Gli operatori di orientamento: una lettura del sistema

 

di Andra Laudadio[1], Marco Amendola[2], Rita Porcelli,[3] Anna Grimaldi[4]

 

 

 

  1. Premessa

 

La ricerca nel campo dell’orientamento dopo un periodo di costruzione-differenziazione – in ragione della messa a punto di numerose pratiche, tecniche, interventi e contributi – sta attraversando un momento di organizzazione-confluenza nel quale gli spazi di confronto sono volti all’individuazione di quadri unitari di sviluppo (Laudadio, Montalbano, 2003).

All’interno di questa tendenza è ampio lo spazio dedicato alla definizione-sistematizzazione del profilo professionale di chi – a vario titolo – eroga servizi orientativi (Pombeni, 1990; Sarchielli, 2000 Castelli, Venini, 2002; Messeri, 2002). Questa necessità è particolarmente sentita dagli operatori di orientamento e naturalmente condivisa negli ambienti accademici. A questo proposito, in una recente ricerca Isfol (Grimaldi, 2003a) svolta su un ampio campione di professionisti dell’orientamento, una significativa percentuale di operatori individua, accanto alla frammentazione del sistema-orientamento italiano e alla mancanza di metodologie e strumenti condivisi e verificati, proprio la mancanza di definizione delle funzioni di tale figura professionale che, secondo alcuni autori (Sarchielli 2000, Trapani et al. 2003), si descrive meglio in termini di configurazione piuttosto che di figura professionale. Il dibattito che si individua, peraltro, è trasversale anche rispetto alle altre realtà nazionali, ed è allargato al tema della formazione, qualifica e competenze, degli operatori di orientamento (Heirbert, 2001; McCarthy, 2002).

Rispetto al tentativo di sistematizzazione dei profili professionali, nel nostro Paese, le posizioni sono sostanzialmente due: da una parte troviamo i sostenitori di una figura unica; dall’altra, icoloro che sottolineanola necessità di differenziare più funzioni e/o profili all’interno dello stesso ambito di intervento. Nella seconda posizione è individuabile una maggiore attenzione alla dimensione organizzativa dell’orientamento (Avallone, 2003).

L’intento del presente contributo – tratto da una più ampia ricerca Isfol (Grimaldi, Laudadio, 2004) – non è tanto quello di sostenere una delle due posizioni descritte ma, piuttosto, quello di offrire al dibattito un nuovo stimolo che scaturisce dai risultati di ricerca.

 

 

  1. Obiettivi e metodologia

 

Tra gli obiettivi della ricerca[5], quello su cui si focalizza il presente contributo è il tentativo di verificare se, sulla base di un elenco di descrittori di compiti professionali, sia possibile discriminare gruppi congruenti di soggetti caratterizzati da una alta somiglianza tra i membri e da una alta differenziazione rispetto agli altri gruppi.

 

2.1 Strumento

 

Per raggiungere tale obiettivo, in una sezione specifica[6] del questionario “Orientamento & Informatica”, veniva chiesto ai soggetti di indicare tra quattro alternative di risposta (mai – raramente – spesso – sempre) la frequenza con cui venivano svolte determinate attività,  assunte come descrittori professionali.

Tali descrittori sono stati individuati sulla base di un precedente lavoro Isfol (Grimaldi 2003b) – nel quale sono state identificate le specifiche mansioni di ciascuna figura professionale dell’area orientamento – e, una volta individuati, sono stati ordinati in modo casuale. Le attività sono congruenti con le aree di sintesi della ricerca IAEVG Qualification Standard Project – Valutazione, Orientamento Scolastico, Sviluppo professionale, Counselling, Gestione dell’informazione, Ricerca e valutazione, Placement, Gestione di programmi e servizi[7].

Un’obiezione che si potrebbe avanzare a questo tipo di procedura è relativa al fatto che queste inferenze siano tautologiche; tuttavia alcune procedure messe in atto durante le varie fasi di ricerca offrono una possibile risposta a tale obiezione. Nel questionario infatti, al termine della sezione riferita alle attività in cui sono state inserite le caratteristiche individuate per la descrizione dei profili, è stato riservato uno spazio aperto nel quale gli operatori potevano inserire ulteriori caratteristiche della propria professione. Inoltre, in una fase di pretest, è stato chiesto a tutti coloro che hanno compilato lo strumento di indicare quanto le caratteristiche presenti nel questionario descrivessero correttamente il proprio profilo professionale. Entrambe le tecniche di controllo hanno dato risultati soddisfacenti. In particolare è da registrare che, ad una attenta analisi, il contenuto delle domande aperte nel 79% dei casi è ampiamente riconducibile agli item (descrittori del profilo) del questionario e che gli operatori avevano ripetuto queste dimensioni soltanto per caratterizzare in maniera più forte il proprio profilo; una parte delle risposte aperte (circa l’11%) facevano riferimento a compiti amministrativi, comunque equidistribuiti tra i soggetti; il restante 10% ha declinato in maniera più puntuale le proprie pratiche professionali (per esempio “bilancio di competenze”, oppure “sostegno a soggetti deboli”).

Tutti i soggetti che in fase di pretest (e nelle parallele fasi di controllo) hanno utilizzato lo strumento hanno  espresso una buona approssimazione del proprio profilo rispetto a quello che emergeva dalla compilazione dello strumento.

 

2.2 Campione

 

Il campione della ricerca è composto da 243 operatori di orientamento. Non essendo disponibile una lista di tutti gli operatori che operano sul territorio nazionale, i soggetti sono stati selezionati attraverso una procedura di campionamento a grappolo. Da una lista di 1700 strutture individuate sono stati estratti casualmente 60 enti[8], bilanciati per area geografica (nord – centro – sud) e tipologia (pubblico – privato).

Ciascun ente estratto è stato contattato telefonicamente per verificare la correttezza dell’indirizzo postale. Non è stato necessario il ricorso alla lista sostitutiva in quanto la totalità degli enti contattati si è dichiarata disponibile a partecipare alla ricerca.

Complessivamente sono pervenute risposte da 44 enti, pari al 73.33% degli enti o centri contattati.

Il campione è composto dal 77,36% di donne e dal 22,64% di uomini. L’età media dei soggetti è 40 anni e 2 mesi con una deviazione standard di 10 anni (l’età minima registrata è di 22 anni; la massima è di 66).

 

2.3 Procedura di estrazione dei cluster

 

Complessivamente – nella fase di analisi dei gruppi – sono stati considerati 148 soggetti[9]. Una seconda riduzione del campione ha espulso 12 soggetti outlier[10]. Il totale complessivo è quindi risultato di 136 soggetti che, sebbene non costituiscano una numerosità ottimale, consentono comunque di trarre conclusioni con un margine di errore accettabile..

Per avere indicazioni sul numero di gruppi da estrarre nella classificazione automatica dei soggetti è stata effettuata – preliminarmente – una analisi fattoriale di tipo Q[11]. Tale analisi ha evidenziato quattro fattori in grado di spiegare complessivamente il 77.65% della varianza totale. Parallelamente è stata eseguita una cluster analisys gerarchica con il metodo del legame completo[12].

Il dendrogramma risultante ha confermato l’ipotesi di  quattro sottogruppi significativi di soggetti.

Fissato a quattro il numero di cluster da estrarre, ciascun soggetto è stato assegnato ad uno dei gruppi utilizzato il metodo delle K-medie (K-means)[13].

La tabella 1 riassume le dimensioni dei quattro cluster.

 

Tab. .1 Numerosità dei gruppi

Frequenza Percentuale Percentuale cumulata
Cluster 1 32 23,53% 23,53%
Cluster 2 20 14,71% 38,24%
Cluster 3 56 41,18% 79,41%
Cluster 4 28 20,59% 100,00%
Totale 136 100.00%  

 

 

 

  1. Risultati

 

Per avere un quadro – il più dettagliato possibile – sulle caratteristiche peculiari di ciascun cluster è stato effettuato il test di Kruskal-Wallis[14] per tutti i descrittori di attività. Tutti i test di Kruskal-Wallis sono risultati significativi, a sostegno della corretta ed efficace classificazione dei soggetti. Successivamente sono stati calcolati i ranghi medi di ciascun cluster per ciascun descrittore.

 

Tab. 2 – Differenze di rango medio tra i cluster per ciascun descrittore

 

Variabile Cluster Rango medio
Accoglienza I 78,69
II 55,43
III 59,85
Chi2 (gdl=3, N=136) = 13.34, p<0.001 IV 83,50
Analisi della domanda di professionalità delle risorse dedicate I 85,92
II 41,83
III 80,10
Chi2 (gdl=3, N=136) = 37.12, p<0.001 IV 44,45
Analisi, pianificazione e coordinamento dei servizi I 76,03
II 43,90
III 88,14
Chi2 (gdl=3, N=136) = 43.25, p<0.001 IV 38,18
Assistenza tecnica nella definizione delle politiche di orientamento I 87,94
II 38,10
III 80,07
Chi2 (gdl=3, N=136) = 40.05, p<0.001 IV 44,86
Attivazione di piccoli gruppi centrati su un compito informativo o sperimentale I 86,42
II 35,75
III 73,25
 

Chi2 (gdl=3, N=136) = 24.82, p<0.001

IV 61,91
Azione di accompagnamento nelle diverse fasi di passaggio I 103,31
II 49,15
III 71,39
Chi2 (gdl=3, N=136) = 54.50, p<0.001 IV 36,75
Coordinamento di servizi dedicati I 79,16
II 46,58
III 90,24
Chi2 (gdl=3, N=136) = 61.55, p<0.001 IV 28,50
Costruzione di piani di intervento I 83,95
II 46,23
III 80,27
Chi2 (gdl=3, N=136) = 31.09, p<0.001 IV 43,21
Counselling di carriera I 99,63
II 37,95
III 74,99
Chi2 (gdl=3, N=136) = 55.93, p<0.001 IV 41,77
Counselling orientativo I 92,50
II 44,08
III 73,41
Chi2 (gdl=3, N=136) = 30.36, p<0.001 IV 48,70
Erogazione di informazioni I 88,13
II 46,50
III 57,02
Chi2 (gdl=3, N=136) = 31.48, p<0.001 IV 84,75
Gestione delle risorse umane I 84,47
II 52,45
III 82,40
Chi2 (gdl=3, N=136) = 40.33, p<0.001 IV 33,91
Gestione di Banche Dati I 74,41
II 36,45
III 62,99
Chi2 (gdl=3, N=136) = 30.51, p<0.001 IV 95,66
Lettura e analisi dei bisogni I 96,33
II 26,48
III 65,81
Chi2 (gdl=3, N=136) = 44.86, p<0.001 IV 72,09
Messa a punto di materiali informativi I 85,06
II 42,30
III 65,63
Chi2 (gdl=3, N=136) = 18.12, p<0.001 IV 74,04
Monitoraggio di percorsi scolastici I 99,95
II 57,43
III 67,76
Chi2 (gdl=3, N=136) = 58.96, p<0.001 IV 41,95
Monitoraggio e verifica degli interventi I 98,94
II 76,43
III 62,71
Chi2 (gdl=3, N=136) = 37.91, p<0.001 IV 39,64
Progettazione e conduzione di incontri formativi finalizzati ad obiettivi specifici I 80,22
II 30,33
III 71,54
Chi2 (gdl=3, N=136) = 41.56, p<0.001 IV 76,29
Programmazione di piani di intervento I 98,13
II 48,20
III 73,95
Chi2 (gdl=3, N=136) = 47.03, p<0.001 IV 38,25
Promozione e marketing del servizio di orientamento I 77,09
II 34,50
III 86,52
Chi2 (gdl=3, N=136) = 40.64, p<0.001 IV 46,93
Reperimento di informazioni I 76,94
II 45,38
III 61,32
Chi2 (gdl=3, N=136) = 22.90, p<0.001 IV 89,73
Sostegno alla definizione e maturazione di un progetto professionale I 97,80
II 24,40
III 70,55
Chi2 (gdl=3, N=136) = 48.86, p<0.001 IV 62,41
Sviluppo di reti territoriali I 79,94
II 26,95
III 79,39
Chi2 (gdl=3, N=136) = 33.24, p<0.001 IV 63,32
Tutorato di tirocini I 76,09
II 67,65
III 78,27
Chi2 (gdl=3, N=136) = 22.38, p<0.001 IV 40,89
Utilizzo di strumenti specialistici per l’orientamento I 97,91
II 32,63
III 68,66
Chi2 (gdl=3, N=136) = 40.77, p<0.001 IV 60,20

Il primo cluster (I), come si evince dalla tabella 2, è caratterizzato dall’avere ranghi medi[15] molto alti in tutte le variabili prese in esame. Sembra pertanto che i soggetti che si collocano nel cluster I ritengano di svolgere tutto il repertorio di compiti previsto per le attività di orientamento e riportato nel questionario. Sulla base di tali caratteristiche il cluster è stato denominato Factotum.

 

Il secondo cluster (II), invece, pur mostrando i valori più bassi dell’intero campione, presenta ranghi medi molto differenziati tra le diverse variabili considerate. In particolare si evince (tab. 2) l’attribuzione di valori considerevolmente più alti in corrispondenza delle attività di Monitoraggio e verifica degli interventi (76.43), Tutorato di tirocini (67.65), Monitoraggio di percorsi formativi (60.20), Monitoraggio di percorsi scolastici (57.43), Accoglienza (55.43). Di contro ranghi medi molto bassi sono attribuiti a tutte le altre variabili. Tale andamento sembra caratteristico della specifica funzione dedicata alle attività di monitoraggio/tutorato dei processi orientativi e in ragione di tale evidenza il cluster II è stato denominato Tutor.

 

Nel terzo cluster (III) si collocano i soggetti che mostrano ranghi medi elevati in corrispondenza delle attività di Counseling di carriera (74,99), Counseling orientativo (73,41), Sostegno alla definizione e maturazione di un progetto professionale (70,55), Utilizzo di strumenti specialistici per l’orientamento (68,66). I soggetti appartenenti a tale raggruppamento possono essere considerati pertanto come Counselor.

 

Infine il quarto cluster (IV) mostra ranghi medi maggiori in corrispondenza delle seguenti variabili: Gestione di Banche Dati  (95.66), Reperimento di informazioni (89.73), Erogazione di informazioni (84.75), Accoglienza (83.50), Progettazione e conduzione di incontri formativi finalizzati ad obiettivi specifici (76.29), Messa a punto di materiali informativi (74.04), Lettura e analisi dei bisogni (72.09). Anche in questo caso sembra emergere una spiccata corrispondenza con la funzione informativa per l’orientamento. Da qui scaturisce l’appellativo Informatore.

 

Una volta individuate le caratteristiche peculiari di ciascuno dei quattro cluster, aggregati per descrittori professionali, si è voluto passare in rassegna le differenze tra i gruppi rispetto alle variabili anagrafiche e di contesto.

Non emerge tra i quattro cluster una differenza significativa in relazione alla variabile genere. Infatti, anche se la percentuale di donne è marcatamente superiore a quella degli uomini, tale andamento è costante e uniforme in tutti e quattro i cluster (fig. 1).

Fig.1 – Differenze di genere tra i vari cluster

 

Quanto all’età emerge invece una differenza significativa tra i gruppi (F di Fisher (gdl=3)  =  5.33, p<0.05). Mentre i primi tre gruppi mostrano valori medi sostanzialmente uguali, il quarto è caratterizzato da una età media decisamente inferiore (tab. 3). In particolare, in quest’ultimo cluster, oltre otto operatori su dieci hanno meno di quaranta anni.

Tab. 3 – Cluster, età medie

Factotum Tutor Counselor Informatore
Età media 42 Anni e 2 Mesi (a) 41 Anni e 0 Mesi (a) 39 Anni e 2 Mesi (a) 33 Anni e 2 Mesi (b)
d.s 1 Anni e 7 Mesi 2 Anni e 0 Mesi 1 Anni e 2 Mesi 1 Anni e 8 Mesi
F di Fisher (gdl=3)  =  5.33, p<0.05

Nota: (a), (b) lettere diverse corrispondono a medie statisticamente differenti al test di di Turkey, Honestly Significant Difference, per α = 0.01

 

Relativamente all’appartenenza al settore pubblico/privato emerge una prevalenza di Factotum nel settore pubblico (71.88% vs. 28.13% nel settore privato). Nel dettaglio tale figura professionale sembra trovare la sua più frequente collocazione nel pubblico del sud dove, di contro, si registra una minore percentuale di figure addette al counseling (tab. 4).

 

Tab. 4 Cluster, tipologie di ente e area di appartenenza

Pubblico Privato
Nord Centro Sud Nord Centro Sud
I Cluster 24,24% 0,00% 46,88% 18,92% 16,67% 0,00%
II Cluster 6,06% 0,00% 25,00% 21,62% 16,67% 0,00%
III Cluster 45,45% 80,00% 9,38% 43,24% 50,00% 66,67%
IV Cluster 24,24% 20,00% 18,75% 16,22% 16,67% 33,33%
Chi2 (gdl=20, N=136) = 37.09, p<0.05

 

Rispetto al titolo di studio emerge una netta differenziazione: da un lato, Factotum e Counselor con elevata formazione e, dall’altro, Tutor e Informatore con livelli di istruzione medi più bassi. Infine, per quanto concerne l’anzianità nel settore, e congruentemente con quanto atteso, il Factotum è decisamente il professionista che da più tempo si occupa di orientamento, seguito a breve distanza da Tutor e Counselor. Al contrario l’Informatore sembra essere “un giovane professionista”.

 

 

 

4 Identikit degli operatori

 

Di seguito vengono riportate delle brevi descrizioni riepilogative di ciascuno dei profili che scaturiscono dalla cluster analysis, al fine di integrare e rendere più fruibile le informazioni quantitative presentate in forma sintetica.

 

4.1 Il Factotum

 

Tale profilo raccoglie il 23.53% dei soggetti e si caratterizza per l’enfasi posta sull’ampio spettro di attività professionali da lui svolte. L’operatore Factotum sostiene, infatti, di svolgere una varietà di compiti e azioni orientative indipendentemente dal contesto organizzativo in cui si colloca. Si dedica ad attività di accompagnamento, tutoraggio, counseling, coordinamento, reperimento e costruzione dell’informazione, pianificazione e monitoraggio, senza alcuna sorta di differenziazione. Si presenta generalmente come un professionista di lunga esperienza – il 46.90% dei soggetti si occupa di orientamento da più di 10 anni – con un’età media di oltre 40 anni – età media di 42 anni e 2 mesi – e dal profilo formativo alto. Il 28.12% dei soggetti, infatti, possiede un diploma, il 3.12% ha una laurea breve, il 37.50 ha una laurea, il 12.50 ha conseguito – inoltre – un master, il 15.62% ha una specializzazione post-laurea e, infine, il 3.12% ha sia una specializzazione che un master. Rispetto alla tipologia di laurea emerge una maggiore presenza di lauree in discipline umanistiche (il 18,18% è laureato in pedagogia, il 13,63% in psicologia o in lettere).

 

 

4.2 Il tutor

 

Più specializzato in azioni quali il monitoraggio e il tutoraggio dei percorsi formativi, questo profilo si autodefinisce spesso formatore[16]  E’ molto probabile, pertanto, che tale figura professionale svolga anche attività di formazione, come del resto molti soggetti dichiarano in risposta alla domanda “svolge altre attività”. Rispetto al titolo di studio, il 5.00% dei soggetti non è diplomato, il 50.00% è diplomato, il 40.00% ha una laurea e il 5.00% ha conseguito un master. Tra le lauree, il 33.33% fa riferimento all’indirizzo letterario. Appartengono a tale cluster il 14.71% dei soggetti. Anche se non emergono particolari differenze relativamente alla collocazione geografica o legate alla tipologia dell’ente, va segnalata però una frequenza maggiore di tale profilo nelle strutture pubbliche del Sud.

 

4.3 Il counselor

 

Il 41,18% dei soggetti del nostro campione dichiara di svolgere funzioni di aiuto e supporto alla scelta e alla messa a punto di un progetto professionale, collocandosi così in un profilo professionale assimilabile al Counselor. Tale profilo, che presenta una età media di 39 anni e 2 mesi, è caratterizzato da un livello formativo piuttosto elevato: il 30.35% dei soggetti ha un diploma, il 3.57% una laurea breve, il 35.71% una laurea, il 5.35%  un master post-laurea, il 23.21% una specializzazione post-laurea  e l’1.78%  ha conseguito, a seguito della laurea, sia un master che una specializzazione. Quanto alla tipologia di laurea, quella più diffusa è la laurea in psicologia (29.72%), ma la percentuale di laureati in Filosofia (24.32%) e Lettere (13.51%) non è irrilevante. In linea con gli altri dati discussi fino a questo momento, anche per questo profilo si evidenzia una percentuale più alta di laureati al Nord (77,40%), rispetto al Centro (57,4%) e al Sud (63,6%). Lo troviamo, senza differenze di rilievo, sia nelle strutture del Nord che in quelle del Sud, sebbene sia decisamente il profilo professionale più frequente nel Pubblico del Centro (80.00%) e nel privato del Sud (66.67%).

 

4.4 L’informatore

 

Il 20.59% dei soggetti del nostro campione si colloca in un raggruppamento che abbiamo definito Informatore per la specifica attività  di informazione orientativa che dichiarano di  svolgere.

Ha una età media sensibilmente più bassa rispetto agli altri cluster (33 Anni e 2 mesi) e, in particolare, nell’85.19% dei casi è un under 40. In linea con questo dato anagrafico, anche l’anzianità professionale è piuttosto bassa: nell’85.71% dei casi, infatti, lavora nell’orientamento da meno di 6 anni (42.85% meno di due anni, 42.85% da 3 a 5 anni).

In riferimento al titolo di studio l’informatore ha il rango medio più basso degli altri soggetti.

Il 42.00% dei soggetti in questo cluster è diplomato e altrettanti sono i laureati. Il restante 16.00% ha conseguito dopo la laurea una specializzazione o un master. La laurea più diffusa è in Lingue (37.50%), seguita da quelle in Giurisprudenza (18.75%) e Storia (18.75%).

 

 

  1. Conclusioni

 

La ricerca fornisce sostanzialmente due indicazioni. La prima, di quantità, descrive il livello di diffusione della figura unica (che in questa studio si configura come il Factotum) e delle figure dedicate (Informatore, Counselor e Tutor): rispettivamente il 23.53% e il 76.47% dei soggetti del campione. La seconda, è un’indicazione di forma, o più semplicemente di qualità: la configurazione dei profili professionali che emerge sembra congruente con i presupposti del dibattito. Infatti, i dati di ricerca, che scaturiscono da una autovalutazione degli operatori di orientamento rispetto alle attività svolte, sembrano confermare la presenza sul campo di entrambe le posizioni del dibattito (figura unica e più figure). Al tempo stesso però alcune considerazioni possono arricchire il dibattito dal punto di vista dei contenuti delle attività che queste figure svolgono. Infatti, mentre le tre figure dedicate sembrano congruenti – sul piano dei contenuti professionali – con quanto espresso in letteratura dai sostenitori di questa posizione, il Factotum esprime una posizione che nel dibattito sembra attualmente superata. In questa figura infatti è addirittura indistinguibile quello che Pombeni (2002) definisce specificità professionale – identificando un continuum che va da un polo di attività a bassa specificità professionale per arrivare, sull’altro, ad interventi ad alta specificità professionale. A questo punto crediamo di poter affermare che i dati di ricerca (che rispecchiano la situazione attuale di una significativa percentuale degli operatori che operano in questo settore oggi) delineano più precisamente i veri nodi del dibattito: quanto e come si potranno specificare le funzioni dell’operatore di orientamento. Nell’attuale momento storico, per rispondere alla necessità di organizzazione-confluenza di cui abbiamo accennato in premessa, è necessario, partendo dalla lettura dei dati di realtà, definire fino a che punto sia possibile arrivare ad una definizione di alta specificità delle funzioni di orientamento.

A questo punto allora il dibattito potrebbe essere riformulato con alcuni interrogativi di fondo: solo un operatore di orientamento esperto in counseling oppure una configurazione di sistema tra più figure che operano in interazione nello stesso ambito professionale, con diversi livelli di specificità?    

Osserviamo l’esito di un passaggio, di una transizione, oppure siamo di fronte ad una situazione stabile?

Nell’ipotizzare un possibile sviluppo futuro della presente indagine si potrebbe tentare di rispondere a questo interrogativo ripetendo la ricerca in tempi successivi, al fine di individuare in sede di analisi una possibile tendenza, oppure scegliere di tentare una verifica delle relazioni che intercorrono tra le due sottoforme, alla ricerca di un eventuale flusso.

 

 

Bibliografia

 

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Castelli, C., Venini, L., (2002). Psicologia dell’orientamento scolastico e professionale, FrancoAngeli, Milano.

Ercolani, A.P., Areni, S. e Leone, L. (2002). Statistica per la psicologia, il Mulino, Bologna.

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Hierbert, B., McCarty, J. e Repetto, E. (2001). Professional training, qualification, and skills. Sintesi del contributo presentato al II Simposio internazionale “Connecting Career Development with Public policy”, CCDF, Vancouver.

Laudadio, A., Montalbano, G., (2003).  I sistemi di orientamento europei. In A.Grimaldi (a cura di) Profili professionali per l’orientamento: la proposta Isfol. FrancoAngeli, Milano.

McCarthy, J., (2002). Competenze, formazione e qualifiche degli operatori di orientamento. Magellano, 11

Messeri A. (2002), Due mondi per l’orientamento?, in Magellano, 12

Pombeni, M.L., (1990). Orientamento scolastico e professionale, il mulino, Bologna.

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Sarchielli, G. (2000). Orientatore: una professione emergente. Rappresentazioni, esigenze del compito e sistemi di competenze. In S.Soresi (a cura di), Orientamenti per l’orientamento. Ricerche ed applicazioni dell’orientamento scolastico-professionale. ITER – Institute for Training Education and Research, Firenze.

Trapani, R., Sprini, G., e Miragliotta, A., (2003).  Competenze e caratteristiche dell’orientatore nei centri per l’impiego, Magellano, 16

 

Appendice. Questionario

 

Di seguito troverà elencata una serie di mansioni, le chiediamo di indicare quali di queste lei è chiamato normalmente a svolgere, e di indicarne la frequenza con la quale le svolge.

 

Mai Raramente Spesso Sempre
Accoglienza 5 5 5 5
Progettazione e conduzione di incontri formativi finalizzati ad obiettivi specifici (per esempio la preparazione di un curriculum) 5 5 5 5
Programmazione di piani di intervento 5 5 5 5
Promozione e marketing del servizio di orientamento 5 5 5 5
Reperimento di informazioni 5 5 5 5
Sostegno alla definizione e maturazione di un progetto professionale 5 5 5 5
Sviluppo di reti territoriali 5 5 5 5
Counseling di carriera 5 5 5 5
Counseling orientativo 5 5 5 5
Erogazione di informazioni 5 5 5 5
Gestione di Banche Dati 5 5 5 5
Gestione delle risorse umane 5 5 5 5
Lettura e analisi dei bisogni 5 5 5 5
Messa a punto di materiali informativi 5 5 5 5
Monitoraggio di percorsi formativi 5 5 5 5
Monitoraggio e verifica degli interventi 5 5 5 5
Analisi della domanda di professionalità delle risorse dedicate 5 5 5 5
Analisi, pianificazione e coordinamento dei servizi 5 5 5 5
Assistenza tecnica nella definizione delle politiche di orientamento 5 5 5 5
Attivazione di piccoli gruppi centrati su un compito informativo o sperimentale, (ad esempio la stesura di un curriculum vitae) 5 5 5 5
Azioni di accompagnamento nelle diverse fasi di passaggio 5 5 5 5
Coordinamento di servizi dedicati 5 5 5 5
Costruzione di piani di intervento 5 5 5 5
Tutorato di tirocini 5 5 5 5
Utilizzo di strumenti specialistici per l’orientamento 5 5 5 5
Monitoraggio di percorsi scolastici 5 5 5 5

 

 

[1] Andrea Laudadio è Dottorando in Psicologia Cognitiva e collabora in Isfol al progetto di orientamento.

[2] Marco Amendola è Psicologo del Lavoro e collabora in Isfol al progetto di orientamento.

[3] Rita Porcelli è Dottore di ricerca in Psicologia Cognitiva e collabora in Isfol al progetto di orientamento.

[4] Anna Grimaldi, Dottore di ricerca in Psicologia, è ricercatrice Isfol, responsabile del progetto di orientamento.

[5] L’intera ricerca, il questionario completo e i risultati integrali di questo lavoro sono contenuti nel volume: A.Grimaldi, A.Laudadio (a cura di),  (2004), Orient@mento. Un’indagine nazionale sul rapporto tra orientamento e informatica. FrancoAngeli, Milano.

[6] La sezione II del questionario viene riportata in appendice al contributo.

[7] Aree sintetizzate in Trapani et al. (2003).

[8] La scelta di 60 strutture è dovuta al fatto che la letteratura indica in 5 il numero di soggetti medi per centro. Stimando il tasso medio di mancate risposte tra il 20 e il 30% questa numerosità avrebbe garantito una ampiezza campionaria superiore alle 200 unità.

[9] Uno dei  problemi che sorge quando si utilizza una tecnica CA (Classificazione Automatica)  è quello di definire come comportarsi rispetto ai valori mancanti. Le modalità di procedere sono fondamentalmente tre: listwise (prendere in considerazione solo i casi validi per tutte le variabili); pairwise (tenere in considerazione solo le coppie variabili che, di volta in volta, si presentano all’analisi,); la sostituzione del valore mancante con la media.

Attualmente in letteratura si sta facendo spazio una quarta possibilità che si basa sulla sostituzione del valore mancante attraverso una previsione dello stesso attraverso procedure iterative.

Per prudenza, e per convinzione di chi scrive, l’analisi è stata effettuata esclusivamente sui casi nei quali erano presenti tutti i valori.

[10] Gli outlier sono valori anomali, multivariati. Questi rappresentano combinazioni di punteggi “strani”, appunto “anomali” rispetto al resto dei valori delle variabili. Non si tratta quindi di casi che necessariamente presentano valori estremi su una o più variabili, ma che hanno una combinazione di punteggi particolarmente rara rispetto al resto del campione (Barbaranelli, 2003).

È doveroso però precisare che tra gli outlier individuati 5 soggetti sono chiaramente riferibili alla figura del coordinatore di servizi e vengono considerati outlier solo in base alla scarsa consistenza numerica e di definizione della figura.

[11] L’analisi di tipo Q, detta anche analisi fattoriale inversa, viene eseguita ruotando la matrice di dati standardizzati di 90 gradi, così da rendere più evidenti le variazioni di ogni singola variabile tra tutti i soggetti. In tal modo l’analisi non prende più in considerazione similarità tra variabili ma similarità tra soggetti. Il metodo dell’analisi fattoriale è stato quello delle componenti principali e sui dati ottenuti è stata applicata una rotazione Varimax.

[12] Una cluster analysis gerarchica consente di generare un insieme di partizioni ordinate nelle quali ogni cluster fa parte di un cluster più ampio ad un livello successivo. Nel metodo del legame completo la distanza tra due cluster è posta pari alla distanza tra i due elementi che risultano più lontani. Il metodo del legame completo tende a trovare cluster compatti, globulari. Questo metodo tende a costruire raggruppamenti più separati e definiti. (Barbaranelli, 2003)

[13] Tale metodo individua per prima cosa k “semi”, cioè soggetti intorno ai quali il calcolatore costruisce i gruppi. In secondo luogo, tutti gli altri soggetti del campione vengono iterativamente confrontati con questi “semi” fino ad essere assegnati ad un gruppo. I “semi”, in questa maniera, diventano i centroidi del gruppo.

[14] Il test di Kruskal-Wallis (o test H) è un test non parametrico, cioè prescinde dalle assunzioni sulle distribuzioni campionarie, e offre buone garanzie in termini di potenza statistica. L’ipotesi al centro della verifica afferma l’assenza di differenze tra le mediane di k campioni. L’ipotesi alternativa bidirezionale dichiara invece la presenza di differenze tra le mediane dei k gruppi di osservazioni.

Anche se, come misura della frequenza con la quale si presta tale attività, si era fatto ricorso ad un unico item a quattro posizioni (1= mai, 2= raramente, 3= spesso, 4= sempre), verrà in questo contesto più prudentemente considerato come una misura di tipo ordinale.

 

[15] Il rango medio non corrisponde a nessun test statistico essendo le ipotesi verificate tramite l’approssimazione alla z. Il rango medio è utile però per comprendere la direzione delle differenze qualora ve ne siano (Ercolani, 2002).

[16] Se complessivamente le parole che afferiscono al gruppo formazione sono state indicate nel 3.33% dei casi, nel 84.27% sono state indicate proprio dai soggetti di questo cluster.