L’analisi della comunicazione nelle comunità di pratiche: risultati di uno studio pilota

 

Andrea Laudadio*, Mara De Mauri**, Paolo Renzi***

* Dottorando in Psicologia Cognitiva e della Personalità – Università di Roma “La Sapienza” – Facoltà di Psicologia 2

** Laureata in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni – Università di Roma “La Sapienza” – Facoltà di Psicologia 2

*** Professore Ordinario di Psicologia Generale – Università di Roma “La Sapienza” – Facoltà di Psicologia 2

 

Riassunto

 

Lo sviluppo delle tecnologie informatiche ha lentamente – ma profondamente – modificato la modalità di interazione uomo-computer così come le interazioni uomo-uomo nei diversi ambiti di vita: lavorativo, familiare, sociale/relazionale. Il presente articolo ha come obiettivo quello di analizzare una comunità di pratica – che ha utilizzato anche la modalità on-line per comunicare – partendo dallo studio della comunicazione avvenuta on-line tra i membri. La procedura utilizzata è stata basata sull’analisi delle corrispondenze lessicali e sulla ricodifica – con un sistema multigiudice – dei messaggi sulla base delle indicazioni emerse. I risultati hanno evidenziato che la conversazione all’interno della comunità è stata fondamentalmente basata su uno schema “problema” à “proposte di soluzioni”. Soltanto il 16% (circa) dei messaggi scambiati, infatti, non fa riferimento a questo schema comunicativo. Dalla rilettura dei messaggi – in linea con altri studi – emerge che le altre dimensioni della comunicazione nel gruppo  siano state sviluppate in altri contesti o modalità comunicative (conversazioni telefoniche, interazioni faccia a faccia…).

 

Parole chiave: Comunicazione mediata dal computer; comunità di pratiche, interazione sociale

 

Abstract

 

The development of IT has slowly, yet profoundly, changed human-computer interaction and has equally changed person-to-person interaction in various spheres of social life: work, family and relationships. This paper analyses a community of practice using various forms of communication including on-line communication – starting from communication between members. The applied procedure was the analysis of lexical correspondences and the recoding of exchanged messages based on indications (categories) emerged within a multi-judge system. Results have revealed that conversation within the community is based on the scheme “problem” à “solution proposals”. As a matter of fact, only 16% of messages exchanged were found to fall outside the foregoing communication scheme. In line with the results of other papers, it can be inferred from an attentive reading of messages that other dimensions of communication in the group were developed in other contexts or communication forms (telephone conversations, face-to-face interaction, etc.).

Keywords: Computer-Mediated Communication, community of practices, social interaction

 

Premessa 

 

Lo sviluppo delle tecnologie informatiche ha lentamente  – ma profondamente – modificato la modalità di interazione uomo-computer[1] così come le interazioni uomo-uomo nei diversi ambiti di vita: lavorativo (Chmiel, 2000; Hansen, 2004), familiare (Halpern, 2005), sociale/relazionale (Galimberti, Riva, 1997; Talamo, Zucchermaglio, 2003; Roch, Ayman 2005). Il segno più evidente di questa trasformazione è la nascita di strumenti di comunicazione completamente nuovi, basati su modalità d’interazione assai diverse rispetto alla comunicazione tradizionale che hanno, come elemento caratterizzante, l’uso del computer come mezzo. La Comunicazione Mediata dal Computer (CMC) offre – in estrema sintesi – tre possibilità comunicative: uno-a-uno (un mittente, un destinatario), uno-a-molti (un mittente, molti destinatari) e molti-a-molti (molti mittenti, molti destinatari). Due sono le rivoluzioni di cui le CMC sono portatrici: in primo luogo quella di aver reso più accessibile la modalità comunicativa uno-a-molti che, precedentemente, risultava monopolio di un ristretto numero di persone (ad esempio sito WEB vs. canale televisivo oppure newsletter vs. giornale). La seconda rivoluzione  – la cui portata attualmente è in larga parte ancora sottovalutata – è la diffusione della comunicazione molti-a-molti. Questo ultimo passaggio ha segnato la nascita delle comunità virtuali così come le intendiamo oggi. Bisogna precisare però, che da più parti viene segnalato come «competenza tecnica e disponibilità strumentale […] non sono patrimonio di ogni gruppo sociale o di ogni fascia generazionale» (Palomba, Martino 2000, p.17) rendendo quindi questa rivoluzione – attualmente – ancora in parte inespressa.

La lettura della storia umana e, soprattutto, l’analisi dell’evoluzione delle nuove forme di comunicazione e di comunità evidenziano l’imprescindibile legame che sussiste tra queste due dimensioni. Da un lato la comunicazione sostanzia e realizza le comunità; dall’altro è la comunità stessa a dotare di senso e proprietà la comunicazione.

Ligorio (2005a) a tale proposito sostiene che «il fondamento della partecipazione degli individui alla società non è tanto dato dalla legge quanto dalla parola (logos), dal discorso politico che forma la comunità e l’essere-insieme». Nel progressivo ridimensionamento che il luogo ha nel promuovere e sviluppare una comunità (Bauman, 1998; Germano, 1999; Francescato, 2005) sembra che questo potere stia passando invece alla comunicazione tra soggetti non più solo vicini spazialmente ma prossimi per aspetti situazionali, interessi e obiettivi (Rheinghold, 1994; Cantelmini, Aronica, 1999).

La forza del nesso comunicazione ↔ comunità sostanzia la scelta del metodo dell’analisi della comunicazione come presupposto, e supporto, per l’analisi delle comunità, in particolare le comunità virtuali o, come le definiscono alcuni autori, “comunità di pratiche” (Wenger, 1998; Talamo, Zucchermaglio, 2003) in cui la comunicazione rappresenta l’ossatura portante della comunità stessa.

Nonostante il numero elevato di ricerche nel campo delle relazione uomo-computer-uomo si sa ancora poco sui presupposti psicologici che sono alla base delle interazioni sociali che da esse traggono vita (Heath, Luff, 2000).

La presente ricerca pilota esprime il tentativo di studiare una comunità di pratiche che utilizza anche il WEB come spazio di incontro sulla base della comunicazione avvenuta tra i soggetti membri attraverso la mailinglist. In questo contributo non si vuole affrontare il tema delle differenze e/o somiglianze tra la CMC e la comunicazione tradizionale, già oggetto di numerosi studi e ricerche (Sproull e Kiesler 1986, 1991; Mantovani, 1995; Lea e Spears, 1996; Galimberti, Riva, 2001;  Rosengren 2001;  Mallen, Day, Green, 2003), quanto piuttosto come e quanto il residuo conversazionale (inteso come il testo che rimane nei forum dopo una comunicazione virtuale) possa guidare l’analisi e lo studio di una comunità virtuale. Alcuni studi sperimentali (Lea, 1991; Rice, 1990) hanno infatti evidenziato differenze significative, tra la CMC e la comunicazione scritta non elettronica, nel livello di presenza sociali (social presence) e di potenza del media  (media richness[2]).

 

Metodologia

 

L’obiettivo del presente studio pilota è quello di sperimentare una metodologia che renda possibile classificare una comunità virtuale sulla base degli scambi comunicativi avvenuti tra i membri.

 

La comunità oggetto dell’analisi

 

L’analisi svolta ha utilizzato un tipo asincrono[3] di CMC che, sebbene abbia una forma prettamente testuale, può essere considerata dal punto di vista sociale in modo differente sia dalla comunicazione scritta non elettronica, che dagli altri mezzi di comunicazione esistenti. L’ambiente scelto è stato quello di una mailinglist, sul sito di Yahoo[4], all’interno del quale era stato definito uno specifico Gruppo.

La comunità di pratica è costituita da soggetti appartenenti ad una scuola di specializzazione della Facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza”.

Si tratta di una comunità di pratica, di menti, di intenti (cfr. Barella, 2005) nata ed evolutasi spontaneamente durante il percorso della scuola di specializzazione. E’ una comunità definibile come blended e technology-based, esistendo sia on-line che in presenza. Lo scopo per il quale è nata la comunità è stato quello di consentire – ai membri del gruppo – di poter stabilire una comunicazione del tipo molti-a-molti. In qualche modo la comunità doveva sostenere la normale comunicazione che avviene in un gruppo classe anche a distanza.

Il gruppo è composto da 13 soggetti (7 maschi e 6 femmine). Il periodo di riferimento analizzato va da maggio 2000 a dicembre 2003 e individua un totale di 419 messaggi scambiati. La tabella seguente riepiloga lo scambio dei messaggi avvenuto nel periodo oggetto dello studio.

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Anno Messaggi % Mesi di attività Messaggi mensili
2000 146 34,84% 8 18,25
2001 149 35,56% 12 12,42
2002 60 14,32% 12 5,00
2003 64 15,27% 12 5,33
Totale 419 100%

Tabella 1 – Sintesi dell’attività della comunità

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Le comunità risponde alle caratteristiche individuate da Wenger (1998) per  indicare una comunità di pratiche, ovvero: il mutuo impegno, l’impresa comune e un repertorio comune e condiviso e a quelle indicate da Figallo (1998): ragnatela di relazioni, scambio continuo di cose a cui si attribuisce valore comune, membri di un insieme sociale unitario e relazione duratura che produce storie condivise.

Inoltre, la comunità risponde anche ad un altro principio fondante, indicato da Lave e Wenger (1991): la Partecipazione Periferica Legittimata, ovvero “la possibilità (anzi l’opportunità) per ogni individuo di partecipare alle attività della comunità al livello – dal più periferico al più centrale – che le sue competenze e le sue risorse gli permettono” (Ligorio, 2005b).

 

Procedura

 

Concettualmente la ricerca è stata articolata in 4 fasi: (a) costruzione del corpus di analisi, (b) individuazione delle parole significative, (c) costruzione della matrice da sottoporre – successivamente – ad (d) analisi delle corrispondenze multiple

Il primo passaggio è stato finalizzato alla costruzione del “corpus di testo” (Bolasco, 1995) che, successivamente, sarebbe stato sottoposto ad analisi del testo. Sostanzialmente tutti i messaggi sono confluiti all’interno di questo corpus, costituendolo, e ciascun messaggio ne costituisce un “frammento” riconoscibile[5].

Il secondo momento è stato finalizzato a realizzare una prima sintesi del corpus di testo[6]. Il momento finale della sintesi è dato dall’individuazione di un set di parole significative[7] e una riduzione del corpus del test sulla base dell’eliminazione delle parole-vuote[8]. Ai fini dell’analisi del contenuto è necessario distinguere le cosiddette parole vuote (o strumentali), dalle parole piene (o principali) per arrivare a individuare parole che a posteriori possano essere identificate come parole-chiave, candidate a catturare i principali elementi semantici presenti nel corpus.

Al fine di effettuare analisi che abbiano un senso logico è necessario quindi procedere con operazioni finalizzate alla costruzione di un corpus non ambiguo, poiché “la lingua italiana è caratterizzata da un gran numero di parole ambigue dal punto di vista sintattico” (Marconi et al. 1995, p. 189). Le procedure che vengono applicate per pervenire a questa riduzione di ambiguità[9] vanno sotto il nome di disambiguazione e fusione (Bolasco, 1995)[10].

Il terzo passaggio è invece finalizzato ad individuare “le dimensioni latenti di senso” (Bolasco, 1998, p. 193) attraverso delle metodologie fattoriali per poter così definire “le rappresentazioni mentali di differenti gruppi individuati” (ibidem, p. 194)[11].

 

Risultati

 

Suddividendo per genere il gruppo si evidenzia una maggiore quantità di messaggi inviati dai maschi, con una percentuale del 62,29%, contro un 37,71% di messaggi inviati dalle femmine.

Al termine della fase di text processing sono state individuate le parole dense e, sulla base di queste, costruita la matrice di co-occorrenza[12].

L’Analisi delle Corrispondenze Lessicali ha permesso di identificare 2 fattori che rappresentano il 14,51% dell’inerzia spiegata nel corpus di analisi.

 

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Figura 1 – Risultato dell’analisi delle corrispondenze

 

I risultati dell’analisi sembrano prestarsi ad una interpretazione geometrico-spaziale[13] piuttosto che fattoriale. Nello specifico, le costellazioni sono due: un primo raggruppamento, relativo alla proposizione di un problema, ed un secondo raggruppamento, relativo alla proposta di possibili soluzioni di problemi.

La dimensione del problema può essere identificata dalle parole-chiave – ad esempio – valutazione, problema, decidere.

La dimensione della proposta di soluzione può essere identificata dalle parole-chiave dovere, accordo, capire, gruppo, chiedere, fare, proposta.

Questo risultato sembra quindi evidenziare l’esistenza di due tipologie di forme comunicative all’interno della comunità: una prima finalizzata alla presentazione di un problema e una seconda a proporre eventuali soluzioni.

E’ stato quindi deciso di codificare tutti i messaggi scambiati seguendo questo tipo di classificazione (cfr. Marradi, 1992): “Problema”, “Soluzione”, “Entrambi (Problema/Soluzione)”, “Altro”[14].

Questa analisi ha consentito di identificare il peso della forma comunicativa “Problema-Soluzione” rispetto al totale dei messaggi. In pratica, la sintesi fattoriale consente di “costruire degli indicatori di valutazione delle relazioni e di evidenziare i temi comuni e le diverse articolazioni presenti nelle conversazioni” (Giordano, Vitale 2005).

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Numero di messaggi % % cumulata
Ambito del problema 180 42,96 42,96
Ambito della soluzione 123 29,36 72,32
Entrambi 46 10,98 83,30
Nessuno dei due ambiti 70 16,71 100
Totale 419 100

Tabella 2 – Classificazione dei messaggi in termini di ambito del problema e ambito delle soluzioni

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La lettura della tabella evidenzia come ben l’83,30% dei messaggi siano riconducibili a queste due aree (Problema – Soluzione).

 

Conclusioni

 

La conversazione all’interno della comunità è stata fondamentalmente basata su uno schema problema à proposte di soluzioni. Soltanto il 16% (circa) dei messaggi scambiati, infatti, non fa riferimento a questo schema comunicativo.

Dalla rilettura dei messaggi – in linea con altri studi (Zucchermaglio, Talamo, Iorio, 2002) – sembrerebbe emergere che le altre dimensioni della comunicazione nel gruppo  siano state sviluppate in altri contesti o modalità comunicative (conversazioni telefoniche, interazioni faccia a faccia…).

La CMC risulta essere stata quindi solo una delle modalità comunicative, un complemento ad altre forme, utilizzata dal gruppo di soggetti. Questo risultato è congruente con gli studi – ormai classici – sull’interazione mediata da sistemi di comunicazione telematica (Clark, Brennan, 1991) che hanno dimostrato esistere una specifica relazione tra le caratteristiche distintive di diversi sistemi di mediazione (in termini di canali comunicativi) e il compito o l’obiettivo di comunicazione in cui le persone sono coinvolte.

Dal nostro studio sembrerebbe emergere quindi una comunità che ha utilizzato la CMC esclusivamente per uno scambio pratico, concreto di informazioni in relazione a dei problemi registrati durante il corso ed alla loro soluzione; soluzione che spesso – dato che emerge dalla lettura dei messaggi – si è concretizzata nella ricerca di consenso intorno ad una proposta di soluzione. In quest’ottica gli ambienti tecnologici sono diventati (forse “tornati” ad essere) dei mezzi che contribuiscono allo sviluppo della comunicazione all’interno di comunità reali.

In relazione all’obiettivo di questo studio pilota (sperimentare una metodologia di analisi), complessivamente la procedura utilizzata sembra essersi prestata allo scopo di sintetizzare il comportamento della comunità e trova riscontro in utilizzi simili registrati in letteratura (Giordano, Vitale, 2005).

Il prossimo passaggio della ricerca sarà quello di sperimentare anche con altre comunità virtuali la metodologia utilizzata.

L’evoluzione della ricerca sarà quella di mettere a punto un metodo di studio che sia in grado di esplorare come il Problema si “propaga” e “risolve” all’interno della discussione di comunità. Si tenterà inoltre di verificare se problemi diversi genereranno comportamenti diversi da parte dei membri della comunità. Inoltre, sarà esplorato nel dettaglio la comunicazione che – a questa prima analisi – non è risultata inclusa nella dicotomia problema-soluzione.

 

Bibliografia

 

 

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Autori:

 

Andrea Laudadio

Dottorando in Psicologia Cognitiva.

Università di Roma “La Sapienza” – Facoltà di Psicologia 2

Via dei Marsi 78, 00185 Roma, Italy

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E-mail: andrea.laudadio@uniroma1.it

 

Mara De Mauri

Laureata in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni

 

Paolo Renzi

Professore Ordinario di Psicologia Generale

Dipartimento di Psicologia

Universita’ di Roma “La Sapienza”

Via dei Marsi 78, 00185 Roma, Italy

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Andrea Laudadio

Andrea.laudadio@uniroma1.it

[1] Con il miglioramento della tecnologia, il computer ha gradualmente perso la propria centralità diventando sempre meno fine e sempre più tramite per le attività dei suoi utenti. Si veda, a tale proposito, il cambiamento nella rappresentazione sociale di Sensales (1987) tra il 1976 e il 1984.

[2] Con “presenza sociale” si intende la percezione, da parte dell’utente di un mezzo di comunicazione e della sua capacità di convogliare la presenza dei soggetti comunicanti, mentre con “potenza del media” si intende la capacità del mezzo di comunicazione di collegare fra loro diversi argomenti, renderli meno ambigui ed offrire la possibilità di apprenderli in un dato intervallo temporale.

[3] In queste due categorie generali viene assunto come criterio distintivo la compresenza temporale dei soggetti comunicanti (Galimberti, Riva, 1997). Si ha una CMC sincrona quando la comunicazione avviene nello stesso momento tra  due o più soggetti; quando invece la comunicazione avviene in tempi sfasati fra l’emittente ed il destinatario si parla di CMC asincrona. La differenza fondamentale tra i due tipi di Comunicazione Mediata dal Computer  è quindi di tipo temporale ed è legata alla presenza di connessione in tempo reale tra i due computer degli utenti coinvolti.

[4] Il web space di Yahoo mette a disposizione dei suoi utenti un elevato numero di servizi, spazi virtuali, immagini, giochi, notizie, sezioni specifiche tra cui anche quella per i Gruppi. Yahoo mette a disposizione dei suoi utenti un ambiente  riservato in cui gli aderenti ad ogni specifico gruppo possono scambiarsi messaggi, files o immagini; entrare in Chat ecc.

[5] Per consentire l’identificazione di ciascun frammento ogni messaggio è stato inserito all’interno del corpus delimitandolo attraverso l’utilizzo del simbolo #. Ogni messaggio quindi era individuabile singolarmente perché contenuto tra due simboli #.

[6] Questo passaggio è coerente con gli obiettivi formali delle principali analisi statistiche ovvero di “analizzare il minoro numero di variabili possibili, purché siano espressioni della globalità del fenomeno” (Areni, Ercolani, Scalisi, 1994; Bolasco, 1995),

[7] In letteratura, alle parole e ai lemmi con una caratteristica significatività nel contesto analizzato vengono date diverse denominazioni: Bolasco (1995), ad esempio, le chiama  semplicemente parole-chiave; Carli e Paniccia (2002), preferiscono, invece, la dicitura parole-dense, la quale fa riferimento alle parole portatrici di significato pieno e non ambigue: sono parole emotivamente molto cariche, che rimandano esplicitamente ad uno specifico contesto emozionale.

[8] Per parole “vuote” o “strumentali” (Bolasco, 1995; Mussino, Felici, Mingo, 1995; Reinert, 1995; Zecchi 1995) si intendono articoli, preposizioni, congiunzioni ecc., cioè di tutti quelli elementi privi di una funzionalità all’interno del disegno di ricerca seguito durante l’elaborazione dei dati.

[9] Queste procedure sono spesso indicate in letteratura come procedure di lemmatizzazione, le quali provvedono a ricondurre ogni parola ad una unità che non sia la parola stessa, bensì il lemma, inteso come “il significante più radicato nella coscienza degli utenti del dizionario” (Marconi, Morgavi, Ratti, Rolando, Murgese, 1995, p. 129; cfr. Bolasco, 1998, p. 171).

[10] A questo punto il testo viene pulito dalle parole vuote.

[11] Il primo passaggio necessario è quello di costruire una matrice di co-occorrenza tra le parole dense individuate. In particolare, una matrice di co-occorrenza è quadrata, e presenta, sia in riga che in colonna, ciascuna parola densa individuata; in ciascuna delle intersezioni si può rintracciare il numero di volte che una determinata parola occorre insieme ad un’altra in uno spazio pre-determinato.

In letteratura sono indicati diversi principi ai quali ci si può ispirare per stabilire lo spazio di co-occorrenza: si può fare riferimento alla prossimità spaziale (determinando, quindi, un range di parole all’interno del quale calcolare le co-occorrenze) o alla punteggiatura.

Per realizzare questa tabella è stato utilizzato il software Hamlet che, tra le sue funzioni, offre l’opportunità di generare una matrice di co-occorenza tra lemmi presenti all’interno di un corpus. Il software offre diverse opzioni per poter stabilire lo spazio di co-occorrenza.

La matrice così prodotta è stata sottoposta ad Analisi delle Corrispondenze Multiple. In realtà la matrice di co-occorrenza è stata trasformata in una matrice di Burt, sostituendo alla diagonale il totale di riga.

Il metodo utilizzato per l’estrazione dei fattori è stato quello della quota di varianza spiegata, espressa per mezzo degli autovalori.

[12] Sono state complessivamente individuate 135 parole significative.

[13] L’analisi geometrico spaziale identifica costellazioni di lemmi con forte co-occorrenza (Bolasco, 1995);

[14] La suddivisione è stata effettuata con una procedura multi giudice. Nello specifico tre giudici hanno classificato tutti i messaggi indipendentemente.