Appunti di viaggio: un percorso di orientamento per adulti

 

Andrea Laudadio*

Appunti di viaggio è un percorso orientativo progettato dal Gruppo e-Laborando per essere realizzato all’interno dei percorsi formativi finanziati dal Fondo Sociale Europeo con adulti occupati o disoccupati.

 

 

Premessa

Secondo l’IFSW[1] un lavoro sociale è definibile come una professione in grado di promuovere il cambiamento sociale, la soluzione dei problemi nei rapporti umani e l’emancipazione degli individui allo scopo di favorirne il benessere personale. Adottando tale prospettiva, l’orientamento – sia per quel che riguarda le metodologie, sia per le finalità – sembrerebbe ampiamente ascrivibile all’interno delle professioni sociali.

All’interno del dibattito sulle professioni sociali è interessante la posizione assunta – recentemente – da alcuni autori, i quali sottolineano come l’adozione di prospettive e metodologie psicodinamiche abbia contribuito a definire gli utenti dei servizi in quanto portatori di deficit, problemi o patologie (Saleebey, 1997; 2001 Weick e Chamberlain, 1997).

In contrapposizione, Saleebey propone  l’adozione di una nuova prospettiva basata sulla resilienza alle avversità e sulle risorse dei soggetti, che – in particolare – possa dare spazio allo sviluppo personale attraverso il superamento delle difficoltà del passato, il rafforzamento delle aspettative e delle aspirazioni individuali, nonché l’utilizzo delle doti e delle conoscenze dell’individuo, della famiglia, del gruppo e della comunità.

Questo approccio sembra offrire una chiave di lettura funzionale agli effetti dei recenti cambiamenti del mercato del lavoro (Arthur, Inkson, e Pringle, 1999). Molte delle situazioni problematiche legate alle carriere degli individui non sembrano spiegabili semplicemente nei termini di condizioni di deficit dei lavoratori, ma – piuttosto – in relazione ad un mancato potenziamento di alcune competenze necessarie allo sviluppo di carriera (Kuijpers e Scheerens, 2006).

Similmente, Krumboltz (1999) suggerisce di superare l’etichettamento di  problematici, difficili o indecisi per coloro che non sembrano esprimere certezza riguardo la propria scelta professionale, in quanto i cambiamenti del mercato del lavoro renderebbero non lineari e non prevedibili gli sviluppi di carriera. Krumboltz (1992) sostiene che l’indecisione, insita nell’assunzione di piani nel lungo periodo, appaia attualmente la posizione più saggia rispetto all’organizzazione dei percorsi di carriera a lungo termine, a causa sia del costante cambiamento (scomparsa di alcuni lavori a favore di altri), che del continuo mutamento dell’individuo. Questo fa sì che i desideri e gli interessi appaiano in evoluzione e che i compiti lavorativi non necessariamente siano corrispondenti alle aspettative.

Se riportato in ambito orientativo, il cambio di prospettiva, proposto da Saleebey, appare molto simile alla contrapposizione tra la vecchia concezione vocazionale e la più attuale prospettiva maturativa.

 

Appunti di viaggio

 

In primo luogo, abbiamo provato a declinare le raccomandazioni di Saleebey in possibili dimensioni orientative.

 

Tabella 1 – Dimensioni orientative relative alla proposta di Saleebey

Saleebey (1997) Dimensioni orientative
Resilienza alle avversità Resilienza

Perseveranza

Sviluppo personale attraverso il superamento delle difficoltà del passato Rimpianto

Coping

Ottimismo

Rafforzamento delle aspettative e delle aspirazioni individuali Autoefficacia

Autonomia

Curiosità

Gestione del rischio

Utilizzo delle doti e delle conoscenze dell’individuo Interessi

Valori

Competenze

Flessibilità

Utilizzo delle doti e delle conoscenze della famiglia, del gruppo e della comunità Relazioni

Conciliazione casa-lavoro

Rappresentazione organizzativa

 

Sulla base di queste dimensioni abbiamo progettato il percorso di orientamento denominato: Appunti di viaggio, il quale nasce dalla necessità del Gruppo e-Laborando[2] di poter disporre di un modello orientativo standard da utilizzare all’interno dei programmi finanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE).

L’erogazione di formazione professionale all’interno dei diversi programmi FSE prevede – spesso – la presenza di momenti obbligatori di orientamento collocati all’interno del percorso formativo.

Tradizionalmente, molti enti distinguono questa attività obbligatoria in due momenti: uno – in entrata – collocato all’avvio dei percorsi formativi ed uno – in uscita – collocato al termine del percorso di formazione. Se l’attività in uscita non pone particolari problemi, in quanto viene spesso usata per sostenere ed accompagnare il soggetto nella ricerca attiva del lavoro, non si può dire lo stesso dell’attività iniziale. Sono molti gli enti e le società di formazione che utilizzano le ore di orientamento iniziale come uno spazio informativo incentrato sulla professione oggetto del percorso, escludendo, da questa fase, qualsiasi attività di riflessione sul sé e sul proprio progetto professionale. La causa è duplice: da una parte gli enti e le società di formazione hanno paura che avviare la riflessione dei soggetti possa portare ad un abbandono del percorso (con gravi ripercussioni economiche per la struttura attuatrice), dall’altro, non sono ancora chiare e condivise le finalità e gli obiettivi di questi momenti di orientamento.

In altre parole, alcune strutture formative temono che la realizzazione di un percorso di orientamento vero e proprio (nel quale si lavora attivamente in relazione costruzione di un progetto professionale) rischi di “far cambiare idea” ai partecipanti, aumentando il numero di ritiri dal corso (questo la dice lunga sulle modalità con cui vengono reclutati i partecipanti a tali percorsi formativi).

 

Presupposti teorici

 

Alla base del percorso “Appunti di viaggio” ci sono due modelli: la teoria della self-determination di Deci e Ryan (2000) e la teoria della casualità pianificata di Krumboltz (1999).

Secondo la teoria della self-determination, il benessere è il risultato della soddisfazione di almeno tre bisogni psicologici di base: il bisogno di autonomia (sentirsi libero in ciascuna azione), di competenza (sentirsi capace) e di relazione (sentirsi connessi ad altri) e – secondo Quaglino (1999) – fa riferimento alla percezione di poter essere liberi nelle proprie scelte e nelle proprie azioni. Deci e Ryan (2000) ritengono che l’autodeterminazione possa essere definita come una propensione che conduce gli individui ad impegnarsi in alcuni comportamenti, agendo per scelta piuttosto che per obbligo o costrizione. In altre parole, una persona può considerarsi autodeterminata quando agisce autonomamente, quando il suo comportamento è autoregolato e quando è lei stessa a decidere di compiere delle azioni e fare in modo che accadano.

La teoria della casualità pianificata nasce da alcune considerazioni di Cabral e Salomone (1990), i quali hanno messo in evidenza la necessità di aiutare le persone ad individuare gli effetti del caso e di sviluppare strategie adeguate a gestire l’imprevisto. Similmente, Scott e Hatalla (1990) hanno sottolineato il ruolo giocato dai fattori casuali e la necessità di un modello di decision-making professionale che consenta di integrare aspetti programmabili e non, evidenziando, inoltre, il vantaggio di includere il caso nella scelta. La teoria della casualità propone l’utilità della creazione e della trasformazione di eventi inaspettati in opportunità di apprendimento (Krumboltz, 1999). I termini casualità e pianificata sono stati accostati, volontariamente, allo scopo di formare un ossimoro, in quanto l’obiettivo alla base dell’intervento è quello di aiutare la persona a generare, riconoscere ed incorporare gli eventi casuali, nello sviluppo della propria carriera. Secondo questa prospettiva, le competenze di esplorazione sono strategiche per generare eventi casuali, migliorare la qualità della vita e rendere le persona capaci di afferrare le opportunità. In questo quadro il career counselor può aiutare la persona a sviluppare cinque abilità che devono essere riconosciute, create, e usate come opportunità per la carriera. Queste cinque abilità sono:

  • Curiosità: esplorare nuove opportunità di apprendimento.
  • Perseveranza: superare eventi spiacevoli e di perseguire un obiettivo.
  • Flessibilità: cambiare atteggiamenti, comportamenti, credenze e l’interpretazione delle circostanze.
  • Ottimismo: guardare alle nuove opportunità come possibili e attuabili.
  • Assunzione del rischio: compiere delle azioni anche se le conseguenze sono incerte.

Entrambi i modelli sembrano promuovere lo sviluppo attivo del soggetto, attraverso la promozione di competenze strategiche finalizzate all’acquisizione di autonomia e – soprattutto – di un ruolo attivo all’interno delle incerte dinamiche occupazionali.

 

Articolazione

 

Il percorso è articolato in cinque incontri di gruppo della durata di 6 ore ciascuno e in due colloqui individuali della durata di 45 minuti circa. Ogni giornata di attività di gruppo prevede un approfondimento di una o più dimensioni considerate cruciali in ambito orientativo (interessi, valori, competenze, emozioni, relazioni interpersonali, creatività). Il percorso è suddiviso in numerose attività di potenziamento delle risorse individuali, attraverso il gioco e il confronto – costante – con il gruppo. Ciascun partecipante è accompagnato nel percorso da un quaderno chiamato “Appunti di viaggio”.

 

Sperimentazione

 

L’obiettivo del presente contributo è quello di presentare alcune riflessioni emerse dalla fase di sperimentazione del percorso.

Appunti di viaggio è stato proposto ad un campione di 105 soggetti provenienti da 8 percorsi formativi[3].

Al termine del percorso è stato somministrato un questionario di soddisfazione, articolato in 3 sezioni: effetti del percorso, soddisfazione generale e soddisfazione verso le attività.

L’anonimato garantito ai rispondenti impedisce una puntuale descrizione delle caratteristiche anagrafiche degli stessi. L’eterogeneità dei partecipanti avrebbe, infatti, consentito l’identificazione dei soggetti anche, semplicemente, sulla base delle indicazioni relative al genere e all’età.

 

 

 

Tabella 2 – Articolazione del percorso e dettaglio delle attività

GIORNATA NOME ATTIVITÀ DURATA (minuti) CONTENUTI
1 I sassi nel barattolo 30 Il percorso si apre con il racconto della storia zen dei “Sassi nel barattolo”, partendo da questo racconto viene presentato il percorso e attivata la discussione in relazione agli obiettivi del percorso per arrivare ad una loro condivisione.
Dentro la foto 30 La presentazione dei partecipanti avviene tramite l’utilizzo dello strumento ISFOL “Dentro la foto”. I partecipanti scelgono una foto che sia rappresentativa come essi si vedono nel futuro professionale e la descrivono al gruppo. Il conduttore segnerà le parole che indicano il futuro professionale più spesso pronunciate.
Il disegno 120 L’esercitazione consente di approfondire l’immaginario collettivo relativo al futuro professionale. Dopo una suddivisione in sottogruppi si chiede di scegliere una delle parole emerse dall’esercitazione precedente e di realizzare un disegno che sia rappresentativo di quella parola. I disegni verranno discussi in plenaria.
Questionario SDS 120 Il questionario SDS consente di esplorare una dimensione molto importante in orientamento: gli interessi professionali. I risultati del questionario sono discussi all’interno del primo colloquio individuale.
2 Cosa so fare 60 L’esercitazione consente di individuare le competenze acquisite sia in campo professionale e formativo sia nella vita quotidiana attraverso la riflessione e il confronto con gli altri.
Gioco delle competenze 120 L’esercitazione si configura come un momento in cui, attraverso l’attività ludica, si attiva una riflessione su quali siano le competenze necessarie per svolgere determinate professioni. Il gioco, simile al gioco dell’oca, obbliga ciascuna delle tre squadre in cui viene diviso il gruppo a trovare delle competenze per ciascuna delle professioni che vengono estratte.
Autoconsulenza 120 L’esercitazione si svolge in sottogruppi nei quali attraverso la simulazione di colloqui si esplorano le dimensioni degli interessi, dei valori e delle emozioni legate ai propri desideri professionali.
I colloquio I miei interessi  

45-60

Il primo colloquio è incentrato sull’esplorazione degli interessi professionali attraverso la riflessione sul profilo emerso dall’SDS di Holland.
3 I cartoncini degli interessi 60 L’esercitazione consente di riflettere sugli stereotipi legati alle figure professionali attraverso gli interessi. La riflessione di gruppo consente di far emergere e discutere eventuali stereotipi nella rappresentazione degli interessi.
Giochi di creatività 90 L’esercitazione consente di aprire il tema della flessibilità attraverso giochi che stimolano il pensiero divergente. Il tema viene discusso in gruppo.
Pensare a colori 150 L’attività è ispirata ad alcune note attività formative finalizzate a supportare lo sviluppo di modalità di pensiero differenti – per i soggetti – dai soliti schemi.

Suddivisi in sottogruppi, i partecipanti sperimenteranno l’uso di una modalità di pensiero diversa a quella in cui essi si riconoscono.

4 Storytelling 120 Il racconto di storie e la discussione sul significato che ogni partecipante individua negli elementi che le caratterizzano, consentono l’esplorazione di diverse dimensioni legate alla scelta tra cui le aspettative, le emozioni, l’autoefficacia e gli aspetti relazionali.
La nostra storia 120 L’esercitazione prevede la suddivisione in sottogruppi e la costruzione di una storia per ogni sottogruppo. Ogni storia sarà realizzata sulla base di linee guida fornite dal conduttore.
Racconto delle storie 60 Le storie realizzate dai sottogruppi saranno raccontate da un portavoce. Gli elementi significativi saranno discussi in plenaria.
5 Somministrazione di questionari 150 Vengono somministrati ai partecipanti alcuni strumenti ritenuti cruciali per l’orientamento (valori, autoefficacia decisionale, tendenza al regret, flessibilità, creatività, assunzione del rischio, perseveranza, ottimismo) i cui risultati verranno poi discussi all’interno del secondo colloquio.
Telefonata dal futuro 30 L’esercitazione consente di esplorare l’immaginario relativo alla visione di sé, in ambito professionale, maturata dopo la partecipazione al percorso di orientamento.
Le rose 60 L’esercitazione è ispirata ad alcune attività consolidate realizzate dai centri CORA e consente di valorizzare le caratteristiche individuali e l’unicità di ogni membro del gruppo.
La rosa 30 Viene raccontato ai partecipanti un brano tratto da “il piccolo principe” attraverso il quale si vuol rafforzare e valorizzare l’importanza dell’unicità di ogni persona.
Il gomitolo 30 L’esercitazione rappresenta la chiusura del percorso. il gomitolo di lana viene lanciato da un partecipante all’altro e con esso viene dichiarato cosa quella persona lascia all’altro di positivo.
II colloquio Life line 45-60 Il colloquio è volto ad individuare le tappe significative della vita di ogni partecipante e ad approfondire come ogni momento descritto possa aver influito sulle scelte passate e presenti e come potrebbe influire sulle scelte future.

 

Risultati

 

In relazione alle dimensioni della self-determination e della teoria della casualità pianificata è stato chiesto ai soggetti di indicare quanto – su una scala da 1 a 5 – il percorso avesse incrementato alcune competenze e capacità.

 

Tabella 3 – Effetti registrati

Modello Item Media d.s.
Self-determination Alla fine del percorso, mi sento di stare meglio rispetto a prima di iniziarlo 4,02 0,77
Il percorso mi ha insegnato molte cose 4,42 0,77
Il percorso mi ha reso più autonomo 3,56 1,03
Il percorso ha aumentato la mia capacità di relazionarmi 3,89 0,92
Casualità pianificata Il percorso ha aumentato la mia curiosità verso la vita 4,06 0,97
Il percorso ha aumentato la mia resistenza alle avversità 3,67 0,85
Il percorso ha aumentato la mia flessibilità mentale 4,12 0,87
Il percorso ha aumentato il mio ottimismo 4,11 0,97
Il percorso mi ha reso più coraggioso 3,82 1,06
Il percorso mi ha reso più motivato 4,03 0,95

 

Tabella 4 – Soddisfazione generale

Item Media d.s.
L’orientatore ha fatto un ottimo lavoro 4,36 1,00
Sono soddisfatto del percorso di orientamento 4,14 0,89
Consiglierei ad un mio amico nelle mie stesse condizioni di partecipare a questo percorso 4,08 1,04
Mi è piaciuto molto il clima che si è creato 4,04 1,06
Ho imparato molto da questo percorso 3,90 0,83
Sono sicuro che quello che ho imparato mi sarà utile nel mondo del lavoro 3,78 0,93
Avrei voluto fare prima nella vita questo percorso 3,72 1,12
Adesso mi sento più motivato di prima 3,62 1,00
Questo percorso mi aiuterà ad essere una persona migliore 3,44 1,06
Non mi sono piaciute molte cose 2,10 1,27
L’organizzazione del percorso lasciava un po’ a desiderare 1,85 1,08
Se tornassi indietro difficilmente parteciperei a questo percorso 1,73 1,11
Quante ore perse! Si poteva fare tutto in meno tempo. 1,69 1,01

 

 

 

Complessivamente, si registrano altissimi livelli di soddisfazione, in particolare in relazione al lavoro svolto dall’orientatore, al percorso in generale e al clima. Inoltre, molti soggetti riferiscono di voler consigliare il percorso ad amici nelle loro stesse condizioni.

Per avere maggiori informazioni circa i livelli di soddisfazione degli allievi è stata somministrata la Training Satisfaction Rating Scale di Tello, Moscoso, Garcìa, Chaves (2006), la quale è stata declinata in relazione all’orientamento, su una scala da 1 a 5.

 

Tabella 5 – Risultati per la Training Satisfaction Rating Scale

Item Media d.s.
Il metodo utilizzato mi ha consentito di prendere parte attiva nel processo orientativo 4,25 0,77
L’orientamento ricevuto è utile per il mio sviluppo personale 4,10 1,02
L’orientamento merita un buon giudizio complessivo 3,99 0,95
L’orientamento è stato realistico e pratico 3,98 0,84
I temi sono stati affrontati in profondità, compatibilmente con la lunghezza del modulo 3,91 0,86
L’orientamento mi ha consentito di condividere esperienze professionali con futuri colleghi 3,91 0,92
La documentazione che ci è stata fornita è stata di buona qualità 3,88 0,83
Il metodo è stato coerente sia per obiettivi sia per contenuti 3,86 0,81
A mio parere, gli obiettivi previsti sono stati raggiunti 3,74 0,83
L’orientamento ricevuto è utile per il mio lavoro specifico 3,62 1,05
La durata del modulo è stata adeguata in relazione agli obiettivi e al contenuto 3,55 0,87
L’orientamento è stata svolta in un contesto adatto 3,54 0,86

 

Gli aspetti più soddisfacenti sono legati alla possibilità di partecipazione e all’utilità percepita, mentre la minore soddisfazione si registra in relazione al contesto-aula in cui le attività sono state svolte.

Successivamente, è stato chiesto ai soggetti di indicare il livello di soddisfazione in relazione alle specifiche attività previste dal percorso.

Anche se si registra un livello generale di soddisfazione molto alto, le attività più gradite sono quelle legate ai colloqui.

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 6 – Soddisfazione in relazione alle diverse attività del percorso

Attività Complesso Utilità Gradevolezza
I sassi nel barattolo 4,03 4,04 4,02
Dentro la foro 3,88 3,83 4,01
Il disegno 4,06 3,94 4,07
Questionario SDS 3,89 3,88 3,84
Cosa so fare 4,08 4,10 3,99
Gioco delle competenze 4,08 4,10 4,14
Autoconsulenza 4,10 4,05 4,06
I cartoncini degli interessi 3,83 3,74 3,82
Giochi di creatività 4,30 3,78 4,17
Pensare a colori 4,10 4,06 4,07
Storytelling 3,92 3,92 3,87
La nostra storia 3,77 3,80 3,67
Telefonata dal futuro 4,11 4,06 4,12
Questionario Tendenza al rimpianto 3,89 3,84 3,96
Questionario Valori professionali 3,94 4,00 3,88
Questionario Attribuzione causale 3,90 3,86 4,01
Questionario Coping 3,89 3,80 3,84
Questionario Autoregolazione 3,87 3,87 4,10
Le rose e la rosa 4,18 4,11 4,02
Il gomitolo 4,17 4,29 4,01
Il primo colloquio 4,24 4,28 4,04
Il secondo colloquio 4,39 4,27 4,17

 

Conclusioni

 

Nonostante il carattere sperimentale del percorso, “Appunti di viaggio” fa registrare un livello molto alto di soddisfazione da parte dei partecipanti. Sono stati apprezzati, soprattutto, i momenti individuali, ma sono state ben valutate anche le diverse attività svolte in gruppo.

Stando alle percezioni dei partecipanti, il percorso ha avuto effetti molto positivi in relazione alle dimensioni poste alla base del percorso, sia in relazione alla self-determination, sia in relazione alla casualità pianificata.

L’utilizzo di tecniche e pratiche narrative ha consentito l’avvio di un percorso di riflessione su di sé e sulle proprie aspettative per molti dei partecipanti. Nelle scienze sociali, e in particolar modo nell’ambito dell’orientamento, la narrazione diventa, pertanto, un fattore fondamentale; in altre parole, nell’atto di raccontare, ognuno di noi costruisce un mondo che non corrisponde esattamente alla realtà e tuttavia non è neppure il frutto di un’illusione. Sta qui il senso del lavoro orientativo con persone che devono affrontare scelte di vita difficili: aiutarle a rappresentare le loro emozioni socializzandole e trasformandole in evento sensato, proprio perché rappresentabile.

Gli strumenti hanno offerto un valido supporto ai colloqui, in quanto hanno consentito di centrare l’attenzione su alcune dimensioni ritenute centrali e strategiche per il successo professionale.

Il percorso di orientamento “Appunti di viaggio” rappresenta un modo nuovo e diverso, all’interno del panorama nazionale, di erogazione di orientamento, in quanto induce a focalizzare l’attenzione sulle risorse dell’individuo proponendo metodologie per supportarne lo sviluppo. É in tal senso che si passa dall’individuazione e cura del deficit alla promozione di abilità che l’individuo deve saper riconoscere, creare ed usare come opportunità per la carriera.

Attualmente, il gruppo di lavoro è impegnato nel perfezionamento del percorso attraverso l’introduzione di un ventaglio maggiore di attività e sviluppando alcune attività di orientamento in itinere preliminari alla fase di orientamento in uscita.

 

Riferimenti Bibliografici

 

Arthur M. B., Inkson, K., & Pringle, J. K. (1999) The new careers. Individual action and economic change. London: Sage.

Cabral A. C., & Salomone, P. R. (1990) Change and Careers: normative versus contextual development. Career Development Quarterly, 39.

Kuijpers M.A.,  Scheerens J. (2006) Career Competencies for the Modern Career Journal of Career Development 2006; 32; 303 (http://jcd.sagepub.com/cgi/content/abstract/32/4/303).

Krumboltz J. D. (1992) The wisdom of indecision. Journal of Vocational Behavior, 41.

Krumboltz J. D. (1999). Career Beliefs Inventory: Applications and technical guide. Palo Alto, CA: Consulting Psichologists Press.

Ryan R.M., Deci E.L. (2000) Self-Determination Theory and the Facilitation of Intrinsic Motivation, Social Development, and Well-being. American Psychologist, 55, 1.

Saleebey D. (1997) The strengths perspective in social work practice. New York City, NY: Longman.

Saleebey D. (2001) The diagnostic strengths manual? Social Work. New York, 46, 2.

Tello F.P.H., Moscoso S.C. Garcia I.B., Chaves S.S. (2006) Training satisfaction Rating Scale: Development of Measurement Model Using Polycholic Correlations. European Journal of Psychological Assessment.

Weick A., & Chamberlain, R. (1997) Putting problems in their place: Further explorations in the strengths perspective. In D. Saleebey (Ed.), The strengths perspective in social work practice (2nd ed., pp. 37-48). New York City, NY: Longman.

 

* Direttore Area Ricerca & Sviluppo – Gruppo e-Laborando s.p.a. tel.06.854.9.854 email: a.laudadio@gruppoe-laborando.it

[1] International Federation of Social Workers

[2] Hanno fatto parte del gruppo di lavoro: Mariella Ambrogio, Maddalena Baumgartner, Paolo Bettoni, Massimo Cavalloni, Giulia Colasante, Marina Conti, Giuseppe Giurgola, Andrea Laudadio, Cristina Lolli, Vincenza Lopreiato, Serena Mancuso, Lavinia Mazzocchetti,  Antonio Mercurio, Alessandro Rizzo e Stefania Rosiello.

 

 

[3] POR CALABRIA 2000-2006 – ASSE III RISORSE UMANE F.S.E. – Misura 3.14 “Progetti PIT”: Promotore dei beni culturali (PIT n.1), Marketing territoriale/Qualità ed organizzazione delle P.M.I. (PIT n.1), Reti di cooperazione tra enti per la realizzazione di servizi comuni (PIT n.1), Operatore di servizi all’orientamento formativo e professionale (PIT n.1), Esperto del turismo congressuale (PIT n.7), Promoter turistico – agrituristico (PIT n.7), Tecniche di manutenzione e restauro del patrimonio architettonico e paesaggistico (PIT n.9)

POR REGIONE LAZIO 2000-2006 – Obiettivo 3 – Misura D3 – Nuova Ruralità. Sviluppo rurale e promozione dell’imprenditorialità con priorità per le donne: Progetto Donne in GOAL.