 4,00% 8,00% 88,00% 0,00% 0,00%
Altre (es: Energia, Chimica, Editoria e stampa, Telecomunicazioni, R&S) 2,00% 13,00% 81,00% 4,00% 0,00%
Totale 0,56% 13,03% 67,96% 10,62% 7,82%

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

In ultimo, è stato chiesto alle imprese di indicare, pensando alla condizione economica generale e non solo al proprio settore specifico, se ritenessero che ci sarebbe stata: una buona crescita economica, una bassa crescita economica, una moderata recessione economica oppure una crisi economica significativa.

Complessivamente, il 5,86% ha indicato una buona crescita economica, il 28,34% una bassa crescita economica, il 37,25% una moderata recessione economica e il 28,56% una crisi economica significativa.

I settori più pessimistici sono il commercio, l’agricoltura e la pesca, il legno e il tessile. I settori più positivi sono la sanità, l’informatica e il turismo e tempo libero.

 

Tab. 4.4 – Previsioni crescita economica generale

  Buona crescita economica Bassa crescita economica Moderata recessione economica Crisi economica significativa
Agricoltura  e Pesca 0,69% 22,07% 49,66% 27,59%
Alimentare 8,77% 26,32% 38,60% 26,32%
Tessile e moda 1,67% 26,67% 48,33% 23,33%
Legno 6,10% 24,39% 37,80% 31,71%
Meccanica 3,50% 50,50% 25,50% 20,50%
Elettronica 0,00% 36,67% 35,00% 28,33%
Trasporti 0,00% 36,67% 46,67% 16,67%
Mobili e arredamento 15,00% 16,25% 32,50% 36,25%
Edilizia 4,28% 33,20% 32,26% 30,25%
Commercio 1,49% 19,88% 37,69% 40,94%
Alberghi, ristoranti e tempo libero 16,86% 46,84% 25,76% 10,54%
Banche e assicurazioni 10,19% 39,81% 46,30% 3,70%
Informatica 6,45% 81,72% 4,30% 7,53%
Sanità 78,00% 22,00% 0,00% 0,00%
Altre (es: Energia, Chimica, Editoria e stampa, Telecomunicazioni, R&S) 39,00% 30,00% 23,00% 8,00%
Totale 5,86% 28,34% 37,25% 28,56%

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Complessivamente, il quadro non sembra essere positivo: costruendo un indice globale in relazione ai diversi aspetti si registrano delle previsioni negative in relazione ai settori del commercio, dei mobili e arredamento, del tessile e moda, del legno e dell’elettronica. Sembrerebbero essere stabili i settori dell’agricoltura e della pesca, dell’edilizia, alimentare e dei trasporti. Hanno una visione positiva anche se moderata, i settori della meccanica, del turismo e del tempo libero, delle banche e assicurazioni, dell’informatica e della sanità.

4.6 Le stime previsionali per il biennio 2008-2010

 

L’obiettivo dello studio è stato di arrivare a produrre delle stime previsionali in relazione al biennio 2008-2010. A tale scopo è stato utilizzato un modello basato sul funzionamento di una rete neurale artificiale.

Le reti neurali artificiali sono dei modelli matematici che simulano l’interconnessione tra elementi definiti neuroni artificiali, ossia costrutti matematici che in qualche misura imitano le proprietà dei neuroni viventi.

Esse sono degli strumenti molto adeguati per il calcolo e la previsione di serie temporali, in quanto poco sensibili al “rumore di fondo”, ossia a quella quota di varianza che non dipende direttamente dalle variabili in gioco quanto piuttosto da errori di misurazione oppure da relazioni non volute tra le variabili.

Questi sistemi, per quanto potenti, presentano dei limiti oggettivi, in relazione al fatto che rappresentano delle black-box: a differenza di un sistema algoritmico, dove si può esaminare passo-passo il percorso che dall’input genera l’output, una rete neurale è in grado di generare un risultato valido, o comunque con una alta probabilità di essere accettabile, ma non è possibile spiegare come e perché tale risultato sia stato generato.

Il funzionamento della rete è apparentemente complesso ma concettualmente semplice. Dopo una fase di addestramento, allo stato di input vengono presentati i diversi dati disponibili e come dato di output quanto è atteso. La rete, attraverso la procedura di addestramento, cattura le regolarità statistiche implicite nelle informazioni presentate (Pessa, 2004) ed è solo al termine di tale procedura che si chiede alla rete così addestrata di produrre autonomamente i nuovi valori richiesti.

Per la fase di addestramento è stata programmata una rete neurale che utilizzasse per l’anno 2006 i seguenti dati come input:

  • dati rilevati attraverso il questionario in relazione all’anno 2006;
  • dati relativi all’anno 2006 rilevati durante l’analisi dello scenario e presentati nei primi due capitoli del presente volume. Sono stati utilizzati dati provinciali, dati regionali e dati nazionali. Ad esempio è stato utilizzato come indice il pil oppure gli indici istat sull’occupazione o i dati di Movimprese sulla numerosità delle imprese.

Sono stati utilizzati come dati di output le indicazioni relative all’occupazione per l’anno 2006. La rete è stata utilizzata fino a quando il sistema non è stato in grado di prevedere in modo esatto quanto accaduto nel 2006.

A questo punto alla stessa rete sono stati presentati i dati 2007 ed è stata spinta a produrre gli opportuni cambiamenti necessari a prevedere anche le variazioni occupazionali per l’anno 2007. Inoltre, sono stati nuovamente presentati i dati 2006 per verificare eventuali distorsioni nella capacità di previsione e successivamente i dati del 2008, raccogliendo gli output per ciascuna categoria e settore. L’attesa era di avere come output le fluttuazioni occupazionali previste per il territorio della Provincia di Cosenza. Per prudenza statistica i dati sono stati estesi solo a due annualità consentendo quindi una limitazione dell’errore di stima ed evitando l’”effetto farfalla” (cfr. paragrafo 3.2.3).

Nella fase di raccolta dei dati alle imprese è stato chiesto di indicare con precisione il numero di occupati dipendenti e atipici (compresi gli stagionali) nel 2006, nel 2007 e nel 2008 e le assunzioni programmate certe per il 2009 e il 2010. Sulla base di questi dati è stata compiuta una analisi del trend finalizzato a identificare le tendenze occupazionali in relazione al periodo 2008-2010. È doveroso precisare che è stato chiesto alle imprese di indicare anche i lavoratori in nero e i collaboratori famigliari.

L’attività svolta dalla rete è sintetizzata nella tabella 4.5, all’interno della quale sono riportate le fluttuazioni inserite come input sulla base di quanto emerso dalla fase di campo e gli output prodotti autonomamente dalla rete. Dai dati emersi dalla rete neurale si registra un calo relativo al settore del commercio (-2,01% degli occupati) e al settore dei mobili e dell’arredamento (1,22%). I dati sembrerebbero indicare una crescita occupazionale in relazione ai settori del legno (3,21%) e dell’informatica (1,51%). In qualunque caso, le analisi previsionali sembrerebbero suggerire una sostanziale stabilità nei livelli di occupazione generali. Questo dato però varia solo in relazione alla configurazione demografica provinciale, che vede una crescita di giovani e quindi si tramuta in un relativo aumento della disoccupazione. L’analisi è stata replicata inserendo meno variabili all’interno del sistema per verificarne gli effetti e gli scostamenti rispetto a questo primo output. Un dato interessante è l’effetto limitato degli indicatori nazionali sulla previsione occupazionale. In particolare sembrerebbe che il sistema economico provinciale non sia appieno inserito all’interno del sistema-Paese e ciò comporterebbe uno svantaggio nei momenti di crescita ma un vantaggio nei momenti di recessione economica dell’intero sistema.

Tab. 4.5 – Variazioni occupazionali 2006-07 e 2007-08 e previsioni 2008-10

  Δ 2006-2007 Δ 2007-2008 Δ 2008-2010
Agricoltura  e Pesca 0,51% 0,10% 1,21%
Alimentare 5,66% -4,80% 0,32%
Tessile e moda 4,15% 1,23% 0,68%
Legno 4,41% 4,93% 3,21%
Meccanica 4,93% -6,99% 0,81%
Elettronica 9,68% 2,94% 1,32%
Trasporti -1,74% 18,93% 1,21%
Mobili e arredamento -6,55% -4,67% -1,22%
Edilizia 6,25% -1,54% 0,54%
Commercio 0,35% 0,20% -2,01%
Alberghi, ristoranti e tempo libero 32,37% 1,44% 1,89%
Banche e assicurazioni 0,00% 5,09% -1,21%
Informatica 0,00% -4,41% 1,51%
Sanità 1,14% 0,19% 1,21%
Altre (es: Energia, Chimica, Editoria e stampa, Telecomunicazioni, R&S) 1,87% 8,19% 3,21%
Totale 4,57% 0,14% 0,00%

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Sulla base dei dati raccolti e del lavoro svolto dalla rete abbiamo stimato anche il numero di assunti e licenziati nei prossimi 24 mesi (sia regolari sia irregolari e in relazione a tutte le tipologie contrattuali) rispetto alle diverse tipologie di professioni. Il calcolo ha confermato una generale tendenza all’assunzione da parte delle imprese cosentine nei prossimi due anni per un complessivo 0,4% della forza lavoro, ma sempre in virtù di quanto detto in precedenza questo dato potrebbe trasformarsi in un relativo aumento di disoccupati. Dal confronto del totale delle assunzioni (comprese quelle di lavoratori atipici) con le espulsioni (che prevedono sia i licenziamenti sia i mancati rinnovi di contratto) sembra emergere uno spostamento dalle professioni semiqualificate o non qualificate a professioni con un maggiore carico di competenze, anche se questo processo appare lento e irregolare. Ad esempio, a fronte di una entrata del 38% di professioni non qualificate è possibile prevedere una uscita pari al 51% delle uscite complessive. In pratica, nei settori che affronteranno dei momenti di crisi (come ad esempio quello dei mobili e dell’arredamento) saranno soprattutto le professioni non qualificate a perdere il posto contro un possibile e potenziale incremento delle professioni specializzate.

4.7 I profili professionali più richiesti

 

Sulla base delle oltre 5.000 interviste alle imprese è stato possibile identificare all’interno del flusso occupazionale in entrata le categorie professionali che beneficeranno maggiormente della possibilità di essere assunti dalle imprese. Dall’analisi dei dati è emersa la possibilità di 6.114 posti di lavoro richiesti dalle imprese.

 

Tab. 4.6 – Possibili assunti per tipologia professionale

Tipologia Assunti %
Operai non specializzati 1531 25,04%
Operai specializzati 1181 19,32%
Addetto all’agricoltura 1022 16,72%
Cameriere / maitre 408 6,67%
Segreteria e lavori d’ufficio 350 5,72%
Agente di commercio 343 5,61%
Professioni Tecniche Specializzate 226 3,70%
Cuoco 223 3,65%
Aiuto cuoco 175 2,86%
Commesso 158 2,58%
Autista/Trasportatore 96 1,57%
Sistemista / Programmatore 94 1,54%
Addetto alla pulizia 84 1,37%
Professioni Alta Qualifica 48 0,79%
Contabile 41 0,67%
Pizzaiolo 29 0,47%
Tecnici informatici 26 0,43%
Addetto al customer care 22 0,36%
OSA 14 0,23%
Altro 43 0,70%
Totale 6114 100,00%

Fonte: Gruppo e-Laborando, 2008

 

Come è riportato in tab. 4.6, il 25,04% delle occupazioni richieste fanno riferimento a operai non specializzati (come ad esempio magazzinieri), il 19,32% a operai specializzati e il 16,7% ad addetti all’agricoltura. Si registra una considerevole richiesta di professioni legate alla ristorazione, come cameriere, cuoco e aiuto cuoco. È stata rilevata anche una consistente richiesta pari a 29 unità di pizzaioli. Nel caso degli operai specializzati la richiesta maggiore riguarda i carpentieri, i conduttori di macchine agricole e gli addetti alla lavorazione tessile e del legno.

 

 

4.8 Conclusioni

 

Un dato interessante emerso dall’analisi è la crescente attenzione da parte delle imprese verso il personale di origine extra-comunitaria o dell’est dell’Unione Europea per alcuni profili a bassa specializzazione o per professioni legate ad attività industriali. Attualmente, sono il 27,59% delle imprese che operano nel settore dell’agricoltura o della pesca a riferire di avere almeno un dipendente (con qualsiasi forma contrattuale) non italiano, il 17,67% delle imprese nel settore dell’edilizia e il 14,50% delle imprese operanti nel campo della meccanica. I settori più refrattari sono quelli dei trasporti, delle banche e assicurazioni e della sanità.

Complessivamente lo scenario emerso dall’analisi dei dati evidenzia un quadro non proprio confortante in cui la comparazione tra nuovi ingressi e soggetti in uscita porta a un sostanziale pareggio nei prossimi due anni. Ci sarà una sostanziale riduzione negli ingressi del personale con bassa specializzazione a vantaggio di personale specializzato. In particolare questo cambiamento interesserà i settori del turismo e dell’informatica, due settori in cui tradizionalmente – sul territorio – sono impiegati soggetti senza una specifica qualifica professionale. In relazione al turismo è crescente la richiesta di profili professionali legati alla ristorazione, soprattutto di cuochi e pizzaioli. Purtroppo, questi profili vengono inquadrati come stagionali e quindi professioni non in grado di offrire il tanto ricercato posto fisso o almeno un posto di lavoro con una continuità annuale.

Sembrano crescere le richieste di professioni qualificate e intellettuali, anche se su questi profili è più difficile fare una stima precisa e il motivo è duplice: da una parte le aziende non hanno sempre chiari i fabbisogni legati a profili professionali apicali e dall’altro questi fabbisogni non sono spesso a conoscenza del rispondente, in quanto facenti più parte delle attività di sviluppo di una impresa che della normale e quotidiana amministrazione del personale.