Adolescenti e stress.

Quali differenze di genere?

 

Andrea Laudadio* e Maria D’Alessio*

* Facoltà di Psicologia 1 – Università di Roma “La Sapienza”

 

Riassunto

Le strategie di coping sono solitamente descritte facendo ricorso al concetto di benessere anche se questa relazione non è supportata da consolidate analisi empiriche. L’obiettivo del presente studio è quello di esplorare la relazione tra le strategie di coping e il benessere percepito nell’adolescenza. Ad un campione rappresentativo di 428 studenti di scuola superiore sono stati somministrati due strumenti finalizzati a rilevare le strategie di coping ed il benessere. La regressione multipla eseguita su dati mostra come la strategia dell’autocritica sia associata negativamente con il benessere. I risultati supportano l’ipotesi riguardante la relazione tra strategie di coping e benessere e suggeriscono l’esistenza di pattern di comportamento diversi in relazione al genere.

Parole chiave: Coping, benessere, adolescenti.

 

 

 

Secondo Saleebey (1997) l’adozione di prospettive e metodologie psicodinamiche ha influito in modo consistente e non sempre positivo sulle professioni sociali, poiché ha contribuito a sostenere la posizione secondo la quale gli utenti diventerebbero tali a causa di: deficit, problemi, patologie e vizi; in altre parole, gli utenti delle professioni sociali apparirebbero – in qualche modo – difettosi o deboli. Di contro, lo stesso Saleebey propone l’adozione – all’interno delle professioni sociali – di una nuova prospettiva basata sulle risorse dei soggetti, che possa dare spazio allo sviluppo personale attraverso: il potenziamento della resilienza,  il superamento delle difficoltà del passato, il rafforzamento delle aspettative e delle aspirazioni individuali, nonché l’utilizzo delle doti e delle conoscenze dell’individuo, della famiglia, del gruppo e della comunità. La prospettiva proposta implica numerosi cambiamenti nelle pratiche e nelle azioni professionali psicologiche: da una parte è necessario passare da una azione rivolta esclusivamente a soggetti con patologie a tutti i soggetti e – dall’altra – da dimensioni patologiche a dimensioni del benessere. Le dimensioni identificate da Saleebey hanno come denominatore comune l’azione di potenziamento delle risorse individuali dell’individuo per il fronteggiamento delle avversità e dello stress. In termini psicologici: il coping.

Nel senso comune si da per scontato che i comportamenti degli individui di fronte alle situazioni, soprattutto quelle difficili, possono essere molto diversi tra loro. In letteratura, le differenze individuali nei comportamenti adottati in situazioni di difficoltà vengono indagate attraverso le strategie di coping, ovvero i tentativi fatti dall’individuo di ripristinare l’equilibrio o di “rimuovere la turbolenza” (Frydenberg e Rouley, 1998).

Il termine coping deriva dal francese antico couper (ossia: colpo o pugno). A sua volta, è del tutto probabile che il termine francese derivi dal latino colaphus e dal greco kolaphos, cioè: schiaffo. In Inglese, il termine è stato anticamente utilizzato con il significato di incontrare. Negli anni sessanta, lo scienziato americano Lazarus ha utilizzato questo termine per descrivere il complesso processo di fronteggiamento dello stress. La capacità di coping si riferisce non soltanto alla risoluzione pratica dei problemi, ma anche alla gestione delle proprie emozioni e dello stress derivati dal contatto con i problemi. In questa prospettiva il termine coping ha comunque mantenuto il contatto con il suo significato originario ovvero di colpire. Nonostante l’immediata capacità evocativa del termine coping, la complessità, la dinamicità e il carattere multidimensionale del costrutto hanno contribuito in modo decisivo a generare numerose definizioni classificabili in due categorie molto vicine tra loro: quella centrata sulla sua finalità, di riduzione dello stress e gestione delle sue cause (Asprea, Villone Betocchi, 1998; Compas, 1998; Parker, Endler, 1996; Skinner, Wellborne, 1994), e quella che, più in generale, sottolinea l’aumento del benessere personale a seguito delle risposte comportamentali adottate (Cramer, 1998; Hobfoll, 1998; Rudisill, Edwards, 2002; Vaillant, 2000). In entrambe le definizioni il coping sostanzialmente si configura come una risposta. La prossimità tra le due definizioni si esaurisce a questo livello generale.

Spostandoci dagli aspetti più centrali a quelli più “periferici” del costrutto, si registrano posizioni differenti che individuano questioni ancora aperte. Ad esempio, ci si riferisce al ruolo delle cognizioni e delle emozioni nel determinare le risposte di coping: alcuni (Lazarus e Folkman, 1984) distinguono tra coping centrato sulle emozioni e coping centrato sulla soluzione del problema; altri che ritengono questa distinzione superata in quanto le risposte di coping sarebbero sempre e comunque utilizzate per regolare le emozioni elicitate da una situazione stressante (Rossman, 1992; Skinner, Edge, Altman e Sherwood, 2003).

Da chiarire è anche la questione dell’intenzionalità e volontarietà delle risposte di coping. Mentre Compas, Connor-Smith, Osowiecki e Welch (1997) e Compas, Connor-Smith, Saltzman, Harding Thomsen e Wadsworth (2001) intendono per risposte di coping soltanto le azioni volontarie, altri autori (Eisemberg, Fabes e Guthrie, 1997; Skinner e Wellborn, 1997) includono tra queste anche le risposte automatiche (e in qualche modo involontarie) del soggetto.  La distinzione tra volontarietà e involontarietà nel coping non è argomento secondario, in quanto nella letteratura si fa ricorso proprio a questo aspetto per distinguere il coping dai meccanismi di difesa (Cramer, 1998).

Un’altra questione, non ancora del tutto sciolta, è legata all’aspetto temporale della risposta di coping. Mentre per Frydenberg e Lewis (1993) il tentativo di ristabilire l’equilibrio – proprio del coping – può avvenire sia risolvendo il problema (cioè rimuovendo lo stimolo) che adattandosi alla preoccupazione senza risolverla, altri autori (Aspinwall e Taylor, 1997) preferiscono adottare il criterio temporale e pertanto distinguere tra coping attuato prima che l’evento si verifichi – proattivo[1] – e quello attuato successivamente.

Inoltre, non è ancora chiaro quale sia lo sviluppo del coping nel corso della vita (Compas, 1998). Secondo alcuni autori (Bernzweig, Eisenberg, Fabes, 1993, Field e Prinz, 1997) con lo sviluppo cognitivo il bambino passa da una prima fase, in cui la sua risposta è aspecifica rispetto all’evento stressante, a fasi successive, in cui le risposte acquisiscono maggiore coerenza con l’evento stressante. Nel corso dello sviluppo, il bambino amplierebbe la gamma di risposte di coping (Rudolph, Denning e Weisz, 1995) o, meglio, di strategie di coping. Alcuni autori – che hanno concentrato la loro attività di ricerca sulla relazione tra coping ed età – attraverso degli studi longitudinali (Losoya, Eisenberg, & Fabes, 1998) hanno evidenziato come il ricorso ad alcune strategie di coping sia fortemente in relazione con l’età dell’adolescente. Negli adulti, sembrerebbe che l’aumento dell’età sia inversamente proporzionale al ricorso a strategie di evasione rispetto al problema (Mc Crae, 1982).

Compas (1987), a questo proposito, distingue tra strategie e stili di coping. Le prime fanno riferimento ai comportamenti intrapresi dall’individuo per fronteggiare eventi stressanti; i secondi rappresentano la propensione all’utilizzo di certe strategie in maniera non contraddittoria e coerente rispetto a determinate situazioni. Per Frydenberg (2004) gli stili di coping rappresentano le dimensioni in cui è possibile raggruppare le strategie di coping: rappresenterebbero infatti “…le modalità di fronteggiamento più spesso utilizzate dalle persone coerenti con le credenze, i valori e gli obiettivi personali” (pag.4). Frydenberg e Lewis (1993) avevano già ipotizzato un modello (e uno strumento) che prevede 18 strategie di coping per gli adolescenti, senza tuttavia annoverare tra questi lo “humor” (Swiatek, 2001) oppure la “ruminazione” (Broderick e Korteland, 2002).

In estrema sintesi, dalla letteratura sembrerebbero emergere sostanzialmente due filoni di ricerca in relazione al coping: il  primo – essenzialmente “strutturalista” – che indaga come è fatto il coping, e dove l’attenzione viene centrata sulle sue componenti e dimensioni; il secondo, più legato alla “funzione” del coping come agente della regolazione dello stress. In sostanza, mentre nella prima prospettiva vengono esplorate quali e quante sono le modalità di comportamento dell’individuo posto di fronte ad una situazione stressante (sia in termini di strategia che di stile), nella seconda viene analizzata la relazione tra coping ed altri costrutti; in particolare, in relazione al livello di benessere soggettivo (SWB Subjective Well-Being).

Una possibilità per il superamento di questa contrapposizione è offerta da Filipp e Klauer, (1991) che suggeriscono di utilizzare il benessere come criterio per valutare l’efficacia degli sforzi di coping. Gli stessi autori suggeriscono tre possibili relazioni causali tra coping e benessere.

  1. Nel primo caso il benessere percepito è visto come obiettivo e conseguenza degli sforzi di coping. Esistono, a tale proposito, una serie di ricerche (Albanesi, 1999; Taylor, Armor, 1996) nelle quali si è sostenuto l’importanza delle strategie di coping sul livello di benessere psicologico di individui che affrontano eventi potenzialmente molto dannosi per la salute e per il benessere complessivo della persona (come il cancro, l’HIV e l’infarto cardiaco). Sempre in questa prospettiva, Mc Crae e Costa (1986) hanno messo in relazione due macrocategorie di coping – coping nevrotico e coping maturo – con diversi indici di benessere, evidenziando una correlazione negativa tra il coping nevrotico e tutti gli indici di benessere (ad eccezione degli affetti positivi); il fattore coping maturo, invece, correlerebbe positivamente con gli indici di benessere. Ingledew, Hardy e Cooper (1997) hanno verificato la validità di un modello che metteva in relazione gli eventi stressanti, il coping, le risorse (locus of control e supporto sociale percepito) e il benessere. Nell’ipotesi alla base del modello, pur riconoscendo che gli eventi stressanti determinano un effetto sul benessere, gli autori sostengono che tale influenza possa essere moderata sia dalle strategie di coping che dalle risorse, interne ed esterne, e che l’effetto delle risorse (locus of control e supporto sociale percepito) sul benessere possa essere moderato, ancora una volta, dalle strategie di coping. Dai risultati di tale studio emerge che gli eventi stressanti avrebbero un effetto negativo sul benessere e che alcune strategie di coping (orientamento al problema e orientamento alle relazioni) sarebbero in grado di compensare questo effetto determinando, in altri termini, un effetto aggiuntivo[2]. Hanisch (1999) sostiene che le strategie di coping che le persone utilizzano per negoziare i cambiamenti di vita, quali le transizioni lavorative, possono influenzare in maniera significativa sia il benessere che accompagna le transizioni stesse, sia il potenziale d’impiego futuro.
  2. Il benessere è visto come determinante degli stili di coping più efficaci: le persone con maggior benessere userebbero stili di coping più efficaci nel fronteggiare i problemi;
  3. Benessere soggettivo e coping sono visti come due costrutti causalmente interrelati, che si influenzano a vicenda. In linea con questa ultima ipotesi, Shmotkin (2005), nella sua definizione di benessere soggettivo, sottolinea l’aspetto regolatorio e adattativo del benessere. Quest’ultimo sembra essere un sistema dinamico che svolge un ruolo di adattamento; esso costituirebbe un ambiente psicologico favorevole di fronte ad un mondo attualmente o potenzialmente ostile.

In letteratura, in definitiva, non si rintraccia una risposta esaustiva che identifichi la corretta relazione tra coping e benessere e – in particolare – fatta salva l’esistenza di una relazione tra coping e benessere, rimane da chiarire la forza e la consistenza di questa relazione.

 

 

Obiettivo e ipotesi

Sembrerebbe che la relazione tra coping e benessere sia ampiamente sostenuta a livello teorico ma poco a livello empirico. Se accettiamo le posizioni degli autori che sostengono che il coping sia fortemente connesso con l’età del soggetto (Bernzweig, et al., 1993, Field e Prinz, 1997) dobbiamo ridurre il livello di generalizzabilità delle ricerche e degli studi presentati esclusivamente alle popolazioni di soggetti con la stessa età del campione. La condivisione di quest’ultima affermazione comporta – di conseguenza – la necessità di realizzare studi e ricerche che verifichino se e quanto anche in soggetti più giovani il coping e il benessere siano tra loro in relazione. L’importanza di studi che vadano in questa direzione è sollecitato anche da  (Skinner e Edge, 1998) che sottolineano come coping e sviluppo siano fortemente collegati tra loro e che lo studio sul coping non potrà essere completo se non si riconoscerà la relazione tra età e coping.

In particolare, è – a nostro avviso – di interesse esplorare se la relazione proposta da McCrae e Costa (1986) tra coping e benessere sia estendibile anche in soggetti più giovani.

La nostra ipotesi è che anche con degli adolescenti sia possibile registrare una relazione diretta tra coping maturo e benessere e – di contro – inversa tra il coping nevrotico e il benessere. Inoltre, ipotizziamo che soggetti con basso livello di benessere e soggetti con alto livello di benessere differiscano tra loro nei livelli di ricorso alle diverse strategie di coping. Nello specifico la nostra ipotesi è che i soggetti con basso benessere facciano un maggior ricorso a strategie non efficaci di fronteggiamento, come l’evitamento e l’autocritica.

In ultimo, vogliamo esplorare le differenze di genere in relazione alla relazione tra benessere e coping. A nostro avviso è possibile ipotizzare che – anche all’interno delle macro categorie maturo e nevrotico – sia possibile identificare delle differenze, soprattutto legate al genere. La nostra attesa è che maschi e femmine – all’interno di questa relazione – si differenzino, in particolare in relazione alle strategie che producono maggior benessere. Anche sulla base di alcuni studi precedenti ipotizziamo che per i maschi sia il fronteggiamento la strategia di coping in maggiore relazione con il benessere mentre per le femmine sia la ricerca di supporto sociale.

 

 

Metodologia

Partecipanti

Hanno partecipato alla ricerca 428 soggetti di cui il 53.27% femmine (228) e il 46.73%  maschi (200). L’età media dei soggetti è di 17 anni e 1 mese (d.s. 5 mesi). L’età massima è di 19 anni e la minima di 16. Rispetto alla scuola frequentata: il 28.14% proviene da un istituto professionale, il 22.33% da un liceo scientifico, il 21.16% da un istituto Tecnico, il 10.23% da un liceo classico, il 6.74% da un liceo linguistico, il 6.05% da un liceo socio-psico-pedagogico e il 5.35% da un liceo artistico. I partecipanti sono stati reclutati attraverso attività di orientamento – erogate dagli autori – nel corso dell’anno 2005 e 2006.

 

 

Strumenti

Essendo lo scopo della ricerca quello di verificare se le relazioni tra coping e benessere identificate con gli adulti fossero estendibili anche a soggetti più giovani è stato necessario utilizzare degli strumenti di misurazione diversi rispetto allo studio originale. Infatti, in particolare per il benessere gli autori avevano rilevato la soddisfazione di vita ricorrendo ad uno strumento da loro ideato (Costa & McCrae, 1984) in cui la soddisfazione veniva rilevata in relazione a 14 ambiti di vita, tra cui alcuni propri della vita adulta (es. lavoro o vita di coppia). Anche per il coping è stato necessario ricorrere ad uno strumento validato con un target di adolescenti.

Per questi motivi la scelta è ricaduta sulla Satisfaction With Life Scale (Diener et al., 1985) e Io di fronte alle situazioni (Grimaldi, Ghislieri, 2005).

La Satisfaction  with Life Scale (Diener et al., 1985) è costituita da 5 item, con scala likert (a 7 posizioni, da 1= fortemente  in disaccordo a 7 = fortemente  d’accordo), che mirano a valutare il grado di soddisfazione rispetto alla propria vita. L’attendibilità della scala è di α = . 87 (Diener et al., 1985) e la validità concorrente, misurata utilizzando come criterio esterno la Self-Esteem Scale (Rosenberg, 1965) è risultata adeguata (r = . 54). Per ottenere la versione italiana della SWLS è stato utilizzato il metodo della back-translation. Inoltre, lo strumento utilizzato è del tutto simile al risultato dell’adattamento italiano a cura di Di Fabio e Busoni (2009).

Io di fronte alle situazioni (Grimaldi, Ghislieri, 2005) è un questionario costruito da 47 item, con scala likert (a 4 posizioni da 1= mai a 4= sempre), su 18 situazioni relative a 4 differenti ambiti: famiglia, scuola, tempo libero e amicizie.

Lo strumento è suddiviso in 4 scale: Analisi e Valutazione della Situazione (AVS); Autocolpevolizzazione / Autocritica (AA); Ricerca Supporto Sociale (RSS); Evasione / Evitamento (EE).

La prima scala (AVS) fa riferimento ad una strategia di coping centrata sul problema ed implica un’azione sistematica, impegno, ambizione ed industriosità nella soluzione del problema. La seconda scala (AA) si riferisce alla tendenza a non affrontare la situazione, esprimendo sentimenti di inadeguatezza o incapacità. La terza scala (RSS) fa riferimento allo stile di coping caratteristico dei soggetti che tendono a condividere con gli altri (amici o persone qualificate) il proprio problema, al fine di trovare una soluzione. La quarta scala (EE) si riferisce alla tendenza a rifiutare il problema considerando la soluzione come impossibile oppure ad attivare dei comportamenti fisici oppure mentali, sostitutivi o consolatori, di tipo piacevole per la persona stessa. L’attendibilità delle scale dello strumento varia da .61 a .70 (AVS = .67; AA = .70; RSS = .61; EE = .65) e – secondo gli autori – “sono in linea con quanto la letteratura, rispetto alle scale di coping, indica come criteri di affidabilità” (p. 55). La validità concorrente è stata misurata in relazione allo strumento Quanta fiducia ho in me (Nota, Soresi, 2003). Secondo gli autori (Grimaldi, Ghislieri, 2005), le tendenze del quadro correlazionale emerso confermano la bontà dello strumento.

 

Risultati

Correlazioni tra i due costrutti

In primo luogo è stata esplorata la presenza di correlazioni tra le dimensioni in analisi. Nella tabella seguente sono presentate le correlazioni tra il benessere rilevato dalla Satisfaction with life scale e gli stili di coping.

Tabella 1

Correlazioni tra Coping e Satisfaction with life scale

 

Coping Satisfaction with life scale
Totale Maschi Femmine
Analisi e valutazione della situazione .023 .133* .020
Autocolpevolizzazione/Autocritica -.179** -.131* -.212*
Ricerca di Supporto Sociale .130** .053 .236**
Evasione/Esitamento -.127** -.137* -.095*

Correlazioni significative con * p<0.05, ** p<0.01 (2 code)

 

Anche se deboli, sembrano emergere delle correlazioni significative tra il benessere percepito e alcuni stili di coping.  Le due strategie negative di coping (AA e EE) risultano correlare negativamente con il benessere. Anche se con minore significatività questa tendenza è confermata suddividendo il campione per genere. Le femmine presentano una diretta correlazione tra il ricorso alla strategia di ricerca di supporto sociale (RSS) e il livello di benessere mentre i maschi fanno registrare una debole correlazione tra il benessere e le capacità di analisi e valutazione delle situazioni (AVS).

 

Differenze di coping tra soggetti con alto e basso benessere

Per esplorare meglio la relazione tra coping e benessere si è fatto ricorso alla metodologia dei gruppi contrapposti. Dal campione totale dei soggetti sono stati selezionati due sottogruppi di soggetti: a) soggetti con elevato benessere con punteggi totali maggiori di una deviazione standard dalla media del campione; b) soggetti con basso benessere con punteggi di questionario inferiori di una deviazione standard dalla media del campione. I due campioni estratti sono composti rispettivamente da 64 e 60 soggetti.

 

Tabella 2

Composizione dei gruppi

Scala Gruppo Totale Maschi Femmine
Benessere Basso 64 28 36
Alto 60 36 24

 

Il test Chi2 eseguito sulla tabella precedente non evidenzia differenze significative nella composizione dei due gruppi (Chi2 = 3.27; n.s.). Per verificare la presenza di differenze tra questi due gruppi rispetto alle quattro dimensioni di coping misurate dallo strumento è stata condotta un’analisi della varianza multivariata. La MANOVA ha evidenziato l’effetto principale del fattore gruppo per le quattro dimensioni di coping (F(4, 147)=5.84; p<0.001).

 

Tabella 3

Differenze tra i gruppi

Scala Gruppo Media d.s. ANOVA
Analisi e valutazione della situazione Basso 35.09 8.11 F(1, 150) =.30; n.s.
Alto 35.77 6.99
Autocolpevolizzazione/Autocritica Basso 33.22 7.09 F(1, 150)=6.55; p<.05

 

Alto 30.16 7.41
Ricerca di Supporto Sociale Basso 22.78 3.61 F(1, 150) =6.46; p<.05

 

Alto 24.57 4.70
Evasione/Evitamento Basso 26.50 3.70 F(1, 150)=6.65; p<.05

 

Alto 24.57 5.09

 

Come si evince dalla tabella di sintesi (che mostra le statistiche descrittive dei due sottocampioni e i risultati della scomposizione degli effetti univariati), si registrano differenze significative in relazione alle scale di Autocolpevolizzazione/Autocritica, Ricerca di Supporto Sociale e Evasione/Esitamento; mentre non ci sono differenze in relazione alla scala di Analisi e valutazione della situazione. I soggetti con basso punteggio di benessere sembrano fare maggiore ricorso alle strategie di Autocolpevolizzazione/Autocritica ed Evasione/Evitamento e un minore ricorso alla strategia di Ricerca di Supporto Sociale.

 

Differenze di genere e coping

Essendo  le quattro scale di coping correlate tra loro (Grimaldi, Ghislieri, 2005), l’analisi delle correlazioni può nascondere il contributo di ciascuna dimensione nello spiegare la variabilità dei punteggi nella soddisfazione di vita. Per questo scopo è stata realizzata una regressione multipla, effettuata con il metodo standard, utilizzando come predittori gli stili di coping e come variabile criterio la soddisfazione di vita.

Tabella 4

Regressioni multiple della soddisfazione di vita sulle strategie di coping distinti per maschi e femmine

  Maschi Femmine
Beta Std.Err. Beta Std.Err.
Analisi e valutazione della

situazione

.22* .09 -.08 .06
Autocolpevolizzazione/Autocritica -.19* .09 -.18* .07
Ricerca di Supporto Sociale .08 .10 .27* .07
Evasione/Evitamento -.13 .09 -.10 .07
Multiple R = .337 .278
R²= .113 .077
adjusted R²= .097 .058

*p<0,05

Per quanto riguarda i maschi, il coefficiente di regressione multipla risulta significativo [F(4,195)= 4.089, p<0,001]; Contribuiscono alla spiegazione del benessere il ricorso all’analisi e valutazione della situazione e il non ricorso all’Autocolpevolizzazione/Autocritica.

Anche per le femmine il coefficiente di regressione multipla risulta significativo [F(4,223)= 7.155, p<0,001]; Contribuiscono alla spiegazione del benessere la Ricerca di Supporto Sociale e la scarsa Autocolpevolizzazione/Autocritica. L’analisi dell’R² evidenzia però come la relazione tra coping e benessere sia comunque in grado di spiegare solo una quota marginale della varianza del benessere (tra il 10% e il 6%).

 

Discussione

L’ANOVA ha evidenziato come i punteggi nelle scale di coping siano – in più modi – in relazione con i livelli benessere dei soggetti. In particolare il ricorso alle strategie negative di coping (Autocolpevolizzazione/Autocritica e Evasione/Evitamento) sia prerogativa dei soggetti con livelli di benessere più bassi. La tendenza delle correlazioni conferma quanto emerso dall’analisi dei risultati dell’ANOVA; infatti, l’autocritica è la dimensione più legata al benessere.

I risultati della regressione multipla hanno evidenziato un contributo (inverso) – per entrambi i generi da parte dell’autocolpevolizzazione/autocritica. Un eccessivo ricorso alla strategia di autolpevolizzazione/autocritica si dovrebbe accompagnare con minori livelli di benessere. Questa indicazione è confermata anche dal test ANOVA, che ha evidenziato come il maggior benessere sia registrato dai soggetti con punteggi medi  su questa scala.

Il secondo contributo – dei fattori di coping – si differenzia in relazione al genere.  Per i maschi è la strategia di Analisi e Valutazione della Situazione la strategia attiva di soluzione del problema in relazione significativa con il benessere mentre per le femmine è la strategia di Ricerca di Supporto Sociale.

 

Conclusioni

I risultati delle analisi si prestano ad almeno due considerazioni. In primo luogo sembra confermata l’ipotesi di una relazione tra coping e benessere, anche se l’analisi del peso di questa relazione indica un ruolo non centrale del coping nella determinazione del benessere.

In secondo luogo, se l’Autocolpevolizzazione/Autocritica (AA) sembra essere inversamente legata al benessere per entrambi i generi, esisterebbe invece una relazione differente tra stile di fronteggiamento e benessere, strettamente associata alla variabile di genere: per i maschi, il benessere/soddisfazione rispetto alla propria vita sembra essere legato ad uno stile di coping attivo ed individuale – quale l’Analisi e Valutazione della Situazione (AVS); per le femmine, diversamente dai maschi, l’utilizzo della Ricerca del Supporto Sociale (RSS), quindi una strategia con una forte dimensione sociale e collettiva, sembra collegata ad una migliore condizione di benessere percepito. In qualche modo, riflettere troppo sulle proprie scelte – cedere cioè alla tentazione dell’autocolpevolizzazione – sembrerebbe avere effetti negativi sul proprio benessere.

Questi risultati sembrano essere in linea con gli studi presentati in premessa; l’Autocolpevolizzazione/Autocritica sembra affine al “neurotic coping”di  McCrae e Costa (1986) mentre il “mature coping” – perlomeno per gli adolescenti – sembra essere profondamente diverso sulla base del genere.

In relazione alla proposta di Filipp e Klauer (1991) di classificare le strategie di coping sulla base dell’impatto che hanno sul benessere, i nostri risultati conducono ad considerazione significativa: questa classificazione deve – necessariamente – tenere conto di due dimensioni che sembrano essere fortemente legate alle strategie di coping, ovvero il genere e l’età dei soggetti.

 

Limiti

L’analisi dell’R² evidenzia come la relazione tra coping e benessere sia comunque in grado di spiegare solo una quota marginale della varianza; compresa tra il 6% e il 10%. A nostro avviso, questo risultato poco soddisfacente è in larga parte riconducibile agli strumenti utilizzati.

La Satisfaction With Life Scale può fornire solo una misurazione parziale del complesso e multidimensionale costrutto del benessere, mentre lo strumento Io di fronte alle situazioni nella fase di campo, ha fatto registrare degli indici di affidabilità più bassi rispetto a quanto indicato dagli autori. Infatti, mentre l’attesa era per indici compresi tra .61 e .70 l’analisi dell’Alpha di Cronbach ha evidenziato valori – per le quattro scale – tra .51 e .60. Un livello di affidabilità non proprio soddisfacente e che potrebbe aver influito sulle analisi statistiche realizzate. È doveroso evidenziare come lo strumento presenti delle assegnazioni ambigue degli item alle diverse scale e questo potrebbe essere alla base dei bassi livelli di attendibilità. Ad esempio l’item 44: “L’insegnante riconsegna il compito in classe: hai preso un voto decisamente più basso rispetto alle tue aspettative. Cosa faresti? Inizierei a confrontare i voti dei compagni” è attribuito alla scala di Evasione/Evitamento mentre potrebbe essere più probabilmente riconducibile ad una strategia di Ricerca di Supporto Sociale.

Sempre in relazione allo strumento Io di fronte alle situazioni , l’emergere di differenze di genere così consistenti, dovrebbe far riflettere su un aspetto metodologico, ossia se gli strumenti per la rilevazione degli stili di coping, così sensibili nel rilevare differenze di genere nei punteggi tra maschi e femmine, non risentano anche di profonde differenze strutturali.  L’utilizzo di uno strumento per la misurazione del coping come “Io di fronte alle situazioni” che (oltre a presentare dei livelli di attendibilità non proprio robusti) non sembra aver affrontato nelle sue fasi di costruzione, un’attenta analisi circa eventuali differenze nella struttura fattoriale proprio tra maschi e femmine.

 

Sviluppi

Lo sviluppo della ricerca sarà duplice, da una parte riteniamo necessario replicare lo studio attraverso l’utilizzo di un set di strumenti più appropriato allo scopo, tentando – per quanto possibile – di utilizzare anche indici e criteri qualitativi per la misurazione sia delle strategie di coping sia del benessere. Dall’altra riteniamo utile avviare una serie di approfonditi studi che siano in grado di fornire ulteriori indicazioni circa le differenze di genere in relazione agli stili di coping.

 

Applicazioni

Come evidenziato da un recente studio (Fiz Perèz e Laudadio, 2008) lo stress non sembrerebbe essere più una dimensione riguardante esclusivamente gli adulti. Dallo studio – realizzato su un campione di adolescenti – sembrerebbe emergere che ben il 38% del campione si definisce stressato riferendo come cause: il poco tempo a disposizione (31%) e il numero eccessivo di impegni (23%). Quasi la totalità dei soggetti identifica nella scuola (48%), nella famiglia (21%) e nelle relazioni sentimentali (8%) le principali fonti di stress, dall’analisi delle risposte aperte emerge chiaramente come siano soprattutto le aspettative familiari e scolastiche a rappresentare una fonte di stress (anche se in modo significativamente maggiore per le femmine rispetto ai maschi).

In questa prospettiva, appare strategico intervenire per dotare, anche gli adolescenti, di appropriate strategie di coping per ridurre in modo efficace il livello di stress percepito.

Qualora anche altri studi confermassero i risultati da noi registrati, i due generi convergerebbero solo nel ritenere negativa per il proprio benessere l’Autocritica eccessiva e l’Autocolpevolizzazione, mentre sarebbero tra loro molto diversi in relazione alle strategie di salvaguardia del proprio benessere.

Mentre per i maschi la strategia elettiva per fronteggiare lo stress è essenzialmente individuale, per le femmine è primariamente sociale.

Questi risultati potrebbero indurre anche ad una diversa rappresentazione, da parte dei due generi del processo di counseling e – più in generale – dei processi di supporto nei momenti di transizione o problematici.

In tale prospettiva, sarebbe opportuno riflettere se e come – all’interno del counseling orientativo – sia opportuno promuovere lo sviluppo della strategia di fronteggiamento individuali per entrambi i generi anche quando sembrerebbe più urgente – almeno per le femmine – promuovere lo sviluppo delle strategie di fronteggiamento sociali.

 

Bibliografia

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ABSTRACT

Stress in adolescents. What differences are there according to gender?

 

Coping strategies are usually referred to as linked to the concept of  psychological well-being, although no empirical data have yet confirmed such a link. The present study aims at analysing such a relation in adolescents. Two different measuring instruments to assess the adolescents’ coping strategies and well-being level were submitted to a sample of 428 students of the upper secondary school. The multiple regression results show that self- criticism strategy is negatively associated with well-being. Final results have confirmed the initial hypothesis of the existence of a strict relation between coping strategies and well-being and also seem to suppose the use of different  behavioural patterns according to gender.

 

 

Keywords: Coping, well-being, adolescents.

Autore per la corrispondenza: M. D’Alessio Tel + 39 06 44427672

Indirizzo e-mail: maria.dalessio@uniroma1.it

Facoltà di Psicologia 1 – Università “La Sapienza” di Roma.

Via dei Marsi, 78; 00184 Roma, Italia.

[1] Il coping “proattivo” avrebbe effetti benefici sull’individuo, limitando i livelli di stress della persona e fornendo una gamma maggiore di opzioni disponibili per fronteggiare la situazione, e facilitando la conservazione di tempo ed energia.

[2] Non sarebbe invece confermata un’influenza di mediazione del coping, ovvero una capacità interattiva, come si sosteneva inizialmente in riferimento al modello. Tuttavia, anche se gli esiti della ricerca non siano del tutto coerenti con il modello teorico formulato, in ogni caso viene sottolineato come le strategie di coping giochino un ruolo fondamentale nel determinare il benessere fisico e psicologico di un individuo che affronta una situazione negativa o stressante.